Tra i temi più dibattuti al momento e che continuerà a tener banco anche nei prossimi anni, vi è la sicurezza alimentare.

Ne sono esempio le negoziazioni avvenute in seno al recente G8 di  Lough Erne e al G20 in Messico nel 2012, da cui sono scaturite numerose iniziative volte a dare una svolta all’annoso problema della fame nel mondo. E non si dimentichi neppure che nel 2015 si tornerà a discutere ampiamente di come garantire un’alimentazione adeguata all’intera popolazione mondiale in modo sostenibile nel corso dell’EXPO, che porterà governi, imprese, organizzazioni internazionali e società civile intorno allo stesso tavolo con la speranza di individuare soluzioni efficaci e di arrivare alla sottoscrizione del Protocollo di Milano sulla sicurezza alimentare.

Ma quali sono le informazioni che abbiamo a disposizione? Le Nazioni Unite parlano di un pianeta che nel 2050 avrà9,6 miliardi di abitanti, situati in gran parte in Africa e Asia (Figura 1), i quali dovranno spartirsi risorse naturali già pesantemente minacciate da una gestione inefficiente e non sostenibile e vivere sottoposti a condizioni climatiche sempre più instabili ed estreme (Figura 2).

Nel periodo 2011-2013 il numero di persone malnutrite ammonta a842 milioni, con una netta concentrazione in Asia e Africa, regioni che nel 2013 hanno registrato i valori più alti dell’Indice Globale della Fame (Global Hunger Index), il quale cattura la multidimensionalità del fenomeno della fame attraverso l’analisi non solo della denutrizione, ma anche della proporzione di bambini sottopeso e della mortalità infantile (Figura 3).
Sebbene vi siano stati cambiamenti incoraggianti nel corso del tempo, che hanno portato a ridurre il fenomeno sia in termini assoluti sia relativi e che con molta probabilità permetteranno di raggiungere l’Obiettivo del Millennio di eradicare la fame entro il 2015, ancora molto rimane da fare (Figura 4).  

Sebbene ancora si tenda ad individuare nell’incremento della produzione la soluzione ideale, numerose ricerche confermano che nel mondo già si produce una quantità di cibo sufficiente a coprire il fabbisogno alimentare non solo dell’intera popolazione mondiale, ma anche di quei 9 miliardi di individui previsti per il 2050. Come si spiega, allora, il fenomeno della fame? Innanzitutto con il concetto di accesso al cibo.

La maggior parte dei Paesi dove è più forte l’insicurezza alimentare sono quelli in cui la porzione di popolazione al di sotto della soglia di povertà è particolarmente alta (Figura 5). Ciò fa sì che, nonostante i mercati locali siano riforniti di prodotti alimentari, solo alcune fasce della popolazione possano acquistarli in quantità tali da garantirsi pasti adeguati in termini di quantità e qualità.

 

Un ulteriore limite è posto dalla rete logistica che ruota intorno alla produzione, al trasporto e alla conservazione del cibo: la sua limitata estensione o l’inadeguatezza creano un vero e proprio paradosso, fatto di prodotti che incontrano molte difficoltà a raggiungere i consumatori o che non possono essere conservati in modo adeguato, con conseguenti sprechi elevatissimi proprio in quelle stesse zone dove manca il cibo. Si pensi, ad esempio, che nel solo continente africano il trasporto dalle campagne alle città comporta una perdita di ben il 50% della produzione!

Questo quadro si fa ancora più sconcertante se si considera anche l’altra faccia della medaglia. Infatti, mentre in alcune parti del mondo migliaia di persone non arrivano a sostentarsi adeguatamente, in molte altre, e principalmente quelle del cosiddetto Nord del mondo, crescono i problemi legati all’obesità.

Si pensi, ad esempio, che per ogni persona sottonutrita esistono quasi due persone che soffrono di obesità o sovrappeso (Figura 6). Anche in questo caso ingenti quantità di cibo vengono prodotte, ma non raggiungono mai le tavole dei consumatori a seguito di abitudini di acquisto e consumo non equilibrate: nei Paesi sviluppati, infatti, lo spreco avviene per lo più a valle della catena di produzione, a livello domestico. Se considerato a livello globale, questo fenomeno raggiunge la cifra record di 1,3 miliardi di tonnellate ogni anno, ovvero quanto basta per nutrire per ben quattro volte quei milioni di individui che soffrono la fame.

E’ chiaro, quindi, come il tema della sicurezza alimentare sia un fenomeno complesso, che, tuttavia, non può essere limitato alla sola analisi della catena di produzione e di consumo, in quanto vede coinvolti interessi ed attori legati ad una vasta gamma di settori economici.
Basti pensare, ad esempio, che sono numerosissimi gli investitori coinvolti nel mercato delle commodities agricole che si occupano non tanto di acquistare derrate alimentari di vario tipo che poi utilizzeranno a scopi produttivi, ma piuttosto di effettuare vere e proprie operazioni finanziarie, spesso a carattere speculativo.

Se a tutto ciò si aggiungono la crescente riduzione della biodiversità ed il persistere di forti interessi “mascherati”, appare subito chiaro quanto sia ancora lungo ed impegnativo il percorso che si dovrà compiere per garantire al mondo la piena sicurezza alimentare.

                                             Chiara Gonella

Commenti