Il paradosso italiano: molta offerta, poco richiamo

Dopo cena, tirò fuori il suo libro e mi parlò di Mosè e dei Bullrusher [..] ma a poco a poco si lasciò scappare che Mosè era morto da molto tempo; e quindi non mi importava più di lui, perché non ho alcun interesse per i morti”. É questa la reazione di Huck, il protagonista de “Le avventure di Huckleberry Finn” di Mark Twain, quando viene a conoscenza del fatto che la storia di Mosè appartiene ad un polveroso passato. Sentimenti di indifferenza e disinteresse simili a quelli dei millenials nei confronti dell’arte della musica musica classica e in generale della cultura, che percepiscono come una sorta di un cimitero di elefanti.
Come evidenzia l’economista della cultura Annalisa Cicerchia, i consumi culturali dei giovani tra i 18 e i 25 anni si basano su un’abitudine costruita in precedenza. Gli esperti chiamano questo principio “addiction” perchè è come una passione/dipendenza che, se si inizia in tempo, ci si porta dietro tutta la vita.

Perchè ciò accada è fondamentale che la scuola giochi un ruolo attivo in tale processo, stimolando i ragazzi e incoraggiando i loro interessi culturali, organizzando ad esempio gite ai musei e portandoli a spettacoli teatrali e a concerti. Secondo i dati Istat, nel 2016 solamente il 10% dei giovani è andato almeno una volta ad un concerto di musica classica, meno del 30% di loro ha assistito ad uno spettacolo teatrale e circa il 40% ha visitato un museo, forme di intrattenimento a cui la maggioranza ha preferito il cinema. A proposito di queste percentuali è interessante sottolineare come non vi siano significative differenze di genere per quanto riguarda la preferenza di tipologia di intrattenimento (Figura 1). Questo trend si conferma anche per quanto concerne uomini e donne dai 35 anni in su (Figura 2).
La percentuale complessiva di italiani che non svolge nessun tipo di attività culturale, dalle più “impegnative” come visitare aree museali (comprese le aree archeologiche), allo sfogliare un giornale o, ancor più semplicemente, all’andare al cinema, è pari al 20% della popolazione. Durante il 2017, il 67 per cento dei nostri connazionali non ha visitato nè un museo nè una mostra, dato che nelle regioni meridionali sale all’80 per cento, e ben 73 italiani su 100 non sono stati in un’area archeologica o monumentale. Da questi dati preoccupanti si deve evincere che la maggior parte dei biglietti dei musei sia stato venduto a turisti stranieri? Come si può inoltre notare nel grafico in Figura 6, sono proprio i mesi in cui vi sono le vacanze pasquali ed estive quelli in cui si verifica il maggior numero di incassi (Figura 3). Il Lazio, seguito dalla Campania e dalla Toscana si confermano essere da tre anni a questa parte le regioni con il maggior numero di visitatori nei circuiti museali (Figura 4 e Figura 5).
L’abisso assume infine proporzioni gigantesche per quanto riguarda invece la musica classica, fruita da meno del 10 per cento delle persone, e la lettura: stando alle rilevazioni Istat, il 55% circa degli italiani non legge nemmeno un quotidiano in una settimana e quasi 6 italiani ogni 10 leggono meno di un libro all’anno. Questo dato è in continua diminuzione sin dal 2010 (vedasi Figura 6 per i valori tra il 2012 e il 2015) e oggi siamo tornati alle percentuali del 2001: ciò è particolarmente grave dal momento che nell’ultimo decennio l’accessibilità alle varie risorse è diventata ancora più semplice e immediata, basti pensare ad esempio ai quotidiani online e agli e-book.

Come si può constatare dall’istogramma rappresentato in Figura 7 e come prevedibile, sono i giovani la parte più attiva della popolazione; sorpassati di qualche punto percentuale solo dagli adulti per quanto riguarda l’affluenza ai concerti di musica classica. In seguito a tale constatazione, diventa naturale domandarsi quali siano le migliori politiche di interazione da attuare per coinvolgere i ragazzi all’interno di strutture museali e per avvicinarli alla musica classica. Alla base di questo intento vi è l’approccio di audience development che si sviluppa seguendo due direzioni principali: da un lato, studiare i comportamenti e le preferenze del visitatore così da soddisfarne le richieste e, contemporaneamente, incentivarne il ritorno grazie a politiche volte alla fidelizzazione; dall’altro cercare di comprendere quali siano le barriere che impediscono al potenziale pubblico di partecipare alle iniziative culturali con lo scopo di stabilire con questi ultimi un rapporto di comunicazione e fiducia. All’interno di questo contesto, è possibile trovare sia iniziative legate alle singole realtà culturali e/o museali a livello territoriale sia iniziative elaborate e promosse da un network di soggetti diversi come, ad esempio, possono essere alcuni progetti europei.
Questi ultimi, implementati all’interno del programma Lifelong Learning, hanno come obiettivo principale quello di sviluppare e ideare strumenti e metodi al fine di promuovere i musei in particolare, e le istituzioni artistiche più in generale, così da favorire contemporaneamente un processo di apprendimento continuo e di dialogo interculturale, facilitando e incentivando l’apprendimento e momenti di aggregazione e cittadinanza attiva tra i giovani.

Tra le varie e numerose iniziative vi sono ad esempio quella del Museo di Capodimonte, dove nell’ottobre del 2012 sono stati coinvolti 100 cittadini per scrivere i pannelli informativi del museo e quella promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo dal nome “Use-it Padova, mappe di giovani per i giovani” con l’obiettivo di promuovere il patrimonio artistico-culturale del territorio attraverso mappe pensate per giovani viaggiatori che vogliono vivere Padova in modo sostenibile. Altri programmi di particolare successo sono stati quello implementato dalla Provincia di Bolzano che ha puntato sugli incontri virtuali in 3D, su concorsi rivolti agli under 35 e campagne pubblicitarie e il programma MartUp di Rovereto, città che apre i propri musei al pubblico con performance e laboratori che uniscono la danza alla pittura. Un’altra città italiana molto attiva in termini di politiche giovanili con scopi culturali è Torino: la Fondazione Torino Musei ha, ad esempio, commissionato a quattro ragazze di realizzare una guida di Palazzo Madama e ha ideato un quiz iniziale a seguito del quale i visitatori vengono indirizzati a percorsi diversi in base alle risposte fornite. Anche l’associazione culturale no profit Club Silencio ha sede a Torino, dove organizza visite serali accompagnate da aperitivi a sfondo musicale e performance artistiche, all’interno di musei e di edifici storici del territorio, così da promuoverli e valorizzarli.

Tutti questi sono esempi concreti di come sia possibile per l’arte aprirsi ad un pubblico più ampio senza, al contempo, snaturarsi. Il problema di fondo non è infatti la cultura in sé bensì la modalità con cui viene trasmessa, modalità che deve evolversi parallelamente al mondo in cui viviamo e alle esigenze del pubblico. Pertanto, non solo è importante che vengano trasmesse passione ed emozioni, ma anche che le persone vengano coinvolte e incoraggiate ad una partecipazione attiva perché, parafrasando W. Whitman, lo spettacolo continua e ciascuno di noi può contribuire con un verso[1].

 

[1] “That the powerful play goes on, and you may contribute a verse” Leaves of Grass, 1892, W. Whitman

 

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