Nel 2005, quasi quattro esseri umani su dieci (per la precisione il 37,7 per cento) aveva meno di vent’anni; un quarto di secolo più tardi, nel 2030, questa percentuale si sarà ridotta di ben 7 punti percentuali, scendendo così al 30,6 per cento. Siccome però la popolazione totale sarà aumentata di quasi due miliardi di persone, il numero dei giovani non scenderà, ma anzi aumenterà di un centinaio di milioni, collocandosi poco sotto i due miliardi e mezzo.

Provate un senso di vertigine? E’ bene che ci facciate l’abitudine. Per essere cittadini responsabili di questo pianeta, occorre cominciare a ragionare in termini planetari, ossia prendere coscienza di quanti siamo e di quanti saremo. Tenendo conto che, se anche i demografi, come gli economisti e i meteorologi, sbagliano sovente le previsioni, su un arco di 25 anni non possono sbagliare più di tanto. Anche perché coloro che saranno vivi nel 2030 sono in gran parte già vivi oggi e i tassi di natalità e mortalità non variano in maniera improvvisa.

Armati di queste considerazioni, proviamo a fare un giro di ricognizione. La Figura 1, come del resto anche la Figura 4, utilizza un sistema di rappresentazione grafica detto “piramide della popolazione”: sull’asse verticale sono riportate, sotto forma di barre, le fasce di popolazione di cinque anni in cinque anni (cioè da zero a 4, da 5 a 9 anni, eccetera, in linguaggio tecnico dette “coorti”). Quest’asse verticale, incrociando l’asse orizzontale, lo divide in due parti: a destra gli uomini e a sinistra le donne. Il tutto è stato trasformato in valori percentuali per rendere confrontabili le due figure.

Se la natalità è costante, ogni coorte è meno numerosa di quella che la segue e la figura che ne deriva è larga alla base e si restringe sempre più andando verso l’alto; assume, cioè la forma di piramide. Se però la natalità scende e la vita si allunga, può ben succedere che coorti più anziane comprendano fasce di popolazione più numerose di quelle giovani e allora la piramide si rovescia (un inizio di rovesciamento è visibile per la popolazione anziana nelle figure 1 e 4).

La situazione della popolazione mondiale nel 2030 mette in luce questo embrione di invecchiamento mondiale, che dovrebbe poi aumentare vistosamente nei decenni successivi. I meno che ventenni perdono, come si è visto, 7 punti percentuali ma anche la fascia successiva (20-45 anni) comincia a pesare un po’ meno e perde 2 punti percentuali.

Per conseguenza, l’incidenza degli esseri umani con più di 45 anni aumenterà di 9 punti percentuali, ossia dal 24,8 al 33, 6 per cento. All’aumento della quota si aggiunge l’aumento della popolazione e si ottiene che questa fascia quasi raddoppierà, passando da 1,4 a 2,7 miliardi di persone. Tra di loro, quelli più propriamente anziani, ossia sopra i 65 anni, avranno un incremento ancora maggiore, passando da oltre 420 a quasi 910 milioni; le donne continueranno a essere in maggioranza, circa il 55 per cento; tra i superanziani, sopra i 75 anni, le donne rappresenteranno un po’ meno del 60 per cento.

Il numero dei nuovi nati subirà una sensibile contrazione (Figura 2), passando (ma questa è la parte più incerta della previsione) da 21 a 16,5 ogni 1000 abitanti, mentre il tasso di mortalità rimarrà all’incirca costante, pari a 10 morti l’anno ogni 1000 abitanti. In quest’ultimo movimento giocano due forze contrastanti che, in questi decenni, si annullano a vicenda: il benessere e le cure mediche allungano la vita (e quindi si ripercuotono negativamente sul tasso di mortalità) ma il numero degli anziani cresce (e questo si ripercuote positivamente sul tasso).  Per conseguenza, continueranno a esserci più nati che morti e la popolazione aumenterà, ma a un ritmo decrescente.

Lo si vede chiaramente nella Figura 3: ogni anno la popolazione mondiale aumenta di circa 55-65 milioni di persone (con tendenza di questa cifra a calare), il che significa che si aggiunge al totale l’equivalente della popolazione di un paese come l’Italia. Ci metteremo circa 14 anni a passare dai 6 miliardi del 1999 ai 7 miliardi prevedibili per 2013; ce ne vorranno però circa 17 per raggiungere, nel 2030, gli 8 miliardi.

Avete ancora le vertigini?  Eppure bisogna abituarsi; e considerare che, negli anni cinquanta, quando i terrestri erano circa tre miliardi, sembrava che sei miliardi avrebbero reso il mondo invivibile. Ora abbiamo superato quella cifra e, pur con tutti i nostri problemi ambientali, non siamo allo sfascio. Semplicemente, questo piccolo pianeta richiederà cure sempre maggiori.

                                                Mario Deaglio

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