L’emergenza Covid ci accompagna ormai da mesi e non accenna ad attenuarsi, costringendo numerosi Paesi ad adottare nuovamente provvedimenti più restrittivi. In Italia, rivelatosi insufficiente un semplice “mini-lockdown”, ulteriori misure restrittive saranno applicate a livello nazionale o regionale, in base alla gravità della situazione. Oltre alle scuole e al settore culturale in genere, anche questa volta il prezzo da pagare sarà alto per gli esercizi commerciali, con un conseguente impatto sui consumi.

Gli italiani, del resto, non sono affatto ottimisti su una fine imminente di questo buio periodo. Infatti, secondo quanto riportato dall’indagine condotta per l’Osservatorio Findomestic nel report “Gli Impatti Del Covid-19 Nella Vita Degli Italiani” di ottobre 2020, ben il 47% degli italiani prevede che ci vorrà l’intero 2021 per poter uscire dalla crisi sanitaria e il 36% confida che l’emergenza possa risolversi fra 3-6 mesi. Vista la situazione attuale, non sorprende che la maggior parte degli intervistati si attenda addirittura un peggioramento (Figura 1).
Sebbene a partire dal periodo estivo si sia registrato un lieve calo, i timori degli italiani rimangono comunque su livelli elevati: il 39% degli intervistati si dice molto preoccupato per l'economia del Paese, il 27% mostra preoccupazione per i redditi familiari e il 24% per la salute. Inoltre, il 70% dei nostri connazionali ritenga che l’Italia abbia gestito meglio rispetto ad altre nazioni l'emergenza sanitaria (Figura 2).

Per quanto riguarda invece la situazione dei redditi familiari, o almeno la percezione che si ha della propria situazione economica, si registra invece un lieve avanzamento: vi è un incremento dal 32% di giugno al 38% di settembre degli intervistati che ritengono di contare su un reddito pari a quello del pre-Covid e una diminuzione dal 27% al 20% di quelli che dichiarano di averlo "molto più basso" (Figura 3). Un fenomeno simile si evidenzia per quanto riguarda il quadro economico familiare: si riscontra infatti un miglioramento del quadro economico familiare proprio nella gestione del risparmio: la percentuale di chi si dichiara costretto ad intaccare il risparmio accumulato scende infatti dal 41% di giugno al 34% di settembre (Figura 4). Rimanendo sul tema dei redditi, il 60% degli intervistati ritiene che resteranno stabili, gli altri si dividono invece tra gli ottimisti (19%) che prevedono un incremento dei guadagni e i pessimisti (21%) che al contrario si aspettano una diminuzione.
Un aspetto non di trascurabile importanza è quello legato al lavoro. Su questo argomento si assiste a una divisione nel campione che si accentua quando si tratta di descrivere il clima di lavoro: da un lato, una metà degli intervistati (52%) ritiene che nella propria azienda si sia tornati a lavorare come o più di prima, al contrario, l'altra metà (48%) lamenta invece un clima preoccupante (Figura 5).

Secondo lo studio condotto dall’Osservatorio Findomestic, nel mese di settembre oltre la metà degli italiani (53%) è tornata a spendere come prima della crisi e il 6% di loro sembra spendere addirittura di più, contrariamente a quanto accadeva nel mese di giugno, quando la maggioranza del campione dichiarava di spendere meno (63%). Non cambia, invece, rispetto a prima dell’estate, la percezione che si ha dei prezzi: erano più alti del pre-Covid per il 73% a giugno, restano più alti per il 71% a settembre. Nonostante l’aumento dei prezzi, il 70% degli intervistati ha notato la presenza di promozioni che si rivelano interessanti per il 57% di loro. Se si analizza poi il fenomeno delle-commerce, i dati confermano che molti consumatori continuano ad avvalersene con frequenza anche dopo il lockdown: il 60% degli intervistati dichiara di utilizzare l'online per fare acquisti nella stessa misura adottata durante la quarantena (Figura 6). Solo il 31% di loro, a 5 mesi dalle riaperture dei negozi, dichiara invece di aver fatto un passo indietro e di aver ridotto la spesa sul web. La propensione al ricorso al credito sembra invece stabile: il 50% dei consumatori interpellati sta progettando l’acquisto di un bene o di un servizio a rate e ben oltre la metà di loro (65%) è orientata verso un finanziamento direttamente sul punto vendita.

L’impatto sui consumi della ripresa dei contagi si fa tuttavia già sentire: dopo l’ottimismo di agosto (+18,7%), in parte dovuto anche alla spensieratezza del momento di vacanza, a settembre si registra infatti un arretramento medio delle intenzioni d’acquisto del 6,3%, con ben 14 segmenti in calo e solo 7 in positivo, ma comunque su livelli migliori di luglio e vicini a quelli pre-Covid. Inoltre, il 41% degli intervistati dichiara di aver diminuito il proprio numero di acquisti rispetto a prima della crisi dovuta al Covid (Figura 7). A subire un significativo decremento sono in particolare gli acquisti per informatica, elettrodomestici e tempo libero. L'effetto generato dai vari incentivi, statali e non, sembra infatti essersi ormai affievolito.
I settori dell’informatica e degli elettrodomestici stanno vivendo dinamiche molto simili: dopo gli entusiasmi di fine agosto, a settembre sono calate le intenzioni di acquistare PC (-7,5%), tablet (-2,0%) e telefoni (-7,9%) così come l’interesse per elettrodomestici grandi (-13,5%), piccoli (-5,7%) e TV e Hi-fi (-12,1%). Senza sorprese, come era logico aspettarsi, la fine dell’estate e l’incertezza del momento frenano ancora le propensioni di acquisto di viaggi e vacanze (-9,0% su agosto) mentre, forse per la voglia di rimettersi in forma dopo le ferie estive, torna a crescere l’interesse per le attrezzature sportive (+1,8%).

Per il sesto mese consecutivo è invece in crescita la propensione all’acquisto di un’auto nuova (+12,5%), mentre auto usate (-18%), motocicli e scooter (-20,3%) e e-bike (-21,2%) hanno fatto segnare flessioni sensibili pur rimanendo sui livelli di febbraio. Per quanto riguarda le intenzioni di acquisto di case e appartamenti non vi sono particolari oscillazioni da tre mesi a questa parte, mentre si registra un calo nel desiderio di ristrutturare (-11,7%) e acquistare mobili (-8,6%).
Gli incentivi pubblici invece spingono notevolmente il settore dell’efficienza energetica: +12,5% per le intenzioni d’acquisto di stufe e caldaie rispetto al mese precedente, +0,7% per gli impianti solari termici e +0,6% per infissi e serramenti. Nonostante ciò si registra invece un decremento per gli impianti fotovoltaici (-19,9%).

Come dunque è emerso chiaramente dall’indagine condotta dall’Osservatorio Findomestic, il Covid non ha solamente cambiato le nostre abitudini da un punto di vista sociale, limitando le occasioni conviviali e modificando la nostra routine, ma ha anche influito notevolmente sulla nostra propensione al consumo, impattando significativamente sugli acquisti. I prossimi mesi, stante la persistenza della pandemia, non sembrano promettere nulla di buono, ma sarà comunque interessante analizzare come le esigenze sanitarie interagiranno con le prossime feste natalizie, tradizionalmente associate a un’esplosione quasi globale dei consumi

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