Le Olimpiadi di Londra 2012 si sono concluse con un ottimo bilancio in termini di affluenza di spettatori, di risultati agonistici e di seguito mediatico.

Poco prima dell'inizio ufficiale dei Giochi, la banca d'investimenti americana Goldman Sachs ha pubblicato un rapporto, The Olympics and Economics 2012, in cui l'evento sportivo più importante viene analizzato dal punto di vista economico, del suo impatto sul paese ospitante, sui mercati borsistici e su altre variabili, spingendosi poi anche in un delicato pronostico su quelli che sarebbero dovuti essere i risultati finali del medagliere.

Per quanto lo sport in generale sia ormai diventato a tutti gli effetti un settore economico di importanza non trascurabile, tentare di ingabbiare in parametri economici già di per sé approssimativi il mondo dello sport, che è in gran parte ancora dominato dall'aleatorietà e dall'imprevedibilità, pare un esercizio di stile o poco più.

Se è vero che le analisi condotte con strumenti economici e finanziari sono spesso importanti nell'interpretazione di molti fenomeni, la loro inadeguatezza in altri ambiti, come l'attuale crisi globale, è stata evidenziata da molti. In particolare, ha destato stupore il disperato sfogo di Jean-Claude Trichet, che, poco prima di lasciare la presidenza della Banca centrale europea, disse di sentirsi "abbandonato" dai modelli tradizionali e invocò l'aiuto di altre discipline - la fisica, l'ingegneria, la psicologia e la biologia - perché dessero il loro contributo per spiegare la situazione in atto.

Un pesante atto d'accusa e un appello a cui risposero alcuni epidemiologi e studiosi di cambiamenti climatici, mentre il premio Nobel per l'economia Robert Lucas  si limitò ad affermare che la crisi non è stata prevista perché la teoria economica prevede che eventi del genere non possono essere previsti, assolvendo l'intero sistema.

Diamo dunque un'occhiata alle intuizioni delle menti di Goldman Sachs sul significato dei Giochi Olimpici dal loro punto di vista.

Ospitare le Olimpiadi non è sempre stato un buon affare, soprattutto per Monaco nel 1972 e Montreal nel 1976, mentre il ritorno economico fu considerevole per Los Angeles 1984, Barcellona 1992 e Atlanta 1996. Molti pensano che fra le cause della crisi greca vada inclusa anche l'organizzazione dei Giochi del 2004. Londra ha speso complessivamente 8 miliardi e mezzo di Sterline, lo 0,55% del PIL annuale britannico. Gli effetti di questa spesa ingente andranno verificati nel breve e nel lungo termine. Per il momento i dati diffusi evidenziano un impatto economico stimato sui 13 miliardi di sterline : 6 miliardi da investimenti esteri, 4 miliardi da contratti di vario tipo, 2,3 miliardi dal turismo e 1 miliardo dalle vendite delle imprese britanniche. Senza contare un incremento del Pil del Regno Unito nel terzo e nel quarto trimestre,

Il vero investimento resta quello nel campo sportivo: le nazioni ospitanti hanno da sempre registrato un significativo aumento del numero di medaglie vinte (Figura 1), regola che è stata confermata anche a Londra, dove gli atleti britannici hanno collezionato un totale di 65 medaglie (terzo posto assoluto nel medagliere) contro le 47 del già ottimo bottino registrato a Pechino. Dal momento dell'assegnazione ufficiale dei Giochi al loro inizio passano circa 7 anni, un periodo durante il quale le nazioni ospitanti possono agevolmente programmare le loro imprese sportive.
Gli inglesi hanno investito molto in alcuni sport legati alle loro tradizioni, come l'atletica o il  canottaggio, ma hanno intelligentemente indirizzato i loro sforzi anche in sport dove la concorrenza non era qualitativamente e quantitativamente insuperabile, come il ciclismo su pista, un settore dove fino ad un decennio fa il Regno Unito quasi non esisteva, dal quale hanno ottenuto un ingente numero di medaglie.

Tralasciando le parti che si limitano ad esprimere con grafici concetti facilmente intuibili, come l'aumento dei prezzi delle case a Londra e gli irrilevanti effetti delle Olimpiadi sul mercato borsistico
(Figura 2), l'aspetto più interessante dell'indagine è quella che si spinge a fare previsioni sul medagliere non in base a criteri strettamente sportivi, ma facendo ricorso a strumenti macroeconomici.

Quello che viene definito "world class environment" è il fattore principale su cui si basa il rapporto per stilare la classifica; include diverse variabili che compongono il GES (Growth Environment Scores), cioè una serie di misure economiche aggregate e analizzate per ogni singolo paese dal 1996 da Goldman Sachs: le condizioni economiche di famiglie, imprese e Stato, la qualità del capitale umano nella produzione, la tecnologia prodotta, le condizioni politiche, la cultura sportiva nella storia del paese, la presenza di infrastrutture che permettono il miglioramento delle prestazioni degli atleti. Ad ognuno di questi fattori gli analisti di Goldman Sachs hanno dato un valore da uno a dieci.

