Nonostante i nuovi casi di Covid-19, in questi giorni di fine ottobre 2020, siano in calo da qualche settimana, il Brasile (Figura 1) resta il terzo Paese al mondo per numero di contagi e il secondo per decessi. Lo stesso Presidente Jair Bolsonaro è risultato positivo nel mese di luglio, guarendo dopo circa 20 giorni. Almeno così sembra, perché alcuni sospettano che la malattia del Presidente sia stata studiata a tavolino per consentirgli di minimizzare gli effetti del Covid e crescere in popolarità.
Il Presidente ha mantenuto un atteggiamento contrario alle indicazioni sanitarie, tanto da provocargli una denuncia dai professionisti della sanità per crimini contro l'umanità e genocidio presentata alla Corte penale internazionale dell'Aja.

L’atteggiamento negazionista di Bolsonaro è valso allo stesso presidente il soprannome di “Capitan Corona”: comizi, incontri pubblici senza mascherina e utilizzo dell’idrossiclorochina (la cui autorizzazione all’utilizzo è stata sospesa) come cura: ecco perché è chiamato anche “Trump of the Tropics” o “Tropical Trump”. Tra i motivi di esplosione del Covid in Brasile (Figura 2 e Figura 3), possiamo citare le dimensioni geografiche e demografiche, le carenze nel servizio sanitario, la mancanza di distanziamento sociale e le condizioni igieniche precarie, insieme a messaggi e politiche poco efficaci in termini di contenimento del virus che hanno fatto il resto
Va da sé che anche uno dei principali simboli del Brasile si deve fermare: è di fine settembre la notizia per cui il Carnevale di Rio inizialmente fissato per febbraio 2021 è stato rinviato a data da destinarsi. Le autorità locali, per via della pandemia di Covid-19, hanno ritenuto di posticipare la colorata festa che ogni anno si tiene al sambodromo di Rio de Janeiro, magnifico stadio progettato dal celebre architetto Oscar Niemeyer, e che attira milioni di turisti dal Brasile e da tutto il mondo. Quasi 100.000 persone si accalcano ogni anno presso il sambodromo e in milioni ballano lungo le strade di Rio de Janeiro in un evento che ormai da tempo è divenuto di scala mondiale. Naturalmente, non ci sono certo condizioni tali da consentirne lo svolgimento in sicurezza e il rinvio verosimilmente diventerà annullamento.


Di Brasile avevo scritto su Quadrante Futuro esattamente 10 anni fa, segnalando le enormi potenzialità legate specialmente alla “terra” e alle materie prime di cui il Paese è ricco: greggio, gas, agricoltura (caffè, soia, zucchero, arance e carne per citare solo alcuni prodotti). Si sottolineava il dinamismo della domanda interna grazie anche agli stimoli governativi (il "car-buying boom") e l’importante ruolo dei mercati internazionali come sbocco della produzione/estrazione verdeoro, con la Cina come uno dei principali partner commerciali, insieme agli USA, la vicina Argentina e la Germania tra i Paesi europei. Ma si notavano già incertezze legate alla ripresa in atto, alle incognite legate alla successione della guida politica del Paese (era presidente Lula) e alle enormi disuguaglianze sociali ancora presenti.
Il Covid ha contribuito a cambiare profondamente lo scenario acuendo ed inasprendo le difficoltà.
La pandemia, infatti, va a insistere in un Paese il cui quadro economico si è deteriorato velocemente. Nel 2020 Il Pil, secondo le ultime previsioni del Fondo Monetario Internazionale (Figura 4), dovrebbe calare anno su anno di circa il 9%, in linea con i Paesi del Sud America e molto peggio sia dei Paesi emergenti (-3%) che delle economie avanzate (-8%). Il deficit di bilancio (Figura 5) mostra un disavanzo nel 2020 pari al 16% del Pil, dato peggiore della media dei Paesi dell’Area e in linea con le economie avanzate. L’indebitamento aumenta (Figura 6), attestandosi al 102% del Pil nel corso del 2020. Infatti, se nel 2018 il debito in rapporto al pil era pari all’87%, le stime per il 2020 portano il rapporto al 102% e la proiezione 2021 non è migliore. Il Covid ha contribuito naturalmente a peggiorare il quadro, indebolito da interventi volti a spese addizionali a fini sanitari (Figura 7).

Disoccupazione in aumento, sussidi di emergenza erogati “a pioggia” e consumi in forte calo completano il debole quadro del Paese. L’agenzia di rating Fitch a maggio del 2020 ha rivisto le prospettive del Brasile da stabili a negative, per via del deterioramento economico e fiscale e l’incertezza sulla durata e l’intensità della pandemia.
Abbiamo accennato alle difficoltà e all’appesantimento del bilancio pubblico. Il tasso di inflazione (Figura 8) è pari al 2,3%, al di sotto del livello che era considerato target per il 2020 (3.5%) e ai valori del 2019 (4.3%) e del 2018 (3.7%). I tassi di interesse negli ultimi anni sono stati oggetto di una forte manovra da parte della Banca Centrale, con il taglio del tasso di riferimento Selic al 2% (solo un anno fa era al 5.5% e cinque anni fa era al 14.25%). Quindi, a causa del deterioramento del quadro economico, la Banca Centrale ha agito in modo aggressivo sulla leva monetaria ed ha cercato di aumentare la liquidità sul mercato riducendo il coefficiente di riserva obbligatoria delle banche. La valuta brasiliana si è fortemente deprezzata nell’ultimo anno, nonostante gli interventi a sostegno della Banca Centrale (Figura 9). La produzione fatica comunque a trovare sbocchi: le esportazioni del Brasile sono molto dipendenti dal mercato delle materie prime (citiamo ad esempio quello del caffè, sicuramente poco florido con la chiusura di bar e ristoranti in mezzo mondo), e i consumi interni sono in calo sia per fattori endogeni (la debolezza del reddito su tutti) sia esogeni (la stretta sui viaggi e gli spostamenti, il divieto di assembramenti – il Carnevale rimandato).

In conclusione, il Brasile – ma se guardiamo maggiormente dall’alto queste conclusioni valgono per l’intero Sud America - è stato duramente colpito dalla pandemia, tanto da mettere in discussione il livello di sviluppo raggiunto negli ultimi anni.
Il Paese “verde-oro” è stato uno dei più promettenti nell’ultimo decennio, al punto da poter aspirare ad un ruolo primario nell’economia mondiale. Oggi sta subendo una brutta frenata, che causa povertà, disoccupazione ai massimi livelli (13,8%) e ulteriori disuguaglianze, accumulando debito pubblico per fare fronte sia alle spese sanitarie sia alle conseguenze dirette della pandemia (aumento della povertà solo per citarne una). A questi fattori si sommano problemi strutturali, squilibri continuativi ed una corruzione dilagante.
Il capitano di artiglieria Jair Bolsonaro, congedatosi nel 1988 per iniziare una carriera politica che, da consigliere comunale di Rio de Janeiro, l’ha portato a diventare leader populista dell’estrema destra brasiliana, ha il compito di governare almeno fino alle prossime elezioni del 2022. Se, come speriamo, potrebbe davvero essere disponibile un vaccino anti-COVID nel corso del 2021, quanto tempo servirà a fare tornare il Brasile sulla via dello sviluppo? Con questo Presidente o un altro nel 2022? E con quali politiche? Lo scenario è a dir poco incerto… ed il Carnevale lontano, molto lontano

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