Un'analisi della zoomafia

Il termine "zoomafia", introdotto per la prima volta in Italia dalla LAV (Lega Anti-Vivisezione) una dozzina di anni fa, indica complessivamente le organizzazioni criminali che traggono profitto dal controllo di attività illegali che hanno al centro gli animali.

Si tratta di un fenomeno che presenta modalità diversissime ma che, sempre più spesso, assumono una dimensione importante e ignorata del nostro modo di vivere.  L'Italia, purtroppo, è molto presente in questo "settore" e quindi per una volta, distaccandoci dalla tradizione di queste schede, proprio sull'Italia impostiamo la nostra analisi.

Essa è basata sul rapporto che la stessa LAV redige ogni anno, prendendo in considerazione anche problematiche che fanno riferimento a illegalità ambientali o a danno di animali in senso lato, non necessariamente riconducibili a organizzazioni mafiose, ma a realtà che agiscono comunque contro le leggi in vigore.
Il Rapporto 2010, diffuso pubblicamente in questi giorni, mostra un panorama in continua evoluzione e scarsamente contrastato, almeno nel nostro paese.

Il giro d'affari di tutte le attività illegali analizzate, in base ai dati rilasciati dalle Procure nazionali,  si aggira sui 3 miliardi di Euro e comprende, fra le altre, le corse clandestine di cavalli, la gestione spregiudicata della filiera del bestiame, i traffici di fauna esotica e la pesca fuori dalle norme stabilite (Figura 1).

Le preoccupazioni maggiori derivano dal calo degli interventi di contrasto alle corse clandestine di cavalli e dalle infiltrazioni criminali nel settore dell'ippica, che tradizionalmente attrae i traffici illeciti.
Il solo settore delle corse produrrebbe un giro d'affari di circa 1 miliardo di euro.
Nel 2009, infatti, sono state bloccate soltanto cinque corse su tutto il territorio nazionale e si è avviata una sola importante inchiesta,che ha portato al sequestro di 56 cavalli e alla denuncia di 88 persone di cui 10 arrestate.
Purtroppo la scarsa lotta al fenomeno non significa  che questo sia in calo, dato che le segnalazioni più o meno informali abbondano e il fenomeno delle corse clandestine di cavalli su strada, anche in mezzo al traffico urbano, è stato documentato anche in televisione.

Un settore altrettanto allarmante è quello della gestione dei canili illegali e dei randagi, stimato intorno ai 500 milioni di euro l'anno. Dato che per  le sue caratteristiche questa attività è più visibile e attira quindi l'interesse e lo sdegno di cittadini sensibili alla tutela degli animali, i controlli sono in questo caso più numerosi (ben 1649 controlli nei canili, 565 denunce, 1312 violazioni amministrative e 5900 animali sequestrati nel 2009).
Molte strutture, oltre a non soddisfare i requisiti richiesti dalla legge, sono spesso sovraffollate e inadeguate sotto l'aspetto igienico e strutturale, non sempre e non soltanto a fini di lucro, ma anche per scarsa sensibilità verso le condizioni degli animali in ambienti rurali e arretrati.

Desta molta preoccupazione un altro settore in costante aumento,la cosiddetta "Cupola del bestiame", con un fatturato annuo di almeno 400 milioni di euro. Le attività che rientrano sotto questa voce sono varie e vanno dai mercati paralleli di carni e prodotti derivati da animali, ai mattatoi, allevamenti e caseifici illegali, ai prodotti sofisticati o non controllati
(Figura 2), oltre 38mila tonnellate di alimenti, con significativi aumenti degli illeciti nei prodotti dietetici (+62%), nel latte (+33%), negli insaccati (+30%) e nel pesce (+43%).

La gamma dei reati connessi comprende le numerose truffe ai danni dell'Ue e dello Stato, il traffico illegale di medicinali, spesso usati anche in campo sportivo dagli atleti, il furto di animali da allevamento (nel 2009 in Italia sono stati registrati ancora circa duecentomila casi denunciati di abigeato), la falsificazione di documenti sanitari, fino alla commercializzazione di carni e derivati provenienti da animali malati.

