Dal 6 al 22 febbraio 2026 a Milano e Cortina d’Ampezzo si terranno i XXV Giochi olimpici invernali. Si tratta della quarta edizione delle Olimpiadi in Italia (dopo Cortina d’Ampezzo 1956, Roma 1960 e Torino 2006), a seguito dell’elezione avvenuta durante la 134° sessione del Comitato Olimpico Internazionale che si è tenuta a Losanna lo scorso 24 giugno. Tra i motivi dirimenti l’assegnazione hanno avuto rilevanza in primis il fatto che gran parte delle strutture necessarie è già esistente. quindi le garanzie finanziarie pubbliche avute (in Svezia il finanziamento era da ricercare tra i privati) e per finire il forte consenso popolare (oltre l’80%) rispetto agli avversari svedesi (55%). Con 47 voti a favore contro i 34 assegnati a Are-Stoccolma, si così è felicemente conclusa una vicenda che ha avuto non pochi cambiamenti di rotta. Inizialmente infatti le manifestazioni d’interesse all’Olimpiade invernale italiane sono state tre e separate (Cortina d’Ampezzo, Milano e Torino), poi vi è stato un tentativo di candidatura unitaria su proposta del Presidente del CONI (il Comitato olimpico nazionale italiano), cui Torino ha però successivamente deciso di rinunciare.

Il prossimo traguardo è divenuto dunque assegnare 95 medaglie, organizzando operativamente lo svolgimento delle discipline sportive che avverrà in varie sedi. Oltre alle località citate, verranno coinvolte anche altre aree della Lombardia e del Veneto (Figura 1, Figura 2 e Figura 3). A Milano si svolgeranno le gare di hockey, pattinaggio artistico e in linea. In Valtellina le gare di sci maschile. A Livigno le gare di snowboard. In Val di Fiemme lo sci di fondo. A Predazzo le gare di salto con gli sci. A Cortina d’Ampezzo le gare di curling, sci femminile, bob, skeleton e slittino. Anterselva sarà la sede del biathlon. Baselga di Pinè, Tesero e Predazzo saranno invece la sede delle gare di pattinaggio di velocità, sci di fondo e salto con gli sci. Tutto ciò richiede stadi, piste e tracciati (delle 12 sedi necessarie, 7 sono già operative, 2 saranno temporanee, 2 necessitano di essere completamente ristrutturate e 1 verrà costruita ex novo), ma richiede anche villaggi olimpici (ne saranno costruiti 3 per alloggiare gli atleti e le delegazioni a Milano, Cortina d’Ampezzo e Livigno), inoltre vi saranno da organizzare le Paraolimpiadi (previste tra il 6 e il 15 marzo). Le ultime Olimpiadi invernali sono state a Pyeongchang in Corea del Sud e allora parteciparono quasi 3.000 atleti di 92 Paesi diversi.

Allo scopo di facilitare la risoluzione delle questioni di natura operativa ma anche di natura fiscale, una legge olimpica, che dovrebbe vedere la luce entro novembre 2019, e la costituzione di una Fondazione sono le strade attualmente aperte. Complessivamente così la governance dell’evento verrebbe affidata ad un Comitato olimpico (un organo previsto dal Comitato olimpico internazionale e composto per legge dal CIO stesso, dal CONI, dal Comitato Paraolimpico, dal Governo, dalle Regioni Lombardia e Veneto e dai Comuni Milano e Cortina), dalla Fondazione (incaricata di gestire i fondi del CIO, del marketing e del merchandising) e dall’Agenzia di Progettazione (una società pubblica partecipata dal Governo e dalle Regioni e incaricata di curare gli appalti e i lavori).

