Il Continente africano sta affrontando negli ultimi anni alcune difficoltà dovute sia a tendenze globali sia a dinamiche locali. Secondo i dati della Banca Mondiale, la crescita dell'Africa nel 2015 non ha superato il 3%, contro un +4,5% del 2014: si tratta del risultato più debole dal 2009 ma il rallentamento è in linea con quello dell'intera economia mondiale messo in luce dalla stessa fonte.. La crescita del reddito pro-capite è bassa, appesantita dalla crescita della popolazione – secondo i dati OCSE la popolazione africana, circa un miliardo di persone nel 2010, dovrebbe raddoppiare per il 2050 (Figura 1).

Il Fondo Monetario Internazionale presenta cifre simili: una tasso di crescita del PIL (a prezzi costanti) del 5,03% nel 2014, contro un +3,8% nel 2015, e un PIL pro capite annuo a parità di potere d'acquisto che si attesta tra i 3.700 e i 3.800 Dollari nel biennio considerato: il 3% del totale mondiale. Sembrano lontani i tempi della cavalcata costante del PIL africano, tra il 2002 e il 2008, quando la media del tasso di crescita oscillava tra il 5 e il 7% all'anno: dal 2009 il trend diventa volatile (Figura 2). La gran parte del rallentamento è però dovuta alla brusca caduta della crescita nei paesi dell'Africa Settentrionale, con la sola esclusione del Marocco, dove il calo è stato più contenuto.
La volatilità degli andamenti del PIL mondiale, sull'onda della cosiddetta "recessione globale" dopo il 2009 non poteva non creare contraccolpi anche per le maggiori imprese africane: secondo la rivista Jeune Afrique (speciale n°43, maggio 2016), il fatturato delle prime 500 aziende, che crescevano del 10% nel 2006 e del 24% nel 2007, sono crollate di 8,8 punti percentuali nel 2014, passando dai 743,4 miliardi di Dollari nel 2013 ai 690,5 miliardi l'anno successivo.
Analizzando le cause, non bisogna dimenticare l'influenza di un fenomeno mondiale quale la caduta dei prezzi delle materie prime. Come riporta il Sole 24 Ore, il Bloomberg commodity index, un paniere delle principali materie prime, è sceso nel 2015 del 50% rispetto al 2011 e le azioni che operano con le materie prime sono tra le peggio performanti sullo Standard&Poor's 500 - indice principale di Wall Street. Un fenomeno che secondo l'analisi del quotidiano andrebbe legato al rallentamento della produzione di Cina e altri ex Paesi emergenti e che non riguarda il solo continente africano.


Tra le cause "africane" che segnala Jeune Afrique c'è invece, un'evoluzione sfavorevole dei cambi – nel 2014 diverse valute africane hanno perso valore, come il Rand sudafricano (-9,6%), il Dinaro algerino (-10,1%) e il Dirham marocchino (-8,7 %) - e il calo di profitti delle imprese degli importanti settori petrolifero e minerario (Figura 3) - 41 miliardi di Dollari in meno per l'industria estrattiva tra il 2013 e il 2014 - ma anche l'aumento della concorrenza e un clima di affari spesso delicato, data la situazione geopolitica di alcuni Paesi.
A questo proposito, la Banca Mondiale annovera tra i motivi di debolezza l'aumento degli spostamenti forzati di popolazione in seguito a violenze e conflitti (Figura 4), il traffico di esseri umani, la pirateria, l'estremismo religioso, così come le pandemie – sebbene il caso ebola sia in realtà un successo per la sanità pubblica africana -  e il cambiamento climatico: questi elementi di vulnerabilità accrescono l'incertezza, rendendo gli affari in Africa più difficoltosi e minacciando la produttività e la crescita.

Rimane peraltro il fatto che la crescita stessa della popolazione e una migliore strutturazione dei sistemi economici africani – nei quali è sempre più frequente un risparmio finanziario delle famiglie – ha controbilanciato almeno in parte la caduta della tradizionale domanda estera. Per questo motivo non deve stupire che diverse previsioni per i prossimi anni annuncino un aumento del tasso di crescita: l'African Economic Outlook 2015 (OECD e UNDP) prevede che nel 2016 il PIL del Continente crescerà del 5%, mentre il Fondo Monetario Internazionale prevede un +4,3% per l'anno in corso e una crescita di circa il 5% all'anno dal 2017 al 2020: sebbene si tratti di previsioni incoraggianti, se si dovessero avverare, il periodo di crescita sostenuta del Continente africano potrebbe essere arrivato a un rallentamento significativo.
Le multinazionali attive in Africa sembrano meno vulnerabili a queste dinamiche, anche se la concorrenza delle imprese locali sta erodendo fette crescenti di mercato e creando loro qualche difficoltà. (Figura 5) Non mancano infatti in Africa esempi di imprese che, in diversi Paesi, mantengono un buon tasso di crescita malgrado le tempeste congiunturali.

È il caso del fatturato di bevande analcoliche, che vede un +19% in Camerun - dove le locali Planet e Source du Pays strappano percentuali di mercato a Coca Cola - un +11,3% in Nigeria, un + 10% in Marocco e un +9% in Tunisia, in un settore, quello delle bevande – alcoliche incluse - che nel 2014 registra un calo di vendite delle prime 100 imprese africane del 5,5%.
È il caso anche del settore dei materiali da costruzione - le cui prime 50 imprese africane aumentano nel 2014 il giro d'affari del 3,8%, guidate dai due giganti nigeriani Dangote Cement e Lafarge Africa – o di aziende della distribuzione come la marocchina Marjane (+40%), l'ivoriana Prosuma (+14,4%) o la sudafricana Sophrite (+11,2%), contro un calo generale del settore (-12,3% per le prime 50 imprese in Africa).
È il caso infine di un gigante sudafricano del settore agro-alimentare, Bidvest Foods, che nel 2014 fattura 8 miliardi e 803 milioni di dollari, staccando nettamente il secondo classificato nel settore, l'algerina Cevital, che non supera i 2 miliardi e 900 milioni di Dollari. Un risultato che nel 2014 spinge il tasso di crescita del fatturato delle prime 100 imprese del settore a un +16,3%.
Situazione difficile, invece, per il settore minerario (-23,9% di fatturato per le prime 50 imprese africane), per gli idrocarburi (-13,8% per le prime 50 imprese africane) e per le telecomunicazioni (-13,8% per le prime 50 imprese africane). Un calo del tasso di crescita che tuttavia non ha impedito a due giganti petroliferi, l'algerina Sonatrach e l'angolana Sonagol, di conquistare le prime due posizioni nella classifica di Jeune Afrique delle migliori 500 imprese africane, totalizzando un fatturato di circa 95 miliardi e 800 milioni di dollari: quasi la metà dei guadagni totali delle prime 10 imprese in classifica.

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