Sono più di 450 i milioni di dollari incassati nel novembre del 2017 a seguito un’estenuante contrattazione per la vendita più alta di tutta la storia del mercato dell’arte: quella del Salvator Mundi di Leonardo Da Vinci. Qualche mese dopo, a maggio 2018, il Nu couché (sur le côté gauche) di Amedeo Modigliani è stato invece acquistato per 157 milioni di dollari.
La sensazione, dopo aver analizzato tali cifre, è quella di un mercato dell’arte sempre più polarizzato verso l’alto, un mercato che tende a ridurre le opportunità di negoziazione per molti potenziali acquirenti che, pur avendo ingenti patrimoni, sono tuttavia meno ricchi di una ridottissima minoranza di milionari “over the top”. I prezzi raggiunti in queste due aste ben rappresentano dunque lo stato dell’economia dell’arte mondiale dove i crescenti prezzi riflettono il sempre maggiore aumento della disuguaglianza tra le varie economie sviluppate.

Come si può vedere in Figura 1, quasi la metà dei milionari risiede negli Stati Uniti, nazione che stacca di molto tutte le altre ed è seguita a grande distanza da Giappone, Cina e Regno Unito. Inoltre, secondo l’ultimo rapporto di Art Basel e UBS, l’aumento della ricchezza mondiale in questi anni (2000-2017) e l’incremento di prezzi e vendite all’interno del mercato dell’arte hanno fatto sì che la crescita di quest’ultimo eguagliasse il tasso di crescita dell’economia globale, al punto che alcuni dipinti sono così famosi da poter raggiungere prezzi vertiginosamente alti anche in periodi di crisi economica.
Sebbene gli esperti sostengano che raramente le opere migliori vengono messe in vendita, la domanda è tuttavia in forte aumento, dal momento che i ricchi compratori cinesi competono con finanzieri e sceicchi sauditi, soprattutto perché il possesso di opere d’arte viene percepito come uno status symbol che conferisce prestigio e popolarità.
Questi aspetti sembrerebbero rendere l'arte raffinata una vittoria certa per i ricchi investitori che vendono tele come se fossero azioni e manufatti come obbligazioni, ma il mercato ha più volte deluso questa fragile aspettativa di sicurezza, come accadde ad esempio all’economia giapponese, che precipitò nel giro di un anno a causa dello scoppio di un boom di proprietà insostenibile dopo il 1990, anno in cui gli acquirenti giapponesi acquistarono la metà di tutte le opere d’arte impressioniste disponibili sul mercato.

Dopo due anni di incertezza e di decrescita, il mercato dell’arte ha preso una svolta a livello globale nel 2017, tornando finalmente a crescere in tutte le sottocategorie.
In Figura 2 si può infatti notare come dopo il picco negativo del 2009, calo giustificato dalla forte crisi economica di quell’anno, specialmente negli Stati Uniti dove risiedono molti collezionisti, l’andamento del mercato globale dell’arte sia stato altalenante. Il Regno Unito, nonostante l’imminente Brexit, sembra non aver subito colpi a causa della situazione di incertezza politico-economica. La maggior parte del mercato dell'arte di questo Paese è infatti dominata dalle vendite ad acquirenti al di fuori dell'UE, e inoltre l’uscita dal Vecchio Continente consentirebbe di abbassare l’IVA sull’importazione e di abolire i diritti di rivendita e varie direttive imposte dall’Europa, favorendo una maggiore competitività  internazionale.
I guadagni del 2017 derivano per la maggior parte dai patrimoni di quelli definiti in precedenza come milionari “over the top”. A dimostrazione di ciò, grazie ai dati riportati dal The Art Market 2018, si può notare come le vendite dirette con cifre inferiori o uguali ai 500 mila dollari siano diminuite del 4% mentre sia notevolmente cresciuto il numero di vendite di opere con prezzi uguali o superiori ai 50 milioni di dollari.
Non c’è dunque da stupirsi se i Paesi con il maggiore numero di acquirenti coincidono con quelli in cui vi sono più miliardari (Figura 3 e Figura 4). A proposito di questo fenomeno di polarizzazione, Clare McAndrew, prestigiosa economista del mondo dell'arte e redattrice proprio del The Art Market 2018, ha più volte espresso la propria preoccupazione durante alcune interviste: “la differenza di risultati è una fonte di preoccupazione, soprattutto perché la maggior parte dell’occupazione e degli investimenti minori si trovano nelle moltissime imprese che non fanno parte del segmento top. Per massimizzare l’impatto economico, il mercato deve funzionare bene a tutti i livelli”.

Grazie all’istogramma rappresentato in Figura 5, si può vedere come, per quanto concerne i settori in cui si sono verificate le vendite, il maggior numero di acquisti è stato fatto nel segmento dell’arte moderna a cui segue quello dell’arte contemporanea. A circa mezzo milione di dollari di distanza possiamo invece trovare le opere degli Impressionisti, degli autori del diciannovesimo secolo, i pre-Moderni e i cosiddetti “Old Masters”, ovvero artisti molto famosi e apprezzati nell’Europa dell’epoca precedente all’800; infine, in ultima posizione tra i vari settori, si trova quello delle antichità e dell’arte decorativa.
Anche il mercato asiatico, attualmente molto dinamico e destinato ad ampliarsi nel breve periodo, mostra un crescente interesse nei confronti degli artisti occidentali, specialmente nell’ambito dell’arte contemporanea, come dimostrano i dati di vendita delle case d’asta. Il concetto di esposizione d’arte ha iniziato a diffondersi in Asia e questi eventi rappresentano un importante strumento e un’occasione di comunicazione culturale.
In Cina sono le aste a guidare il mercato dell’arte, mercato che in un anno, tra il 2016 e il 2017, è cresciuto del 14%, mentre al contrario il settore delle gallerie è ancora in via di sviluppo. Si può infatti dire che in Cina gli artisti “debbano ancora imparare” a familiarizzare con il mondo delle gallerie e le sue regole, dal momento che la maggior parte di loro interagisce direttamente con le case d’asta.
Se da un lato l’Oriente deve ancora familiarizzare con le gallerie d’arte, dall’altro in Occidente queste stanno lentamente diminuendo: in base al rapporto di Art Basel e UBS, nel 2017 vi sono state infatti più chiusure che aperture di gallerie, dato in linea con l’andamento di questi ultimi dieci anni. Come si può vedere in Figura 6, tra 2007 e il 2017, il numero di aperture di nuove gallerie è notevolmente e progressivamente diminuito e questo calo è stimato da Art Basel e UBS essere pari all’87%. Si registra inoltre una sempre più forte polarizzazione in questo settore in quanto le piccole-medie attività sono costrette a chiudere e a lasciare spazio alle gallerie più grandi.

È in questo scenario che si inserisce la crescita, pari al 72% nei soli ultimi cinque anni, del mercato online. Il mercato online ha infatti rappresentato lo strumento fondamentale per riuscire a raggiungere il 45% dei compratori, stabilendo così il suo record di 5,4 miliardi di dollari, cifra corrispondente circa all’8% del mercato globale.
Dal 2007 a oggi vi sono stati più cambiamenti nel mercato dell’arte che negli ultimi cento anni: sono infatti comparsi sulla scena globale nuovi mercati, come ad esempio quello cinese, e nuovi investitori come i finanzieri e gli sceicchi sauditi, senza contare che, grazie all’e-commerce, ora prestigiose tele e manufatti sono a portata di click. Per ragioni che possono spaziare dall’amore per l’arte in quanto tale, all’investimento di capitali e allo status symbol, il mercato dell’arte dimostra di essere dinamico e all’avanguardia.

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