L'incubo dei sequestri per i pescherecci siciliani di Mazara del Vallo si è arricchito quest'estate con l'inedito caso di cinque imbarcazioni, impegnate in una battuta di pesca nel Mediterraneo, sequestrate da motovedette egiziane. Finora, infatti, il problema aveva quasi sempre riguardato i rapporti con la Libia (Il caso più recente è stato il sequestro, lo scorso giugno, di tre pescherecci che navigavano a circa 30 miglia marine dalla costa libica) e la Tunisia.

Il commercio di prodotti ittici tra le sponde settentrionale e meridionale del Mediterraneo assume, per l'Unione Europea, un particolare interesse. Infatti, per soddisfare la crescente domanda interna e il calo della produzione di pesce (fenomeni causati da una serie di restrizioni imposte dalle Politiche di Pesca Comuni), le importazioni di prodotti ittici da parte dell'Unione Europea sono in crescita costante.

Secondo i dati Eurostat, l'importazione dell'Unione è aumentata quasi costantemente dai 3,7 milioni di tonnellate del 2000 ai 5 milioni dello scorso anno, per un valore totale di circa 18 miliardi di euro (Figura 1).
In questa situazione, è evidente come gli accordi con i paesi mediterranei confinanti possano giocare un ruolo chiave.

Non a caso, il documento istitutivo dell'Unione per il Mediterraneo, firmato nel 2008 dai rappresentanti dell'UE e dai paesi rivieraschi non UE, riconosce come prioritaria la cooperazione commerciale e in tema di sicurezza sulle acque del Mediterraneo, così come in tema di sostenibilità ambientale e di affidabilità dell'approvvigionamento alimentare.

Dal punto di vista della sicurezza, il ripetersi dei succitati "incidenti" in mare sembra minacciare la stabilità del partenariato. Il caso più recente dei sequestri da parte delle autorità libiche dimostra come anche la Libia post-Gheddafi sembri intenzionata a rispettare la controversa legge dell'ex raìs, che estendeva le acque libiche a 72 miglia marine dalla costa (Figura 2).

In generale, una maggiore cooperazione tra i paesi del Mediterraneo può aiutare a smussare questioni spigolose tra i paesi, come quella appena descritta, ma anche in ottica di scontri futuri, legati allo sfruttamento delle risorse energetiche del Mediterraneo.

Oltre alla questione del gas del Mediterraneo orientale, che vede il confronto tra Israele e Libano per il riconoscimento del diritto allo sfruttamento, anche le recenti scoperte di giacimenti di gas in Egitto, presso Damietta, sul delta del Nilo, hanno rinforzato l'interesse da parte dei paesi UE sull'Africa settentrionale (operano sul giacimento la britannica BP e l'italiana Eni).

Malgrado questi semi di potenziale conflitto, i commerci tra le due sponde del Mediterraneo sono proseguiti nel 2011, soprattutto con un paese che, in Nord Africa, ha mantenuto una certa stabilità: il Marocco.

I dati EUROSTAT rivelano come nel 2011 l'Unione Europea sia stata il maggior partner commerciale del Marocco (53% dell'interscambio totale del Regno), e l'approdo del 59% delle esportazioni totali marocchine (Figura 3).

 

Una quota rilevante dei prodotti marocchini esportati in Europa nel 2011 è sicuramente quella dei generi alimentari e animali (21% sul totale); tuttavia, anche tra le esportazioni dall'UE verso il Marocco, i generi alimentari acquisiscono una certa importanza -l'11% nel 2011 - (Figura 4).

Rilevante, nell'interscambio di generi alimentari euro-marocchino, il settore dei prodotti ittici. Nel 2011, il Marocco si è classificato come ottavo partner commerciale europeo nel commercio di pesce, con importazioni da parte europea del valore di 766 milioni di euro (8,8% del pesce importato nell'anno) ed esportazioni verso il Marocco per un valore di 113 milioni di euro (Figura 5).

A febbraio è stato approvato dal Parlamento Europeo un accordo commerciale con il Marocco, che prevede l'aumento delle quote di scambio dei prodotti agricoli e ittici e l'abbattimento delle rispettive tariffe doganali: secondo molti osservatori, si tratta di una tappa verso un vero e proprio accordo di libero scambio.

Tuttavia, in queste settimane, i rapporti tra UE e Marocco stanno attraversando un frangente difficile proprio nell'ambito della pesca. Lo scorso aprile, il Commissario europeo per gli Affari marittimi e la pesca, Maria Damanaki, si è recata a Rabat per cercare di riscrivere un nuovo protocollo di Accordo di partenariato nel settore della pesca. Tale accordo, già in vigore fino a dicembre 2011, non è stato confermato per decisione del Parlamento europeo.

Il testo dell'accordo, infatti, lascia a Rabat la libertà di considerare come acque territoriali marocchine anche il mare adiacente alle coste del Sahara occidentale: proprio da quel mare, infatti, proviene il 40% del pesce pescato dal Marocco. Questo territorio è oggetto di contesa tra il Marocco, che lo ha invaso nel 1975, e il Fronte Polisario, un movimento di rappresentanza del popolo Saharawi, che ne ha dichiarato l'indipendenza proclamando la Repubblica Democratica Araba Sahrawi, nel 1976 (Figura 6).

Lo scontro in Parlamento europeo ha visto schierati da un lato chi enfatizzava il carattere di violazione, da parte del Marocco, della libertà di autodeterminazione dei popoli e dei diritti fondamentali; dall'altro gli interessi non soltanto economici e commerciali dell'accordo sulla pesca, ma anche i principi della "ragion di Stato", attenti a non compromettere le relazioni con il vicino di casa mediterraneo.

Sebbene al primo round abbiano vinto i sostenitori dei diritti umani, l'Unione Europea è alla ricerca, come dimostra il viaggio di Damanaki, di una ricomposizione della questione, attraverso la ricostruzione, su basi diverse, di una nuova intesa, più sostenibile dal punto di vista ambientale ed economico: ''Abbiamo cominciato i colloqui esplorativi'' ha dichiarato Damanaki, secondo la quale ''per l'Unione Europea e il Marocco, la cooperazione non è una scelta: è un obbligo''.

E alla luce della situazione economica della sponda nord del Mediterraneo, così come di quella politica della sponda sud, è indubbio quanto una tale affermazione si dimostri veritiera.

                                          Giovanni Andriolo

 

                                                

                                                   

                                      

 

 

 

 

 

                                                

 

                                                 

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