L’11 settembre 2001, l’attentato alle Torri Gemelle di New York in poche ore cambiò il concetto di sicurezza di tutto il mondo: l’azione di un gruppo di terroristi aderenti ad al-Qaeda riscrisse abitudini, comportamenti, procedure dal livello individuale a quello della politica internazionale.
Dal gennaio 2020 fino ad oggi, la diffusione pandemica di covid-19, ha dato il via a una nuova, assai più profonda, modificazione.
Le conseguenze non si limitano ai soli effetti diretti, ma riguardano soprattutto le vulnerabilità emerse in una società che si riteneva invulnerabile e inattaccabile grazie alla sua eccellenza tecnologica

I costi umani, economici (Figura 1) e sociali non saranno solo quelli che tristemente si contabilizzano in questi giorni. Anche in presenza di un vaccino per lo specifico virus, la nuova percezione delle pandemie sta portando le società e gli stati a mutare radicalmente non solo le abitudini sociali, ma anche la struttura economica, recuperando uno spazio considerevole per l’intervento pubblico. Ne deriveranno anche futuri equilibri internazionali per convivere con il rischio derivante da contagi di ritorno - o da nuovi virus ad alta velocità di trasmissione.
Che quest’approccio sia inevitabile è evidenziato dal fatto che negli ultimi sedici anni l’umanità ha conosciuto due epidemie altamente letali e una pandemia la quale, solo per le misure di contenimento e distanziamento sociale, ha provocato a livello mondiale l’arresto o la fortissima riduzione della produzione e della domanda di un’amplissima gamma di beni e di servizi, con ricadute finanziarie violentissime: l’indice Dow Jones della Borsa di New York, ha perso, nei primi tre mesi dell’anno, oltre il 23 per cento del suo valore, il dato peggiore nei suoi 124 anni di storia.

Proprio per questo, non solo si dovranno rivedere le forme di socialità, ma anche quelle dell’economia, dalle filiere del turismo, a quelle dei trasporti, del tempo libero, della cultura, della salute e via discorrendo, fino a quelle della finanza. Tutti questi settori dovranno essere “rifinanziati” così come si sta cominciando a “rifinanziare” le famiglie con i redditi più bassi, maggiormente colpite dal collasso economico. Uno degli handicap per la ripresa potrebbe essere l’eccessivo indebitamento delle imprese dovuto alla politica dei bassi tassi di interesse degli ultimi anni. È l‘inizio di quella che Gideon Lichfield, direttore della MIT Technology Review, ha definito, in un recente articolo come l’”economia dei chiusi dentro”, ovvero la shut-in economy. Meglio però essere “chiusi dentro”, con una serie di servizi più o meno pubblici assicurati e di movimenti abbastanza liberi che essere chiusi fuori
Anche lavori e attività che sono stati meno esposti direttamente agli effetti della chiusura ne usciranno con profonde trasformazioni organiche e strutturali dovute alla rapidissima estensione del telelavoro, all’uso delle video conferenze da casa, delle future reti 5G e a tutte le nuove possibilità tecnologiche che permetteranno di raggiungere gli stessi risultati ottimizzando le risorse aziendali.


Analogamente al settore dei servizi, anche l’industria manifatturiera apprende da questo periodo di distanziamento sociale un’importante lezione. Se da un lato alcuni analisti vedono i vantaggi della delocalizzazione infrangersi di fronte alla pandemia con i lavoratori rimasti a casa per rischio contagio, dall’altro sono l’ulteriore sviluppo dell’industria 4.0 e l’Intelligenza Artificiale che potrebbero riscattare le nazioni più ricche a cui è venuto meno, negli anni, il vantaggio economico della propria forza lavoro.
Anche se la manodopera è ancora necessaria per molte fasi della produzione, l’automazione spinta delle filiere produttive (Figura 2 e Figura 3), permette alle aziende di operare con linee robotizzate anche in paesi dove il costo della manodopera è maggiore con il vantaggio di avere garanzie infrastrutturali e facilitazioni tecnologiche. I sistemi ciber-fisici, cioè i sistemi fisici connessi con i sistemi informatici e che possono interagire tra loro, sono immuni da pandemie e shock produttivi causati dall’indisponibilità della forza lavoro umana (Figura 4).

La crisi nella produzione di beni dovuta al coronavirus accelererà lo step successivo che, anche se in poche realtà industriali (industrie 5.0), è già realtà. L’interazione uomo-macchina, grazie alla realtà aumentata e all’intelligenza artificiale e ai cobot (acronimo che sta per collaborative robotFigura 5 e Figura 6), nello stesso spazio di lavoro permetterà un incremento di produttività, qualità e, in definitiva, competitività aziendale.
Tutti gli stati subiranno conseguenze economiche negative del covid-19, nessuno escluso. Saranno la gestione e lo sviluppo del post pandemia a fare la differenza. La vera sfida sarà su chi si attrezzerà prima e meglio, tecnicamente e normativamente, e fornirà alle imprese strumenti (Figura 7) e infrastrutture per realizzare un futuro che la pandemia ha già scritto.
Il sostegno statale e dei soggetti internazionali sarà fondamentale per agevolare questo tipo di sviluppo. È certo che nessuna impresa da sola potrà affrontare una fase di stagnazione come quella che si preannuncia a livello mondiale e, successivamente, investimenti così radicali.
Gli scenari di ripresa economica (Figura 8) ipotizzati dagli analisti più pessimisti inseguono lo “schema a L”: l’economia mondiale, dopo il crollo, si attesterà per lungo tempo ai bassi livelli raggiunti, Altri ipotizzano invece uno schema di crisi a U o a V, dove si prevede un periodo di stagnazione più breve confidando in un rimbalzo, più o meno importante, grazie alla domanda dei consumatori sostenuta dalla crescita dei debiti pubblici. Questi repentini rinnovamenti della governance globale e dei meccanismi di cooperazione internazionale, così come dopo una guerra, potranno anticipare un nuovo quadro di leadership mondiale, ancora tutto da determinare

La corsa al vaccino sarà un importantissimo strumento del soft power per la nazione che proporrà per prima uno strumento di cura efficace, così come gli aiuti e le donazioni sanitarie possono cambiare, in questo contesto, la visione della narrazione geopolitica tra gli stati e con essi le future alleanze.
Anche in tempi di distanziamento sociale, il controllo lo avrà la nazione che detiene le conoscenze tecnologiche e le strutture per raggiungere l’obiettivo dell’aumento di potere economico. Insomma, gli equilibri mondiali saranno ancora riscritti secondo la più classica grammatica della politica internazionale, intrinsecamente conflittuale e dominata dai problemi di sicurezza.

Commenti