I giochi della XXIX Olimpiade si sono conclusi con un bilancio considerato positivo dal punto di vista dell'organizzazione, del livello delle prestazioni sportive e  del seguito televisivo mondiale.

Il presidente del CIO Jacques Rogge si è spinto oltre, sostenendo che le Olimpiadi hanno aumentato la reciproca comprensione fra Cina e resto del mondo.
Su questo tema e, più in generale, sugli aspetti politici e le implicazioni circa il rispetto dei diritti umani e della libertà d'espressione, sono invece piovute critiche molto dure da parte di numerose organizzazioni non governative, che hanno denunciato l'ipocrisia di questi giochi e la repressione attuata nei confronti di giornalisti stranieri e attivisti locali .

Sicuramente i Giochi sono stati un successo commerciale: si prevede che fra sponsor, diritti televisivi, percorso internazionale della torcia e incassi dovuti alle gare, le Olimpiadi di Pechino porteranno guadagni fino a 5 miliardi di dollari, che entro i prossimi 4 anni potrebbero giungere fino a 7 miliardi di dollari, quasi raddoppiando gli introiti di quelli di Atene.
Se l'organizzazione, le infrastrutture e il servizio sono stati impeccabili, molto è dovuto alle decine di migliaia di zelanti volontari, senza i quali forse le Olimpiadi non sarebbero più economicamente sostenibili agli attuali livelli.

Soffermandoci solo sull'aspetto sportivo, questi Giochi hanno confermato la tendenza dello sport moderno a diventare sempre più equiparabile ad altri settori industriali e commerciali. Vince chi investe di più, la tecnologia e la medicina hanno un peso sempre più decisivo e lo sport può a pieno diritto essere considerato un indicatore della salute socio-economica di un paese. Le vittorie sportive sono considerate un fatto di prestigio internazionale e tutti i paesi economicamente all'avanguardia nel mondo sono anche ai primi posti nella classifica di medaglie vinte, tranne l'India che sconta una carenza di strutture e cultura sportiva atavica.

Nel rispetto della tradizione, che vede nel vincitore delle gare un autentico eroe da celebrare, la classifica del medagliere è stilata in base agli ori vinti da ogni nazione.
Tuttavia un criterio più approfondito per valutare lo stato di salute sportiva di una nazione è quello di considerare il numero di medaglie complessive, ori, argenti e bronzi (Figura 1).

Facciamo quindi un breve viaggio a ritroso in alcune delle precedenti edizioni dei Giochi. Tralasciando Londra 1948, ancora troppo vicini al conflitto bellico mondiale, possiamo considerare Helsinki 1952  come un quadro del nuovo mondo che stava nascendo. Usa e Urss combattevano già ad armi pari nel medagliere ( 76 contro 71), Italia e Francia si assestavano su un livello che manterranno più o meno anche in futuro.

Paesi di antiche e consolidate tradizioni sportive erano ancora ai vertici: l'Ungheria fu terza nel medagliere, la Svezia quarta e la Finlandia ottava. Gran Bretagna e Germania, forse pagando un pesante tributo alla guerra, erano molto indietro, anche se la Germania, pur a secco di medaglie d'oro, si aggiudicò ben 17 bronzi. Passiamo a Tokyo 1964. Usa e Urss si confermano, aumentando il numero di medaglie complessive (90 a 96, ma gli Usa vinsero più ori). La Germania ancora unita a livello sportivo si mostrava come potenza in forte crescita con 50 medaglie. Il Giappone, usufruendo del classico vantaggio della nazione ospitante, aumentava notevolmente il suo già discreto livello, le altre più o meno restavano sulle loro posizioni, con una ripresa dellla Gran Bretagna. Si iniziava a notare una forte ascesa del blocco dei paesi dell'est europeo. I paesi scandinavi, legati a un concetto di sport più dilettantesco, iniziano la loro irreversibile discesa.

Montreal 1976 rappresenta il picco storico di risultati per i paesi del Patto di Varsavia. L'URSS è prima sia come numero di ori (49) che nel totale (125). La minuscola Germania Est conquista più ori degli USA (40 a 34) ed è alla pari nel totale! Incetta di medaglie per tutti i paesi comunisti, compresa l'emergente Cuba. Bene Giappone e Germania. Nell'impossibile ipotesi di un'unione con l'est, la Germania unita avrebbe vinto più medaglie di tutti (Honecker realizzò il sogno di Hitler...).

