La migrazione degli abitanti di Paesi africani è uno dei temi che negli ultimi anni hanno attirato maggiormente l’attenzione del pubblico (e della politica) del continente europeo. Descritto in diverse occasioni come un flusso unidirezionale di persone che dall’Africa si dirigono verso i paesi dell’Europa, è in realtà un fenomeno più complesso.
Secondo i dati del Dipartimento per gli affari economici e sociali delle Nazioni Unite (UN/DESA), l’Africa è il terzo continente al mondo per numero di migranti nel 2015, dopo l’Asia con circa 99 milioni di migranti e l’Europa con circa 60 milioni (Figura 1). Dei 37 milioni di migranti africani del 2015, quasi la metà è composta da migranti regionali: si tratta di cittadini di stati africani che si trasferiscono in un altro stato africano.

Se la migrazione africana verso altri continenti è aumentata sensibilmente a partire dal 2010 - tanto che nel 2015 l’Europa ospitava 9 milioni di migranti africani, l’Asia 4 milioni e l’America settentrionale 2 milioni - la migrazione intra-africana vede coinvolti flussi di popolazione ragguardevoli fin dagli anni 90 (Figura 2). Si tratta pertanto, in questo secondo caso, di un fenomeno che non può essere analizzato soltanto attraverso il paradigma della crisi umanitaria temporanea – come spesso avviene oggi per la migrazione verso l’Europa – ma che nel caso dei flussi intra-africani sta assumendo un carattere di persistenza che va oltre le congiunture recenti di alcuni Paesi africani.
In accordo con questi dati, l’analisi di quali siano i “corridoi” di migrazione più utilizzati dai migranti africani restituisce un’immagine di parità tra i percorsi diretti fuori dall’Africa e quelli che non escono dal continente. Dei primi 20 corridoi di migrazione che coinvolgono paesi africani, 11 terminano in un paese africano, 5 in un paese europeo e 4 negli stati arabi del Golfo. Al primo posto c’è il corridoio Algeria-Francia (extra-africano), che nel 2015 è stato percorso da circa 1,4 milioni di persone, seguito a ruota da Burkina Faso-Costa d’Avorio (intra-africano), circa 1,3 milioni di persone. Il primo corridoio che coinvolge il nostro paese, Marocco-Italia, arriva in quindicesima posizione con 425.000 persone (Figura 3).

Quali sono le cause della migrazione intra-africana?
Guerre e instabilità politica giocano sicuramente un ruolo importante in diverse aree del continente, con paesi che si distinguono per l’alto numero di cittadini che emigrano e di cittadini ospitati provenienti da altri paesi (Figura 4).
Nel 2016 dal Sud Sudan è partito il maggior numero di rifugiati del continente, il terzo più alto al mondo (circa 1,4 milioni), per la maggior parte ospitati da Uganda ed Etiopia. La Somalia ha prodotto il secondo maggior numero di rifugiati in Africa (circa 1,2 milioni), per la maggior parte ospitati in Etiopia e Kenya. Il Sudan è un caso paradigmatico: secondo i dati dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) riportati da International Organization on Migration, alla fine del 2016 dal Sudan partivano circa 650.000 rifugiati, ospitati per la maggior parte dai vicini Ciad e Sud Sudan. Allo stesso tempo il Sudan contava circa 2 milioni di cittadini locali sfollati e ospitava più di 400.000 rifugiati provenienti… dal Sud Sudan stesso.
Analoga situazione presentava nel 2016 la Repubblica Democratica del Congo, da cui sono partiti quasi 540.000 rifugiati, ma dove si contavano 4 milioni di sfollati e risiedevano più di 450.000 rifugiati di altri Paesi.
I Paesi del Nord Africa, sebbene rappresentino per la maggior parte dei migranti un’area di transito verso l’Europa e gli stati del Golfo, ospitano a loro volta un importante numero di migranti e rifugiati africani. Nel 2015 la Libia ospitava 770.000 migranti internazionali, tra cui 38.000 rifugiati, mentre l’Egitto ospitava 491.000 migranti, di cui 210.000 rifugiati provenienti soprattutto da Siria, Territori palestinesi e diversi Paesi dell’Africa. L’Algeria alla fine del 2016 contava più di 90.000 rifugiati.

