Il Trattato di Lisbona è entrato in vigore lo scorso primo dicembre 2009, dopo che la Corte costituzionale ceca riunita a Brno ha dato il via libera alla ratifica, il tre novembre.

E' arrivato così  quel sospirato disco verde che l'Unione europea attendeva per proseguire il suo cammino d'integrazione politica sociale ed economica.
Già oggi, secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale del 2008, i ventisette Paesi membri producono il 30% del PIL mondiale (Figura 1), pur assommando appena mezzo miliardo di abitanti, ossia il 7% circa della popolazione del pianeta (Figura 2).

Era quella ceca l´ultima attesa tappa d´un gioco dell´oca durato due anni e disputatosi attraverso tutti i Paesi dell´Unione, chiamati ad esprimersi sul testo che sostituisce quello della Costituzione europea, bocciata da Francia ed Olanda nel 2005 (Figura 3).
Da quella stroncatura era nato, nel 2007, l´attuale documento, un compromesso privo di ogni accenno alla sua natura costituzionale, che aumenta i poteri dei Paesi membri e dei rispettivi parlamenti.
Un pronunciamento sfavorevole al trattato avrebbe riportato la partita alla casella di partenza. Da Londra David Cameron, capo dei Tories, aveva fatto sapere che se il testo fosse stato bocciato a Praga, avrebbe indetto un referendum dopo la probabile vittoria alle legislative della prossima primavera, malgrado il Regno Unito l´avesse giá ratificato nel giugno del 2008. Le notizie da Brno hanno suggerito al leader conservatore di ritrattare i proclami iniziali con un´intervista al Times.
Il pronunciamento ceco non era affatto scontato. L´attuale presidente di quella repubblica, Václav Klaus, é un noto alfiere dell´euroscetticismo nell´Europa centro- orientale così come il suo omologo a Varsavia, Lech Kaczyński.

I due non sono esattamente intercambiabili. Divergono nel manifestare la propria diffidenza verso i processi di integrazione europea, essendo le posizioni del ceco, che preferisce definirsi "eurorealista", piú meditate rispetto al viscerale populismo di cui é latore il collega polacco. Diverso é anche il modo di intendere la presenza dei rispettivi Paesi nell´ Unione Europea (Figura 4).
Il primo esprime posizioni controverse sull´ipertrofia delle strutture di Bruxelles nei riguardi degli Stati, specie in materia di politica economica, ma rimane assertore dell´importanza dell´Europa, tanto da essere stato definito "De Gaulle ceco".

 

Il secondo vede nell´Unione una mera area di libero scambio, mentre il vero scopo della sua politica estera é quello di costruire un rapporto privilegiato con gli Stati Uniti.

Diversi, ancorchè entrambi conservatori, sono i rispettivi elettorati. Klaus parla ai beneficiati dalle privatizzazioni seguite al crollo del comunismo, di cui il presidente ceco é stato il principale artifice da ministro delle finanze prima e da premier poi, grazie anche anche ai cospicui investimenti di Bruxelles; Il suo elettore tipo é un borghese europeista. Kaczyński per contro guarda agli sconfitti della transizione verso il libero mercato, che in altri Paesi votano formazioni neo-comuniste o neo-fasciste.   

Nel caso del trattato di Lisbona, i presidenti paiono aver agito all´unisono per inceppare la marcia del Trattato. Kaczyński ha rinviato sine die la ratifica del documento, dopo averne avocato il potere, per esacerbare i dissidi con l´attuale maggioranza di governo europeista.
Klaus per parte sua ha presentato l´ennesimo ricorso alla Corte di Brno tramite un gruppo di senatori, dopo che giá i due rami del parlamento si erano espressi a favore della ratifica. Recentemente aveva addirittura sostenuto il fronte del no al referendum per l´adesione di Dublino al Trattato nel corso di una visita di Stato in Irlanda, mentre il governo ospitante era impegnato nella campagna per il sí, rivelatasi poi nettamente vittoriosa lo scorso 5 ottobre 2009.

Varsavia e Praga hanno firmato il trattato di Lisbona nei pieno dei festeggiamenti per il ventennale del crollo dei regimi comunisti nell´Europa dell´Est. Vent´anni fa i polacchi davano il "la" eleggendo in giugno il primo governo a guida non comunista del Patto di Varsavia, grazie all´azione del sindacato libero Solidarność. Cinque mesi dopo, Praga sfrattava pacificamente il Parito-guida dopo quarant´anni di dispotismo, acclamando a presidente un drammaturgo dissidente, Havel, che nominava Dubček, anima della sfortunata Primavera di vent´anni prima, capo del Parlamento.

                                          Alessandro MIlani

 

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