Le politiche per l'accesso agli alimenti in America Latina

I primi mesi del 2012, come gli ultimi del 2011, sono stati segnati dal persistere della crisi del debito in vari paesi dell'Unione Europea, che li ha spinti a realizzare sforzi orientati a una maggiore stabilità monetaria e fiscale, anche a scapito della crescita economica.

Gli agenti economici sono tutti d'accordo circa l'importanza del ruolo dell'Europa per ingranare la marcia della crescita mondiale e circa le ripercussioni globali che potrebbe provocare una crisi economica nel continente.
In effetti, una recessione nell'Eurozona nel 2012 avrebbe conseguenze sulla domanda mondiale e ciò influenzerebbe i tassi di crescita dei paesi emergenti, che finora hanno sostenuto la dinamica di crescita del PIL mondiale (Figura 1), anche se le stime del FMI paiono compromesse dagli andamenti registrati negli ultimi due trimestri, con le incertezze americane, la crisi del debito sovrano UE e il rallentamento cinese.

Questi segnali poco chiari hanno contribuito a diminuire le aspettative degli operatori commerciali che agiscono nel mercato internazionale delle materie prime. Una crescita più lenta provocherà una conseguente riduzione del commercio internazionale e una probabile caduta dei prezzi dei prodotti di base, tra cui i prodotti alimentari

Dal lato dell'offerta i segnali sono incerti: c'è stata una cospicua inflazione alimentare e a Gennaio negli Stati Uniti si è toccato il record dei prezzi della carne; successivamente allarmi per le semine ritardate dal maltempo. L'Iran ha fatto scorte di grano (Sole 24 Ore, 17 Marzo). La caduta dei prezzi nel 2011 è stata leggera e contrastata (Figura 2).

La preoccupazione in molte aree, qui consideriamo ad esempio l'America Latina (Figura 3), per la sicurezza alimentare deriva dal fatto che minori tassi di occupazione e reddito si ripercuotono sulle capacità di accesso agli alimenti da parte della fascia più povera della popolazione, anche a fronte di un quadro di inflazione stabile (Figura 4).
Tuttavia, a livello mondiale si registra un andamento positivo.

L'Indice FAO del Prezzo degli Alimenti, pur segnando un lieve incremento nei primi mesi del 2012 (dovuto per lo più ai prezzi più alti di zucchero, oli e cereali), è comunque più basso rispetto agli alti livelli di inizio 2011 (Figura 5).

La disponibilità record di cereali nel 2011 è stata una delle ragioni principali della caduta dei prezzi internazionali a partire dagli ultimi mesi dell'anno passato (Figura 6). E' presumibile che questa tendenza dei prezzi - che si ripercuote sulle aspettative degli agenti di mercato internazionali - si sommi agli aumenti delle riserve di alimenti per generare un clima meno teso nel 2012, quando è prevista la ripartenza delle oscillazioni di prezzi.

Tuttavia, le fluttuazioni dei prezzi internazionali non sono trasmesse automaticamente ai singoli paesi: ad esempio in America Latina e nei Caraibi tale trasmissione non si è avuta quando i prezzi sono aumentati, così come non ci si aspetta che scendano nei prossimi mesi. Ciò non significa che le oscillazioni internazionali non abbiano un peso, ma rivela l'importanza delle dinamiche dei mercati nazionali e locali nella formazione del prezzo al consumatore.

Come detto prima,  la produzione di cereali nel 2011 è aumentata (Figura 5) e la FAO calcola un livello di produzione record: +3,5% rispetto al 2010. Si prevede che nel 2012 la produzione mondiale di grano aumenti del 6,5% e superi il valore previsto a novembre, dovuto alla revisione al rialzo delle stime sulla produzione di alcuni paesi asiatici e della Russia.  
Di contro, le stime sulla produzione di cereali secondari e di riso si sono ridotte leggermente.

In America Latina, le previsioni sono peggiorate in Argentina, dove si attende una caduta della produzione di circa il 12% a causa di un periodo di siccità (dovuto al fenomeno meteorologico della Niña); in Brasile si osserva una notevole riduzione del raccolto di grano, che segna un ribasso del 16% della produzione rispetto alla stagione precedente, in seguito a periodi di gelo e alla riduzione delle aree di semina.

Il Brasile però ha anche aumentato l'area di semina del mais dell'11%, rispetto allo scorso anno. Invece, in paesi come Argentina, Messico e in generale in tutto il Centro-America, si prevede una diminuzione della produzione di mais, a causa di siccità e periodi di gelo che ridurranno il raccolto di circa il 9%.
Anche le gravi inondazioni registrate recentemente in Honduras, Nicaragua e El Salvador potranno compromettere i futuri raccolti.

Nell'ultimo anno c'è stata una crescita importante del valore delle esportazioni agroalimentari della regione, specialmente negli ultimi mesi.

