Pechino è la capitale della Cina dal 1267, quando le orde mongole riuscirono ad assumere il controllo dell'intero paese e la ricostruirono ex novo dopo aver raso al suolo la città preesistente.

Durante i secoli, è stata concepita per ispirare ammirazione e rispetto in tutto l'impero, finchè Mao non decise di svilupparla come "città dei lavoratori", al fine di promuovere una rapida industrializzazione. Nel periodo della rivoluzione culturale (1966-1976) furono lanciati un gran numero di progetti industriali su larga scala e una parte dell'eredità architettonica del passato fu distrutta per far posto alle fabbriche. Al termine di questa fase, il ruolo di Pechino tornò ad essere politico, amministrativo e culturale, con uno sviluppo urbano più equilibrato.

L'attuale città, nella sua intera municipalità, si estende su un area dieci volte più vasta di Londra e conta oltre 15 milioni di abitanti. I ventinovesimi Giochi Olimpici, che saranno ospitati dall'8 al 24 agosto, rappresenteranno una nuova svolta per la città e per l'intera Cina.

"One world, One dream" è lo slogan ufficiale con cui la Cina, dopo anni di impetuosa crescita economica e industriale, si presenterà al mondo intero per mostrare la sua nuova immagine, quasi come in un esame di maturità per l'ammissione ufficiale a quella comunità internazionale di cui è in realtà già da anni prima attrice. Come è ormai consuetudine, la sede delle Olimpiadi approfitta dell'occasione per  darsi un volto nuovo: impianti all'avanguardia (undici quelli realizzati ex novo), ristrutturazione dei centri già esistenti e nuove infrastrutture per un investimento totale di circa 200 miliardi di dollari.
Il nuovo aeroporto è il più grande al mondo, con una superficie di un milione di metri quadri, e accoglierà 75 milioni di passeggeri diventando il secondo scalo dopo Atlanta; fornisce impiego a circa 50.000 persone e ha richiesto una spesa di 2,7 miliardi di euro, una cifra enorme ma giustificata dalle future ambizioni turistiche cinesi.

Lo stadio Nazionale  che ospiterà la cerimonia inaugurale, le gare di atletica e le partite di calcio, ha una capacità di 91mila posti a sedere ed è costato da solo circa mezzo miliardo di dollari.
Si stima che almeno 3 milioni di persone saranno presenti nella capitale cinese, fra turisti, atleti, allenatori e giornalisti accreditati. Dal punto di vista sportivo e dell'orgoglio nazionale, i cinesi si aspettano molto dai Giochi, per affermarsi a livello mondiale e scalzare gli Stati Uniti dal gradino più alto del podio per numero di medaglie d'oro vinte (obiettivo già sfiorato nell'ultima edizione di Atene 2004).

Ma le Olimpiadi moderne sono ormai diventate in gran parte un evento di rilevanza economica. L'economia di Pechino ha già registrato, negli ultimi dieci anni, una forte crescita annuale del suo PIL: nel 2005 era l'11,9%, molto al di sopra della media nazionale dell'8,7% (Figura 1), mentre il PIL  pro capite ha raggiunto i 45.400 Yuan, il quadruplo rispetto al 1995 (Figura 2). Analogamente sono aumentati i consumi di ogni genere e il terziario è diventato il settore trainante.

Grazie al "fattore Olimpiadi", Pechino può aspettarsi una crescita ulteriore, soprattutto nel commercio, nella finanza e nelle assicurazioni, calcolata in circa un punto percentuale di PIL (Figura 3) e in quasi due milioni di nuovi posti di lavoro nel periodo 2004-2008 (destinati peraltro a ridimensionarsi con la fine dei Giochi). Del resto l'impulso generato dai 16,65 miliardi di dollari in investimenti diretti, non potrà che essere impetuoso: l'80% dei fondi è stato destinato a telecomunicazioni, infrastrutture e servizi e al miglioramento dell'ambiente (Figura 4).

E' proprio questo tema il tallone d'Achille dei prossimi Giochi: da due anni scienziati e tecnici stanno cercando una soluzione per diminuire la coltre di smog che avvolge la città (nel 2007 gli investimenti per il controllo dell'inquinamento sono stati di circa 3 miliardi di dollari).

