La spesa pubblica per la salute negli Stati Uniti è complessivamente minore di quella della vecchia Unione Europea: Regno Unito e Italia, Francia e Germania con poco più di 220 milioni di abitanti spendono complessivamente quanto gli Stati Uniti con 300 milioni (Figura 1). E questo in parte perché, appunto, gli europei sono più vecchi e quindi con maggior necessità di cure e in parte perché il sistema americano privilegia la spesa privata. Se infatti si passa alla Figura 2, nella presentazione di questa scheda gli Stati Uniti sono molto più "tondi", grossi quasi quanto l'Europa e l'Asia messe assieme..

Queste due rappresentazioni della spesa sanitaria fanno parte di un progetto congiunto dell'università inglese di Sheffield e di quella americana del Michigan per una mappatura generale delle malattie e fanno uso di un sistema cartografico nuovo, che deforma il profilo dei paesi in base ai parametri studiati in maniera molto più precisa di analoghi programmi del passato.

Il quadro di (alcuni) nostri malanni appare così in tutta la sua chiarezza. In quanto a spesa, il Sud del mondo quasi scompare e l'Oriente cinese e indiano risulta molto striminzito, il che è naturale se si pensa che uno dei bisogni maggiormente sentiti dai paesi ricchi è proprio quello della salute e che la speranza di vita alla nascita ha ripreso ad aumentare nei paesi ricchi non più per diminuzione della mortalità infantile (ormai ai minimi termini) quanto per la diminuzione della mortalità "senile", ossia per l'allungamento della vita. Basti pensare che una donna giapponese che nasce ora ha una speranza matematica di vivere 87 anni: questo significa che su mille bambine nate ora, e senza tener conto dei miglioramenti futuri, 500 dovrebbero essere ancora in vita appunto tra 87 anni. Non sempre però ricchezza e longevità vanno a braccetto: l'Italia è ai primissimi posti per longevità, meno nella classifica del prodotto per abitante. Gli Stati Uniti spendono moltissimo ma non sono particolarmente longevi.
Date queste premesse, il numero dei medici, che viene mostrato dalla Figura 3, presenta alcune sorprese: nella vecchia Europa i medici sono molto numerosi, in particolare in Italia (che appare più grande del Regno Unito e della Francia); un confronto con le figure precedenti mostra che gli Stati Uniti risultano meno grandi mentre l'Europa dell'Est acquista peso e la Cina è più grande degli Stati Uniti. Il motivo?

 

I paesi socialisti davano molta importanza alla medicina e avevano un gran numero di medici (e sotto questo aspetto l'Italia si avvicinava al loro modello); negli Stati Uniti e in Gran Bretagna invece i medici sono relativamente pochi e quindi molto specializzati e molto efficienti in termini di numero di pazienti tenuti sotto controllo.

Uno sguardo ora ai malanni di questo secolo. Per ora ne sono stati tradotti in cartine soltanto due, l'AIDS e la malaria (Figura 4 e Figura 5); in entrambi, purtroppo - e se ci scusate il gioco di parole - l'Africa fa la parte del leone. Nella Figura 4 si può osservare che, con una percentuale di popolazione infettata dal virus HIV pari a circa il 25 per cento della popolazione giovanile, il Sudafrica è il paese in cui questo flagello è maggiormente presente, anche a seguito di una politica di prevenzione drammaticamente sbagliata (una parte del mondo politico sudafricano ha rifiutato a lungo di "credere" all'AIDS). Al di fuori dell'Africa, l'India è la zona più colpita, in marcato contrasto con la Cina. A fronte della diffusione in queste aree, le Americhe e l'Europa presentano un quadro molto più ridotto.

Un'enfasi ancora maggiore sull'Africa è relativa alla malaria (Figura 5) che concentra oltre l'80 per cento dei casi registrati nel mondo. La malaria è tristemente radicata nelle zone tropicali grazie a fattori climatici e più sulla costa Orientale (Mozambico, Tanzania) che su quella occidentale.

Un quadro, insomma, tutt'altro che rassicurante che non tiene conto di nuove infezioni postoperatorie e di malattie che per ora stanno dietro l'uscio come l'influenza aviaria. Al di là dell'altruismo, per rendere sicuro il mondo, una parte della spesa sanitaria andrebbe spostata nei paesi maggiormente a rischio. E' un compito tecnicamente difficile e politicamente arduo  ma se non ci si muove in questa direzione, la sicurezza sanitaria dei paesi ricchi potrebbe attenuarsi fortemente in futuro.

                                                  Mario Deaglio

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