Il 2008 in Oceania registra transizioni politiche e costituzionali, ma anche lo stallo della situazione nelle isole Fiji (Figura 1).

Le elezioni parlamentari di novembre 2008 in Nuova Zelanda vedono la vittoria del Partito Nazionale, conservatore, che scalza dal governo la signora Helen Clark. Il partito laburista governava il Paese dal 1999, benchè dal 2005 fosse in coalizione con il partito populista New Zealand First, coinvolto in uno scandalo per finanziamenti illeciti al partito, che ha minato la credibilità del governo stesso.
Il nuovo esecutivo, guidato da John Key con l'appoggio anche di sei parlamentari di piccoli partiti di destra, ha annunciato una politica più attenta alla comunità imprenditoriale, ha promesso una burocrazia più snella, e si è posto l'obiettivo di arrestare il consistente flusso migratorio verso l'Australia.
La sfida più impegnativa sembra tuttavia quella di fronteggiare la crisi economica globale (Figura 2 e Figura 3), che ha raggiunto anche le lontane isole del Pacifico.

Nell'atollo di Nauru, ad aprile 2008, si tengono le elezioni anticipate convocate dal Presidente Marcus Stephen, dopo che i risultati delle consultazioni dell'agosto 2007 avevano portato alla paralisi politica del Paese, che deve affrontare un vero incubo economico. Infatti, il nuovo governo laburista australiano di Kevin Rudd annuncia la chiusura del centro di detenzione destinato a ospitare coloro che cercano asilo in Australia, in attesa di conoscere l'esito del procedimento amministrativo avviato con la richiesta di asilo. Per Nauru, ospitare il centro significa ottenere aiuti finanziari da Canberra, nonché la remissione del debito e combustibili gratis. Inoltre, un decimo dei tredicimila abitanti lavorava per questa struttura.  

Il declino economico di Nauru è davvero stupefacente, se si pensa che negli anni '70 era uno dei Paesi più ricchi al mondo grazie allo sfruttamento dei vasti giacimenti di fosfati, utilizzati nella composizione dei fertilizzanti.
Tale ricchezza venne presto dilapidata, a causa dello sfruttamento incontrollato delle risorse, degli investimenti sbagliati realizzati con i fondi sovrani (uno dei primi esperimenti storici con questo strumento finanziario). In seguito Nauru si è riciclato come paradiso fiscale, contribuendo alla sua cattiva fama di essere divenuto un luogo ospitale per i più loschi affari del pianeta, che vedono anche il coinvolgimento della mafia russa.
A Nauru il sistema dei partiti è molto debole, e infatti tutti i diciotto membri del Parlameno sono classificati come indipendenti: contano piuttosto i legami personali e gli interessi economici di cui ciascuno è portatore.

Impegnati in una lunga transizione dalla monarchia assoluta alla democrazia, i 108.000 abitanti dell'arcipelago di Tonga si recano in aprile 2008 alle urne per l'elezione del Parlamento. Fu soltanto nel 2005 che il sovrano permise a politici eletti di entrare a far parte del proprio governo. Nel novembre 2006 si svolsero gravi disordini nella capitale Nukualofa, dovuti allo scontro tra i democratici radicali e i realisti.

 

Fino ad oggi il re ha mantenuto il controllo finale del governo, ma il nuovo monarca Tupou V (sul trono dal 2006, ma ufficialmente incoronato solo in luglio con una fastosa cerimonia che si ispira alla tradizione monarchica britannica) ha dichiarato che non pretende più di scegliere tutti i ministri e ha promesso che alle prossime elezioni del 2010 il numero dei rappresentanti popolari passerà da 9 a 17, mentre 9 seggi continueranno ad essere riservati ai nobili e il numero dei parlamentari nominati dal re passerà da 15 a 4. Il Primo Ministro sarà scelto dal Parlamento. Il re ha anche liquidato i propri interessi economici nelle telecomunicazioni e nell'energia.

I risultati delle elezioni sono complessi, e riflettono la composizione geografica dell'arcipelago: i radicali, guidati da Aklisi Pohiva, che auspicano una transizione democratica più veloce e più netta, vincono nel gruppo delle Tongatapu, il più meridionale e dove si trova la capitale, ma i conservatori ottengono il miglior risultato negli arcipelaghi più a nord (Ha'apai, Vava'u e Niuas). Le elezioni del 2010 saranno quindi cruciali per capire se Tonga diventerà una monarchia costituzionale a tutti gli effetti o se una parte della popolazione contrasterà la transizione per paura di perdere i propri privilegi. 

Invece, permane nelle Fiji il governo autoritario di Frank Bainimarama, Primo Ministro a capo di un Consiglio Militare, che non ha ancora indetto elezioni, come aveva promesso. Giunto al poter con un golpe nel 2006, fino ad oggi Bainimarama ha goduto del sostegno dell'esercito e della minoranza indiana (37% della popolazione), ma non degli indigeni (che rappresentano il 57% della popolazione). Ad agosto 2008, però, il leader della minoranza indiana, Mahendra Chaundry, che rivestiva l'incarico di ministro delle finanze, viene silurato da Bainimarama, che prende il suo posto, rischiando così di perdere il consenso dell'etnia portata sull'arcipelago dagli inglesi, per rafforzare la manodopera nelle coltivazioni di canna da zucchero.

Nel gennaio 2009 i leader del Forum delle isole del Pacifico (Figura 4), riuniti a Port Moresby in Papua Nuova Guinea, lanciano un ultimatum al Primo Ministro: se non verranno indette elezioni democratiche entro il 2009, le Fiji saranno sospese dall'organizzazione. Bainimarama giustifica la propria posizione sostenendo che le elezioni si potranno svolgere solo dopo l'attuazione della modifica del complesso sistema di voto, che prevede la rigida separazione su base etnica. Secondo il Primo Ministro, questo sistema ha favorito l'odio razziale ed è stato la principale causa dell'instabiltà del Paese, che ha registrato tre colpi di Stato negli ultimi trent'anni. Il governo vorrebbe chiedere aiuto  alle Nazioni Unite e al Commonwealth per avviare una discussione sulle ipotesi di riforma, ma alcuni Stati del Forum, come la Nuova Zelanda, sono contrari al coinvolgimento di altre organizzazioni internazionali.

                                            Giuseppe Gabusi

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