 

Le esportazioni intraregionali hanno registrato un maggior dinamismo rispetto alle esportazioni complessive: tra il terzo trimestre del 2010 e il terzo trimestre del 2011 le esportazioni latinoamericane intraregionali sono aumentate del 35%, mentre quelle verso il resto del mondo sono cresciute solo del 26%.

Tale crescita è conseguenza di un forte aumento delle esportazioni di cereali. Le esportazioni totali di cereali tra gennaio e ottobre 2011 hanno superato del 14% lo stesso periodo nel 2010 in termini di volume e del 72% in termini di valore, a seguito del forte aumento dei prezzi durante la seconda metà del 2010.

Da evidenziare specialmente un aumento del 95% in volumi di esportazione di grano tra il 2010 e il 2011, attribuibile al recupero della produzione in Brasile e Argentina durante la stagione 2010/11. Allo stesso tempo le esportazioni di mais in America Latina hanno registrato una diminuizione del 10% in termini di volume tra il 2010 e il 2011, a causa principalmente dalla caduta delle esportazioni argentine.
Tra gli altri gruppi di prodotti nel 2011 si distacca una crescita del 39% nelle esportazioni di derivati del latte e una crescita del 16% nelle esportazioni della carne.

La crescità delle esportazioni in America Latina assume un significato ancora più evidente se comparato alla difficile situazione internazionale nel 2011, quando i prezzi alimentari mondiali hanno raggiunto il culmine (Figura 7).
Anche se a livello mondiale gli ultimi quattro mesi del 2011 hanno visto un calo generale dei prezzi, a preoccupare è soprattutto la tragica situazione del Corno d'Africa e in particolare della Somalia devastata dalla guerra e dalla fuga di un popolo intero, con una situazione di emergenza aggravata da prezzi degli alimenti che hanno superato il già insostenibile record del 2008.
Ci si attende un'accresciuta instabilità dei prezzi dello zucchero, del riso e dei prodotti petroliferi che potrebbe avere, nei mesi a venire, degli effetti imprevedibili sui prezzi alimentari.

I governi latino-americani, ad esempio, continuano a concentrare i loro sforzi su politiche che favoriscano la disponibilità di alimenti per la popolazione locale.
Si tratta soprattutto di politiche di credito all'agricoltura e infrastrutture, specie in opere di irrigazione
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Altre misure riguardano il commercio interno e internazionale, come acquisti di derrate da parte degli stessi governi, interventi sui prezzi e per lo sviluppo di legami commerciali, che hanno portato ad aumenti delle quote di importazioni ed esportazioni in quasi tutti i paesi del subcontinente. Lo sviluppo di misure di prevenzione sanitaria ha condizionato il commercio interregionale, come nel caso del Nicaragua, che ha bloccato le importazioni di maiale dal Guatemala, o i casi di febbre aftosa in Paraguay, che ha portato al blocco di esportazioni in una serie di paesi del subcontinente. 

L'analisi delle politiche nazionali mostra una marcata tendenza verso il miglioramente dell'accesso agli alimenti da parte della popolazione a basso reddito, in particolare attraverso interventi redistributivi del reddito, come gli aumenti del salario minimo (molti dei quali sono stati recentemente stabiliti per legge) e trasferimenti diretti alla popolazione più vulnerabile, attraverso programmi di respiro nazionale, molti dei quali ispirati al Programma Fame Zero, lanciato nel 2003 dal governo Lula in Brasile.

Infine, anche sul fronte sanitário e nutrizionale sono stati stabiliti nuovi programmi in alcuni paesi latinoamericani, soprattutto per la diffusione del latte arricchito con ferro per ridurre l'anemia infantile.

In sostanza, il 2011 è stato un anno positivo dal punto di vista della produzione mondiale di alimenti in America Latina, in parziale controtendenza rispetto alla situazione globale. Nell'ultimo trimestre, in particolare, si è mantenuta la tendenza alla riduzione dei prezzi internazionali degli alimenti, il che contribuirà a mantenere bassi gli indici dei prezzi al consumatore in America Latina e Caraibi.

I governi nazionali hanno affrontato adeguatamente l'alta instabilità di prezzi degli alimenti. Alcuni sono riusciti ad ampliare i loro programmi di redistribuzione dei redditi, che garantiscono l'acccesso agli alimenti di buona parte della popolazione povera del continente. Tuttavia, l'incertezza che contraddistingue lo scenario economico mondiale obbliga anche quasi tutti i paesi latinoamericani a mantenere alto il livello di allerta per gli effetti che una recessione mondiale potrebbe avere sulla sicurezza alimentare delle fasce più povere della popolazione.

                                          Enrico Marescotti

 

                                                   

                                      

 

 

 

 

 

                                                

 

                                                 

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