 

 

 

Come si può capire soprattutto da questo aspetto, i crimini contro gli animali finiscono per avere conseguenze non indifferenti per gli stessi cittadini, dato che il sequestro di questa ingente massa di alimenti sofisticati comprende carne invasa da parassiti, formaggi e latte scaduti pronti per essere riciclati, o prodotti con latte proveniente da animali affetti da brucellosi, salumi scaduti, rietichettati e venduti come prodotti tipici, false uova biologiche o  a rischio salmonella, e fa temere che questa sia solo la punta dell'iceberg, come vediamo anche in questi giorni con il caso "mozzarelle blu" (Figura 3).

Un altro campo che non conosce crisi è il traffico illecito di fauna esotica protetta, circa un terzo di quello legale, con un business quantificabile in circa 500 milioni di euro l'anno. 
E'impressionante l'elenco di animali vivi e di prodotti ricavati da animali e parti di essi sequestrati in Italia nel 2009: leoni, tigri, scimmie, testuggini, boa constrictor, linci rosse, cavallucci marini fra gli altri, ma anche accessori realizzati con pelle di pitone, monili in avorio, giubbotti di pelle di procione, cinture in pelle di coccodrillo, caviale e così via, con una significativa crescita del commercio via internet.
Fortunatamente sono aumentati gli interventi e le operazioni di contrasto all'importazione illegale di cuccioli dai paesi dell'Est Europa.

Anche il mare non sfugge alle mire delle organizzazioni criminali (Figura 4), con un giro di affari annuo di circa 300 milioni di euro grazie al traffico di datteri di mare, o di ricci, destinati al mercato clandestino di ristoratori compiacenti, e l'uso delle spadare, per le quali le sanzioni sono in continuo aumento. La recente adozione del Regolamento dell'Unione Europea che impone  nuove  e più larghe misure delle reti da pesca per contrastare il fenomeno della pesca a strascico, oltre a nuovi limiti di distanza dalla costa, ha subito scatenato polemiche e richieste di deroghe da parte degli addetti al settore.

Un'altra attività da sempre nelle tradizioni del nostro paese, il bracconaggio, è ben lungi dal tramontare e tende anzi a coinvolgere non solo più romantici montanari appassionati di caccia, ma anche trafficanti di armi rubate o clandestine e gli stessi succitati trafficanti di animali, sia vivi che morti (la vendita di animali imbalsamati e il traffico di fauna per l'alimentazione umana, muovono un giro d'affari di circa 5 milioni di euro).
Sembra viceversa essere passato di moda il fenomeno dei combattimenti di cani, almeno per quanto riguarda le denunce presentate e le operazioni di polizia effettuate.

Un'altra commistione poco conosciuta  fra diversi settori dell'illegalità è quella fra traffico di stupefacenti e commercio di animali, o parti di essi, destinati al consumo umano. Sono stati registrati casi di droga nascosta nell'apparato riproduttivo delle mucche per facilitarne il trasporto; cocaina occultata tra calamari congelati o all'interno delle confezioni di carne in vendita nei banchi frigo dei supermercati, oppure nascosta tra scatole di mangime per cani e gatti.

Il problema principale da risolvere per il futuro è che i dati relativi al numero totale dei procedimenti penali sopravvenuti nel 2009, e al numero di indagati per reati a danno di animali, sembrano notevolmente inferiori alle varie notizie o segnalazioni di maltrattamento giunte alle associazioni da fonti non ufficiali, ma non per questo non attendibili. La lotta alla criminalità deve dunque contrastare questi fenomeni con maggiore forza, non tanto per spirito animalista, quanto per rafforzare la legalità nel nostro paese e contrastare organizzazioni che non trascurano nessun aspetto economicamente rilevante, senza alcuno scrupolo verso la salute pubblica.

Se d'estate abbandonate il vostro cane, in altre parole, venite a far parte di un mondo oscuro e poco allegro e contribuite a costruire un futuro preoccupante con il quale ognuno, prima o poi, dovrà raffrontarsi.

                                                   Luca Deaglio

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