 

La popolazione, come è intuibile, ha un suo peso nei successi sportivi: un Paese che conta un gran numero di abitanti ha maggiori probabilità di sfoderare atleti talentuosi, come nel caso di Stati Uniti, Cina e Russia. La variabile, tuttavia, si riduce se affiancata al Pil pro capite, al quale sono legate le risorse finanziarie del Paese utilizzate per costruire e mantenere strutture sportive all'avanguardia e i fondi per allenare gli atleti e ingaggiare staff tecnici e medici indispensabili nello sport moderno.

Per questo paesi in crescita e popolosi, ma ancora complessivamente poveri, vedi l'India o la Nigeria, faticano ad emergere anche in ambito sportivo. In generale comunque queste variabili non hanno un valore assoluto: il Brasile, potenza economica emergente (200 milioni di abitanti) ha ottenuto le stesse medaglie della disastrata Spagna (47 milioni di abitanti), la povera Giamaica ha conquistato il triplo di medaglie della ricca Svizzera, pur essendo, inoltre, molto meno popolata. Il benestante e sportivo Canada ha ottenuto 18 medaglie, ma soltanto una d'oro, e a causa del discutibile criterio usato per la classifica nel medagliere viene dunque dopo la poverissima Etiopia che ha solo sette medaglie, ma ben tre delle quali d'oro.

Un paese ricco ha insomma più probabilità di creare un ambiente favorevole alla crescita di un movimento sportivo ad alto livello e il Pil pro capite pare dunque un sinonimo di vittoria, ma non in senso assoluto. Il suo peso non è infatti sempre determinante nemmeno nel caso di sport più costosi: praticare la vela o l'equitazione è molto più oneroso che giocare a calcio o a basket e ciò rappresenta un limite per la partecipazione a livelli competitivi a questi sport dei paesi con un basso livello di reddito pro capite, ma non è raro il caso di atleti ricchi provenienti da paesi poveri capaci di emergere.

La gara dei 400 metri piani nell'atletica leggera è da sempre considerata "la corsa" per eccellenza da americani ed inglesi, alla stregua di un indicatore per valutare il livello della cultura sportiva di una nazione. Ebbene, a Londra nella finale, per la prima volta nella storia, non erano presenti atleti di nessuno di questi due paesi e sul podio sono saliti i rappresentanti di Granada, Repubblica Dominicana e Trinidad e Tobago, stati minuscoli e poveri i cui migliori atleti spesso si allenano negli Stati Uniti…..

Un criterio più significativo (non a caso non di ordine economico) è quello delle medaglie vinte nell'edizione precedente: se analizziamo la storia dei  medaglieri, noteremo che in testa alla classifica vi sono più o meno sempre gli stessi Paesi. Una nazione che raggiunge determinati livelli e successi sportivi, infatti, proseguirà a investire sulle discipline per continuare a primeggiare, favorendo così la nascita di una vera e propria scuola e di un conseguente movimento sportivo, mantenendo così alto il tasso di interesse verso quella determinata disciplina e favorendo la crescita di nuovi atleti fra i giovani.

La Cina e la Corea del sud hanno però mostrato nelle ultime edizioni come questo tipo di movimento possa anche essere creato ex novo, grazie al loro sviluppo economico e ai conseguenti investimenti. In generale, i paesi emergenti tendono a farsi largo anche in campo sportivo (Figura 3), così come la partecipazione femminile segna un costante aumento di presenze (Figura 4).

Il fattore "Paese ospitante", come detto, ha un peso rilevante: la pressione psicologica sugli atleti e la voglia di questi ultimi di fare bella figura nella loro terra, il supporto del proprio pubblico e talvolta l'occhio benevolo di giudici e arbitri, oltre agli elevati investimenti statali, sono variabili fondamentali e determinanti nel numero finale di medaglie ottenute. Secondo il rapporto, il paese organizzatore può aspirare a un aumento del 54% di medaglie vinte rispetto all'edizione precedente Ciò vale anche, in misura minore, per il Paese che ospiterà la successiva edizione, che è chiamato a ottenere buoni risultati in proiezione futura.

Al primo posto della classifica ipotizzata (Figura 5), Goldman Sachs ha piazzato gli Stati Uniti con 108 medaglie in tutto (risultato reale 104) e al secondo la Cina con 98 (risultato reale 88) , mentre il Regno Unito era stimato con 65 (previsione centrata alla perfezione).
Le stime risultano abbastanza precise per i paesi tradizionalmente ai vertici del medagliere, molto meno per i paesi minori: la Corea del nord, non considerata, si è aggiudicata 6 medaglie, l'Iran 12 contro le previste 3,  la Danimarca ben 9 non previste.

La sensazione che si ha, in conclusione, è che anche senza sofisticati strumenti di analisi economica, chiunque sarebbe stato in grado di prevedere un medagliere più o meno vicino a quello reale, solo osservando il precedente medagliere di Pechino e apportandovi qualche variazione o casuale o dettata dalla propria competenza sportiva. So what, chioserebbero gli inglesi.

                                                   Luca Deaglio

                                          

 

 

                                               

                                                                         

                                                   

                                      

 

 

 

 

 

                                                

 

                                                 

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