CONSIDERAZIONI SULLA CONVENIENZA Ospitare le Olimpiadi è certo un grande privilegio (le aree interessate divengono centro dell’attenzione mondiale e hanno positive ricadute in termini di immagine) e si tratta di un beneficio intangibile desiderabile, a cui si affiancano un forte indotto, gettito fiscale e posti di lavoro, ma è anche un evento oneroso (richiede investimenti i cui costi possono rivelarsi superiori a quanto preventivato e la cui fungibilità futura può risultare scarsa). Secondo gli studi di Flyvbjerg, Stewart e Budzier (2016), infatti, i costi effettivi superano i costi stimati con uno sfasamento anche del 156% (il che è spiegato anche da fenomeni propri dell’economia comportamentale e della teoria dei giochi, come la maledizione dei vincitori e il bias di conferma). Inoltre per Coaters e Humphreys (2008) i benefici economici associati alla costruzione di stadi e campi sportivi sono nel lungo periodo nulli. E’ allora sensato domandarsi quale convenienza abbia questa operazione (Figura 4).
In generale, le analisi della Banca d’Italia (2017) relative agli effetti di lungo periodo dei grandi eventi (come il Grande Giubileo del 2000 e le Olimpiadi invernali del 2006 che sono trascorsi da un numero sufficienti di anni per questo tipo di rilevazioni) mostrano che le manifestazioni di questo tipo possono avere un’influenza duratura sui livelli occupazionali e sui flussi turistici, tuttavia gli effetti macro-economici complessivi sono generalmente transitori. Questo è quanto risulta dal confronto (o controllo sintetico) dell’andamento di alcune variabili economiche esplicative dell’impatto di un evento sul territorio (come il valore aggiunto, il tasso di occupazione, i flussi turistici e i prezzi delle abitazioni) con l’equivalente di un gruppo di controllo non esposto agli effetti dell’evento e selezionato in modo da replicare la dinamica pre-evento.
Nel caso specifico, a corredo del dossier di candidatura per le Olimpiadi 2026 sono state presentate due analisi, una commissariata dal governo all’Università di Roma La Sapienza e l’altra realizzata dai ricercatori delle Università Bocconi e Ca’ Foscari. Il modello utilizzato indaga tre tipi di effetti: diretti (che derivano dagli acquisti effettuati per realizzare l’investimento e gestire le opere realizzate), indiretti (che impattano sul sistema economico per interdipendenze settoriali o effetti moltiplicativi) e indotti (che si configurano in termini di maggiore domanda nei consumi finali) e consente un previsione dei dati di volume di affari (2,2 miliardi di euro complessivi ripartiti secondo il dettaglio illustrato nella Figura 5) e degli impatti (un totale di 35.070 occupati, 1,9 miliardi di euro di valore aggiunto e 4,3 miliardi di euro di produzione generata (Figura 6).

RICADUTE SETTORIALI Andando ancora più nello specifico ci si può anche domandare quali saranno gli effetti sulla Sport Industry. In proposito le stime di Assosport (l’Associazione nazionale di 130 imprese e 350 marchi di articoli sportivi) prospettano che le Olimpiadi invernali in Italia incentiveranno la pratica sportiva con un incremento delle vendite delle attrezzature del 10%. Inoltre, secondo le previsioni di Economyup (2019) saranno dirimenti la tecnologia e l’innovazione applicata allo sport e qui le start up potranno giocare un ruolo decisivo e ritrarre molte opportunità di sviluppo, soprattutto nelle quattro aree Athletic performance (gli strumenti di monitoraggio, misurazione ed elaborazione delle metriche), Digital media (le attività di broadcasting e di creazione di contenuti personalizzati), Smart arena (le applicazioni che automatizzano i servizi ad esempio di biglietteria o di sicurezza degli impianti) e Fan experience (le tecnologie che aiutano a profilare e coinvolgere gli utenti per offrire esperienze più immersive). Infine, visto anche che tra i cinque obiettivi presenti nella candidatura italiana al CIO trova posto il tema della sostenibilità (“Sviluppo sostenibile e cooperazione nella macroregione alpina”), vi saranno opportunità anche per l’IoT, Internet of Things (infrastrutture tecnologiche leggere e smaterializzate per la creazione di network responsive), ad esempio intercettando il ruolo di propulsore che le manifestazioni internazionali possono ricoprire nel diffondere tecnologie abilitanti per le comunità coinvolte.
Tutto considerato, quindi, affinché ospitare le Olimpiadi porti concreti vantaggi, sono cruciali le scelte oculate di politica economica locale. È necessario contenere le spese eccessive in nuove infrastrutture e ristrutturazioni, evitare il sommerso, cogliere l’occasione per attivare uno sviluppo territoriale e un'allocazione delle risorse che migliori anche la qualità della vita dei cittadini e attrarre investimenti, anche esteri ad alto contenuto tecnologico. Vedremo poi quanto e come sarà realizzato, intanto si può trarre un primo auspicio positivo pensando che la propensione a candidarsi di un Paese si poggia su un’aspettativa di crescita e di futura solidità economica.

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