La Commissione Europea ha presentato il 1 giugno 2018 alcune proposte legislative in tema di politica agricola comune (PAC) per il periodo che va dal 2021 al 2027, suscitando una forte discussione tra gli addetti ai lavori di tutto il continente.
Per meglio comprendere l'entità della questione, è bene ricordare che la PAC, gestita e finanziata a livello europeo, assorbe per il periodo 2014-2020 il 37,72% del budget dell'UE (Figura 1). Le sue azioni riguardano in primo luogo la fornitura di supporto economico (pagamenti diretti) alle aziende agricole che operano nel rispetto dell'ambiente e forniscono beni pubblici (ad esempio, la cura del paesaggio) non normalmente remunerati dal mercato; in secondo luogo tramite la PAC l'Unione Europea può intervenire sia in situazioni difficili di mercato (come il crollo improvviso della domanda), che attraverso programmi nazionali o regionali rivolti a necessità specifiche delle singole aree.

Nell'Unione Europea le imprese agricole sono circa 11 milioni, danno lavoro a più di 22 milioni di cittadini e nel 2016 hanno prodotto una ricchezza pari a 405 miliardi di euro.
I dati Eurostat dicono che nel 2016 la Francia è il maggior produttore agricolo nell'Unione Europea (70,3 miliardi di Euro, il 17,4% del totale dei 28 paesi). L'Italia è seconda con 53,4 miliardi di euro, il 13,2% del totale, seguita a sua volta da Germania (52,9 miliardi) e Spagna (46,8 miliardi): da soli questi quattro paesi producono insieme il 55% della ricchezza agricola dell'Unione Europea (Figura 2).
Un importante fattore del sistema agricolo europeo riguarda la forza lavoro: i dati della Farm Structure Survey del 2013 di Eurostat dicono che di circa 22 milioni di lavoratori regolari nell'agricoltura nell'Europa dei 28, solo il 16,4% lavora in fattoria a tempo pieno, mentre il 76,4% di questa forza lavoro è familiare: in dettaglio, il 44,1% è composto dai proprietari dei terreni e il 32,4% è composto da membri della loro famiglia.


Nel 2017 i 28 paesi dell'Unione hanno esportato extra UE prodotti agricoli per un valore di quasi 138 miliardi di euro (il 7,3% delle esportazioni totali), mentre gli stessi prodotti agricoli hanno generato un flusso di esportazioni interne all'UE di 370 miliardi di euro.
Le esportazioni dell'Italia nel 2018 hanno un andamento ambivalente (Figura 3). I dati della Confederazione Italiana Agricoltori parlano di un aumento delle esportazioni agroalimentari del 3% nei primi sei mesi del 2018 rispetto allo stesso periodo del 2017, per un valore totale di 23,7 miliardi di euro. Le esportazioni di prodotti agricoli, tuttavia, hanno visto un calo del 3% rispetto al 2017. Il 66% delle esportazioni agroalimentari italiane è diretto verso paesi dell'Unione Europea, per un valore di 15,7 miliardi di euro: la Germania è il primo destinatario, con 4,1 miliardi di euro, seguita dalla Francia, con 2,7 miliardi di euro. Seguono poi gli Stati Uniti con un valore di 2,3 miliardi di euro e il Regno Unito, con circa 2 miliardi di euro. Tra gli altri mercati rilevanti figurano la Svizzera (900 milioni di euro) e il Giappone (700 milioni di euro).
Nel 2017 l'UE ha supportato le imprese agricole attraverso la PAC per un totale di 58,8 miliardi di euro (Figura 4), di cui 41,5 miliardi sono andati per pagamenti diretti, 14,3 miliardi per progetti di sviluppo rurale e 3 miliardi per misure di mercato. L'Italia è il quarto beneficiario in Europa con 5,9 miliardi euro, preceduta da Francia (9,67 miliardi di euro), Spagna (6,8 miliardi) e Germania (6,4 miliardi).

È interessante confrontare questi dati con quelli raccolti dalla rivista britannica economicsonline.co.uk che, basandosi su statistiche della Commissione Europea, ha calcolato che nel 2014 i maggiori contribuenti della PAC sono stati Francia (8,5 miliardi di euro), Germania (6,1 miliardi), Italia (5,5 miliardi), Polonia (5 miliardi) e Regno Unito (3,9 miliardi).
Bastano questi pochi numeri per capire perché le proposte di legge presentate dalla Commissione Europea nell'ambito della Politica Agricola Comune per il periodo 2021-2027 abbiano suscitato un'intensa discussione tra gli addetti ai lavori.
Ad esempio Slowfood, che segnala come negli ultimi decenni il numero di fattorie e di operatori del settore in Europa sia calato drasticamente e che la forte enfasi data alla produttività delle aziende agricole abbia portato alla diffusione dell'agricoltura intensiva e a un uso diffuso di prodotti chimici, a detrimento della biodiversità e con un impatto negativo nella fertilità dei suoli e verso l'ambiente.
In questo contesto, l’idea di delegare agli Stati membri la discussione sulla PAC, contenuta nella proposte per il 2021-2027, andrebbe a minare una visione d'insieme delle politiche agricole dell'UE che secondo Slowfood è in questo momento massimamente necessaria per lo sviluppo di un'agricoltura sostenibile.
È giusto ricordare tuttavia che i dati Eurostat sulla crescita delle aree con coltivazioni biologiche tra il 2012 e il 2016 sembrano contrastare queste affermazioni (Figura 5).

Altre critiche sono giunte dal mondo agricolo, come quella espressa da Jannes Maes, Presidente di European Council of Young Farmers (CEJA), che riferendosi alla riduzione del budget del 5% per le politiche agricole prevista nelle proposte 2021-2027, accusa l'Unione Europea di voler dare maggiore priorità a temi quali la difesa e le migrazioni. Maes ricorda che recentemente 6 stati membri hanno firmato un memorandum per esprimere la necessità di aumentare il budget della PAC.
Una risposta è giunta in occasione di Terra Madre/Salone del Gusto di Torino (autunno 2018) da parte di Angelo Innamorati, DG Agricoltura e sviluppo rurale della Commissione Europea, che ha spiegato come alcuni fattori di contesto, quali l'imminente uscita del Regno Unito dall'UE che porterà a una perdita di 12 miliardi di euro di contributi all'anno, hanno imposto una pesante revisione dei meccanismi della PAC.
In questo dibattito non mancano le proposte, come quella elaborata dallo International Panel of Experts on Sustainable Food Systems (IPES-Food), che sta elaborando dal 2016 una proposta di Common Food Policy (CFP) per l'Unione Europea, che coinvolge i diversi settori (Agricoltura, commercio, ambiente, salute..) e i diversi livelli di politiche (Europee, nazionali, locali) che governano il sistema-cibo, per identificare priorità generali di riforma e ricondurle sotto azioni multisettoriali condivise.
Non possiamo inoltre dimenticare che a maggio 2019 si terranno le elezioni europee e si dovrà dunque tener conto di eventuali cambiamenti nel peso dei gruppi politici esistenti e dei nuovi scenari che si apriranno.

Commenti