Le misure adottate, come l'introduzione di più di 200 milioni di alberi, il divieto di circolazione a 15mila taxi e 300 bus non in regola con le emissioni di idrocarburi e la chiusura di industrie chimiche altamente inquinanti, non sembrano per ora aver sortito gli effetti sperati. Pechino, in effetti, è considerata una delle città più inquinate al mondo e la possibilità che possa raggiungere l'obiettivo, stabilito dal CIO, di 239 giorni all'anno di un'aria di qualità accettabile per le Olimpiadi è assai remota. Proprio in questi giorni, in seguito alla notizia della rinuncia del celebre maratoneta etiope Gebresilasie a causa dello smog, il ministero dell'Ambiente cinese si è visto aumentare fondi e poteri, che in ogni caso non saranno magici… E' prevista la chiusura delle fabbriche intorno a Pechino almeno 3 mesi prima dei Giochi; durante le competizioni verrà diminuito in maniera drastica il numero dei veicoli a motore che potranno circolare nelle aree interessate alle gare e circa il 10% dei benzinai sospenderà l'attività. Il problema sarà acuito dal caldo elevato  e dall'umidità dell'estate cinese, un mix che ha già messo in preallarme gli atleti.

A dispetto delle celebrazioni di facciata e dell'entusiasmo della popolazione, la lista dei problemi irrisolti è consistente. Le critiche di vario genere a tutte le recenti edizioni dei Giochi sono ormai una costante, ma le obiezioni mosse a Pechino sono così numerose da far tornare alla mente l'atmosfera dei bei tempi della guerra fredda. Attivisti e dissidenti evidenziano da tempo le sistematiche violazioni dei diritti umani in Cina e in Tibet, la mancanza di libertà politica e di espressione, l'aiuto a Stati dittatoriali come il Sudan. Da più parti si sostiene che i Giochi abbiano finora significato lo sfruttamento di milioni di migranti impiegati nelle grandiose opere olimpiche, con paghe minime e garanzie insufficienti, e l'esproprio di decine di migliaia di abitazioni a Pechino, con risarcimenti irrisori che hanno creato nuovi senzatetto.  Durante le Olimpiadi l'acqua potabile sarà garantita solo all'interno del villaggio olimpico, malgrado le spese sostenute per modernizzare la capitale. Molti residenti hanno protestato contro la costruzione di cabine elettriche ad alto voltaggio nei pressi delle loro abitazioni, necessarie per garantire l'elettricità. Non sono mancati i casi di corruzione, come quello che ha coinvolto il vice sindaco di Pechino, Liu Zhihua, arrestato per aver intascato tangenti.

Il quadro si completa con le indiscrezioni sulle presunte "fabbriche" di atleti poco più che bambini, strappati alle famiglie e allenati con ritmi disumani e il ricorso alla biogenetica. Situazioni che  in realtà si sono già verificate in vario modo un po' ovunque nel mondo.

Chi non bada a queste sfumature sono gli sponsor (Figura 5): nei prossimi 12 mesi le grandi multinazionali spenderanno almeno 2 miliardi di dollari per sfoggiare il logo olimpico sui propri prodotti o per accaparrarsi gli spazi pubblicitari sulle televisioni, impegnate nella loro personale interpretazione dello spirito olimpico.
Come reagirà la Cina a questa apparentemente pacifica invasione dell'occidente (Figura 6) non è prevedibile. Il muro di Berlino cadde nove anni dopo le Olimpiadi di Mosca, peraltro boicottate dagli USA e da altri paesi. Saprà la Grande Muraglia resistere alle lusinghe del consumismo che già da anni ha messo nel suo mirino l'imponente mercato cinese? Come evolverà l' esplosiva situazione del Tibet, che proprio in questi giorni è teatro di violenti tumulti, con il Dalai Lama e i monaci buddisti impegnati a coinvolgere la popolazione locale in una battaglia sacra che li pone sotto i riflettori dell'opinione pubblica mondiale ? Quale sarà, insomma, l'altra faccia delle medaglie d'oro che andranno a rimpinguare le consistenti riserve auree di Pechino?

                                                    Luca Deaglio

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