Una seconda causa di migrazione in Africa esula dal contesto geopolitico: sono i cambiamenti climatici. Le precipitazioni nel Sahel – una regione semi-arida che tocca Senegal, Mauritana, Mali, Burkina Faso, Niger, Nigeria, Ciad e Sudan – stanno lentamente aumentando, in maniera tuttavia variabile, tanto da provocare non di rado situazioni alternativamente di siccità o di grandi piogge. Allo stesso tempo, la crescita della popolazione dei paesi dell’area ha portato all’intensificazione delle coltivazioni, alla deforestazione, al pascolo eccessivo, impoverendo così il terreno e creando pericoli di insicurezza alimentare.
Nel giugno del 2016, secondo i dati di International Organization on Migration (IOM), 4,6 milioni di persone vivevano in condizioni di insicurezza alimentare nel bacino del Lago Ciad, il cui volume è diminuito del 90% negli ultimi 40 anni a causa della frequente siccità e dell’aumento della sottrazione di acqua per l’irrigazione. Un’esondazione nel 2016 ha creato 300.000 sfollati in Etiopia, 40.000 in Kenya, 70.000 in Somalia, oltre ad alcune migliaia in Tanzania e Madagascar. Per molte persone, la fuga da queste situazioni diventa forse l'unica via di salvezza.
Le migrazioni in Africa avvengono anche grazie all’esistenza di accordi internazionali che permettono il movimento delle persone. È il caso dei paesi che fanno parte della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECOWAS), i cui cittadini si possono muovere senza bisogno del visto. In Africa occidentale le migrazioni intra ECOWAS sono spesso di tipo lavorativo - stagionale, temporaneo e permanente – e vedono forti flussi da Niger e Mali verso le città costiere del Ghana e della Costa d’Avorio.
Anche a livello continentale la mobilità lavorativa è un importante fattore della migrazione regionale: i migranti per lavoro infatti rappresentano la metà (8,3 milioni nel 2015) dei migranti intra-africani.
Secondo i dati riportati dalla Commissione dell’Unione Africana, la popolazione africana è cresciuta da 991,2 milioni nel 2008 a 1,2 miliardi nel 2014 (UN/DESA per lo stesso anno parla di una popolazione di poco superiore a 1,1 miliardi). Di conseguenza la fascia di popolazione in età lavorativa (dai 15 anni in su) nello stesso periodo è cresciuta da 581,2 milioni a 716,1 milioni. I paesi appartenenti alle organizzazioni regionali CEN-SAD - Community of Sahel-Saharan States ed ECOWAS (Figura 5) registrano il maggior numero di abitanti in età lavorativa, rispettivamente di 313,5 milioni e 221,9 milioni di persone nel 2014. Queste stesse comunità di paesi sono quelle che in Africa ricevono più migranti internazionali: 7,6 milioni la CEN-SAD e 7,1 milioni la ECOWAS.

Il Sudafrica è un tradizionale Paese di migrazione intra-africana, verso cui si spostano soprattutto cittadini di Malawi, Lesotho, Zimbabwe e Swaziland per lavorare nel settore minerario e non solo. Il numero di migranti presenti in Sudafrica è cresciuto da 1,9 milioni nel 2010 a 3,1 milioni nel 2015, rendendo il paese la prima meta in Africa per numero di migranti internazionali - africani e non africani - per lavoro. Considerando invece i soli migranti provenienti dall’Africa, il Sudafrica è la seconda meta dopo la Costa d’Avorio. Seguono poi Uganda, Etiopia e Nigeria. (Figura 6).
Anche le industrie minerarie e petrolifere del Gabon attirano lavoratori continentali, soprattutto dall’Africa centrale: nel 2015 il Gabon è il paese africano con la proporzione di migranti più alta (16%) nei confronti dei cittadini locali. La Costa d’Avorio è il secondo paese africano per numero di migranti in ingresso (2,1 milioni nel 2015, 10% della popolazione), seguito dalla Nigeria con 1,1 milioni di persone: un numero che tuttavia ha un impatto risibile se proporzionato con la numerosa (circa 190 milioni) popolazione locale.

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