I bambini-soldato nei conflitti contemporanei

Trecentomila: questo, secondo le Nazioni Unite e le maggiori ONG umanitarie, il numero dei bambini-soldato coinvolti nei conflitti del nostro tempo.
A titolo di paragone, si pensi che l’intero Esercito Italiano schiera – in tutto – circa centomila effettivi.

Ma cosa si intende quando si parla di bambini-soldato? Convenzionalmente, il limite di età minimo per lo svolgimento di prestazioni a carattere bellico è fissato a diciotto anni. Blande deviazioni da questo confine, tuttavia, sono oggi ancora accettate, anche nell’ambito delle forze armate regolari di alcuni paesi occidentali (es. Regno Unito). Il cuore del problema pertiene però soggetti ben più giovani: anche otto o nove anni, con casi limite che si spingono fino a cinque/sei anni. Sovente, gli adolescenti fra i quattordici e i sedici anni di età sono ormai veterani che si sono ritagliati una posizione di leadership.

Per quanto l’uso di minorenni nelle forze armate non sia una novità in senso assoluto, i tratti del fenomeno, oggi, tracciano una linea di cesura netta con il passato. Innanzitutto in senso quantitativo: nel corso della storia, mai un così gran numero di minori è stato coinvolto negli scontri armati. Ma non è solo la quantità a fare la differenza: mente un tempo i più giovani erano deputati a compiti di supporto, oggi operano in prima linea, combattendo, uccidendo e venendo uccisi.

La diffusione del fenomeno è globale (Figura 1). Circa due terzi dei conflitti, da Occidente a Oriente, sono testimoni della partecipazione di minori. Il dato attuale circa il ricorso ai bambini-soldato, se comparato con il suo omologo passato (Figura 2), potrebbe indurre ad un cauto ottimismo. Non bisogna tuttavia farsi trarre in inganno: l’incidenza percentuale del fenomeno è la medesima, ciò che invece si è ridotto è il numero dei conflitti.

L’impiego di minori armati è prassi comune in Africa, ma non riguarda solo tale continente. In America Latina si stima la presenza di undicimila bambini-soldato: in pratica, un guerriero su quattro è minorenne. In Colombia vengono impiegati tanto dalle forze ribelli di FARC ed ELN quanto da quelle filo-governative.

In Africa sono celebri i casi di Liberia e Sierra Leone degli anni ’90, ma è nella Repubblica Democratica del Congo di oggi che si possono trovare fra i trenta e i cinquantamila bambini-soldato, pari a circa un terzo di tutte le forze presenti nel paese. Tristemente celebre è anche il Lord’s Resistance Army (LRA) ugandese, guidato da Joseph Kony (su cui pende un mandato di arresto del Tribunale Penale Internazionale, e attualmente ricercato dall’Interpol – Figura 3). Passato da duecento a oltre diecimila effettivi proprio grazie all’arruolamento forzoso di minori, si stima che il movimento ne abbia rapiti fra i venti e i trentamila nel corso della sua ventennale attività.

In Asia, fra i tanti, spicca il caso delle Tigri Tamil, recentemente sconfitte dalle forze governative dello Sri Lanka. Nel corso delle loro operazioni, le Tigri Tamil hanno unito formazioni di bambini-soldato e di terroristi suicidi, ottenendo, grazie a questa discutibile applicazione del concetto di “armi combinate”, importanti vittorie.

 

Si potrebbero fare molti altri esempi.
Ma a che cosa è dovuto, oggi, il pervasivo impiego dei bambini-soldato nei conflitti? Diversi sono gli ordini di motivi. In primo luogo, l’avvento e la facile reperibilità delle cosiddette “armi leggere”. Di peso e dimensioni contenute, maneggevoli, robuste, affidabili, di semplice manutenzione, possono essere usate anche da dei bambini. E questo, purtroppo, è proprio ciò che avviene.
Il danno che infliggono, tuttavia, non è certamente ridotto quando a imbracciarle è un minore.

Ma se pure le armi moderne possono rendere letale anche un bambino, resta aperta una questione ben più centrale: come mai alcuni soggetti decidono di mettere in atto una pratica tanto abbietta quale l’arruolamento di minori?
La risposta è tristemente semplice: l’assenza di alternative praticabili. Sovente, le organizzazioni che ricorrono a bambini-soldato lo fanno poiché ciò consente di generare con facilità una forza, essendo il reclutamento forzoso e l’indottrinamento – spesso caratterizzato da atrocità – assai rapido. Anche gruppi privi di una ideologia credibile, e quindi incapaci di generare attrazione presso reclute potenziali, sono in grado così di mettere in campo un braccio armato e condurre la loro lotta.

Naturalmente, non mancano di far sentire il loro peso anche fattori più contingenti, quali la penuria di adulti. Questo può essere il caso in situazioni in cui il conflitto dura da molto tempo, e dove gli adulti disponibili sono quindi già stati arruolati – o sono già caduti. Ma è anche vero laddove epidemie di HIV/AIDS si siano manifestate con particolare pervicacia, alterando la distribuzione demografica a danno dei soggetti più maturi, e generando inoltre notevoli quantità di orfani, le reclute preferite. Nella sola Africa sub-sahariana – l’area di maggiore incidenza (Figura 4) – l’HIV/AIDS provoca circa cinque milioni di morti l’anno.

Vanno considerati anche aspetti di natura prettamente militare. In primis, la facilità con cui una forza di bambini-soldato può essere generata, permette di ricostituire rapidamente i ranghi, anche in caso di sonora sconfitta. Non sono assenti poi altri vantaggi, di livello più “tattico”, quali il disorientamento che una massa di bambini armati può causare nei nemici (lo sanno bene i militari britannici catturati dai West Side Boys in Sierra Leone nel 2000, e successivamente liberati grazie a un intervento dei SAS); la loro insospettabilità quando usati come corrieri, spie, o anche bombe umane; la forte aggressività che li caratterizza, data la loro inconsapevolezza del pericolo.

I conflitti in cui combattono minori divengono dunque più difficili da risolvere, anche con l’uso della forza. D’altro canto, questo genere di considerazioni dovrebbe aiutare a rendere evidente come la leva morale non possa che essere uno strumento assolutamente inefficace nei confronti di coloro che hanno deciso di ricorrere ai bambini-soldato per perseguire la loro agenda.

                                                 Stefano Ruzza

Commenti

Comments are now closed for this entry