Diverse sfide saranno centrali per la vita economica, sociale e politica del prossimo futuro, e almeno quattro saranno fondamentali per determinare le principali linee evolutive che ci aspettano.

Lungo un asse prevalentemente politico ed economico troviamo le sfide "pubblico versus privato" e "regolamentazione versus laissez-faire" mentre lungo un asse prevalentemente sociale troviamo la sfida del genere femminile per ottenere eguaglianza di diritti e un potenziale scontro generazionale (Figura 1).

Tutte queste dicotomie esistevano già negli anni scorsi ma la crisi ne ha, in molti casi, accentuato l'importanza.
Le interconnessioni tra ciascuna "partita" sono spesso evidenti (chi è a favore di una maggior predominanza del settore pubblico è spesso anche più propenso a chiedere maggiori regolamentazioni) e il risultato finale di questi quattro "match", per usare un'analogia sportiva, saranno determinanti per definire l'aspetto che avrà il mondo nei prossimi anni.

La prima sfida, "pubblico versus privato", ha assunto un'importanza strategica in seguito alla crisi di questi mesi.
Se infatti, a lungo, la scienza economica si è interrogata sul corretto mix pubblico-privato, negli ultimi decenni la crescita economica aveva fatto inclinare il pendolo a favore del mercato. L'improvviso stop, e la conseguente necessità di intervenire da parte dei governi nazionali, ha riaperto la partita. La maggior parte dei governi ha incrementato il proprio deficit, e i prossimi anni (mesi forse) saranno determinanti per capire se e in quanto tempo verranno attuate contro-mosse per ridurre l'incremento di spesa pubblica (Figura 2).

Sull'onda di questa sfida si sono giocate le stesse recenti elezioni inglesi, nelle quali i concorrenti hanno promesso un ridimensionamento del deficit pubblico, e della presenza dello stato nell'economia, dividendosi però sulle tempistiche prospettate per tornare vicini a livelli pre-crisi. Dalle diverse exit-strategy che i governi metteranno in atto dipenderà il futuro bilanciamento stato-mercato.
Le prime previsioni indicano però che le enormi spese sostenute in questi mesi provocheranno un aumento del debito pubblico che dovrà essere ripagato negli anni a venire: torneremo sull'argomento parlando dei potenziali scontri generazionali.

La seconda sfida è stata, anch'essa, rilanciata in grande stile dalla crisi economica. A causa di regolamentazioni inefficaci non si sono riusciti a contenere gli effetti del tracollo di alcune istituzioni finanziarie, e i governi sono dovuti intervenire per evitare il peggio.
Era scontato che in molti chiedessero, per il futuro, regolamentazioni più stringenti. Anche in questo frangente l'Inghilterra rappresenta un caso emblematico: Londra rappresenta il principale centro finanziario europeo e per questo, pur non negando in principio la necessità di nuove regole, il governo inglese ha fatto muro contro i paesi continentali e le autorità di Bruxelles per evitare decisioni che avrebbero reso meno dinamica la City.

 

Anche perché nel frattempo, la finanza ha già reagito alle prime misure (vedi tasse sui bonus) penalizzando Londra a favore di mete più attraenti, come gli Emirati Arabi.

La partita condotta dal genere femminile si gioca su due campi e con due prospettive diverse.
Nei paesi sviluppati, si gioca la vera partita per la parità. Da un punto di vista economico il tasso di occupazione femminile è ancora mediamente inferiore rispetto a quello maschile (in alcuni paesi molto inferiore); incrementarlo sarà importante per permettere alle economie avanzate di sostenere i loro tassi di crescita (Figura 3).

Nei paesi in via di sviluppo il problema è più drammatico: la discriminazione sistematica verso il genere femminile porta a fenomeni drammatici quali quelli dell'infanticidio verso i neonati di sesso femminile (Figura 4). Per arginare il fenomeno sarà necessario un profondo cambiamento nella cultura e nella percezione del ruolo della donna nella società. Qualche (timido) segnale si vede all'orizzonte, ma ancora molta strada rimane da percorrere.

L'ultima sfida, quella tra generazioni, è in atto da tempo. Sistemi pensionistici troppo generosi e debito pubblico elevato hanno fatto crescere l'onere finanziario che graverà sulle generazioni future.
Un parziale ribilanciamento è in atto ma l'invecchiamento della popolazione nei paesi avanzati rende il compito assai arduo (Figura 5).

È interessante notare che, come in un campionato (per proseguire con la metafora sportiva) ciascuna partita avrà importanti riflessi sulle altre che si stanno giocando (Figura 6). Il maggior debito pubblico causato dall'aumento di spesa per fronteggiare la crisi dovrà essere ripagato, almeno in parte, dalle generazioni future. L'aumento del tasso di attività femminile potrà controbilanciare parzialmente la riduzione di forza lavoro provocata dal fenomeno dell'invecchiamento della popolazione.

La questione che resta in sospeso, dall'analisi di queste quattro sfide, è la capacità (e anche l'opportunità) di saperle governare. L'esperienza passata ci insegna che non è facile. I sistemi pensionistici sono cresciuti troppo proprio perché la classe politica che li doveva regolare rispondeva alle esigenze di una coorte generazionale in età lavorativa che domandava crescenti garanzie per il periodo della vecchiaia.
E fenomeni quali la lotta per la parità dei diritti femminili sono in corso da decenni e proseguiranno, ma difficilmente potranno subire accelerazioni improvvise.

Sicuramente, però, meriteranno una crescente attenzione.

                                          Gabriele Guggiola

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