 

Il resto d'Europa è in affanno e si deve accontentare delle briciole. Va comunque ricordato che questi sono i famosi anni del "doping di stato" e che molte sorprendenti prestazioni non erano dovute solo ai doni di madre natura, come anni dopo ammisero molti atleti.

Barcellona 1992 sono  le prime edizioni delle Olimpiadi dopo la caduta del muro di Berlino.
L'ex URSS si presenta come Comunità degli Stati Indipendenti e conserva comunque il primato sugli USA, terza è la nuova Germania unita che può avvalersi delle prestazioni e delle strutture in parte sopravvissute alla scomparsa dell'est. La Cina, in precedenza mai ad alti livelli o fuori dai Giochi per questioni di vario genere con il CIO, inizia la sua rincorsa ed è quarta nel medagliere.
La sinora inesistente Spagna sfrutta i pesanti investimenti per le Olimpiadi in casa ed è sesta dietro Cuba. Emerge anche la Corea del sud, le europee sono in timida rimonta così come l'Australia.

Arriviamo così ad Atene 2004, il ritorno dei Giochi nella sede da cui tutto ebbe inizio.
Gli USA tornano al primo posto nel medagliere, ma la Cina è vicinissima nella classifica degli ori vinti, meno in quella complessiva, dove spicca ancora la nuova Russia, privata di molti dei suoi ex stati (aggiungendo le medaglie della sola Ucraina, la Russia sarebbe stata ancora nettamente prima).
Segue poi un gruppo di paesi allo stesso livello, cioè Australia, Giappone, Germania, Francia, Italia, Gran Bretagna e Corea del sud, in sostanza i paesi del G8, con il Canada leggermente attardato.

Nell'edizione appena conclusa a Pechino, la Cina ha rispettato le attese che la vedevano vincitrice. Per la prima volta nella storia ha superato infatti gli Stati Uniti nel medagliere con 51 medaglie d'oro rispetto alle 36 degli americani, per quanto gli Stati Uniti rimangano primi nel computo totale di ori, argenti e bronzi. Gli altri paesi hanno all'incirca confermato i risultati di Atene, con l'eccezione della Gran Bretagna che è salita a livelli mai raggiunti in precedenza, grazie soprattutto al ciclismo su pista, sport non molto diffuso nel mondo, dove i forti investimenti fatti dagli inglesi hanno assicurato una pioggia di medaglie.

Abbiamo provato a fare un altro "giochino" sui risultati di Pechino, calcolando le medaglie vinte in rapporto alla popolazione di ogni paese (Figura 2); in base a questo criterio, che è soltanto una curiosità statistica, vince la Giamaica, paese relativamente poco  popolato che ha vinto 11 medaglie di cui 6 ori, grazie soprattutto alle stupefacenti imprese nell'atletica leggera e in particolare nello sprint. Seguono Australia, Cuba e Norvegia, paesi di grandi tradizioni sportive.
I paesi più importanti sono all'incirca  tutti allo stesso livello,  ma Stati Uniti e soprattutto Cina devono scontare la loro popolazione molto numerosa che le penalizza notevolmente.

Negli anni, il numero degli sport ammessi alle Olimpiadi è in crescita continua e così quello dei paesi partecipanti e di quelli medagliati (Figura 3). Lo sport è sempre più globalizzato, sia come diffusione sia  come confusione: allenatori e tecnici girano il mondo e si accasano dove trovano i migliori ingaggi e ormai anche molti atleti gareggiano sotto altre bandiere, grazie a legislazioni molto generose sulla concessione di nuove nazionalità.
Un'ultima curiosità riguarda il medagliere complessivo di Giochi estivi e invernali, con una sorpresa piacevole (Figura 4). Al terzo posto, dietro Stati Uniti e Russia, troviamo proprio l'Italia (nella classifica in base agli ori vinti, non delle medaglie totali), una bella soddisfazione che sfata la leggenda della nostra supposta inferiorità atletica, quanto meno ad alti livelli.

La speranza è ora che i risultati, alcuni anche incredibili come le otto medaglie d'oro nel nuoto dell'americano Phelps, rimangano questi e non vengano stravolti nel tempo dagli esiti dei controlli anti-doping, come è avvenuto in troppe occasioni nelle ultime edizioni.
Non vorremmo scoprire cioè che, come nella cerimonia inaugurale la bambina che ha cantato davanti a tutto il mondo era in playback e che la vera voce è stata sostituita perché aveva i denti storti, anche in questo caso la voglia di stupire con prestazioni sensazionali non nasconda segreti spiacevoli.

                                                   Luca Deaglio

 

 

Commenti

Comments are now closed for this entry