Potrà sembrare strano a chi ha gli occhi gonfi per le immagini di piazza Taksim, per il lunghssimo conflitto siriano, per le continue esplosioni in Iraq, ma la realtà sembra essere un'altra: secondo l'Università Simon Fraser, autorevole istituto canadese (di cui abbiamo esaminato in precedenti schede le analisi sull'impatto della guerra sull'educazione scolastica e il trend nell'incidenza e intensità del conflitto armato) il numero delle guerre civili è diminuito fortemente negli ultimi vent'anni. L'altra faccia della medaglia è che questi conflitti durano di più e sono più difficili da risolvere.

Queste conclusioni sono contenute nell'Human Security Report 2012 e ci si perviene con un'elaborata classificazione. Il Rapporto definisce come conflitti intrastate ( intrastatali, ossia "intestini", interni a uno stato) tutte le forme di scontri tra forze governative e uno o più gruppi ribelli, in lotta per il potere o il controllo di un territorio;  un conflitto è definito persistente se implica anni di scontri; un conflitto è codificato come attivo se ogni anno provoca almeno 25 decessi. Se il bilancio delle vittime scende sotto tale soglia lo si considera terminato. Se però le violenze riprendono di nuovo tra le stesse parti in conflitto, il conflitto stesso viene considerato ricorrente. Terminologia e dati di base derivano dall'Uppsala Conflict Data Program (UCDP) dell'Università di Uppsala e dal Peace Research Institute Oslo (PRIO) di Oslo.

Il record dei conflitti ricorrenti spetta senza dubbio a quello tra Israele e Palestina, rimasto attivo per ben 58 dei 64 anni, dal 1946 al 2009, anche se le parti probabilmente non sarebbero d'accordo a considerarlo una guerra civile. In ogni caso, il carattere ricorrente delle guerre civili sta diventando predominante: secondo il World Development Report 2011 della Banca Mondiale, il 90% dei conflitti iniziati nel ventunesimo secolo riguarda paesi che avevano già registrato episodi di guerra civile.

La tesi dell'aumento della persistenza e della ricorrenza delle guerre civili trova d'accordo diversi studiosi: secondo il professor James Fearon, della Stanford University, la durata media è triplicata dagli anni '60. La presenza di definizioni e set di dati diversi rende comunque difficile il confronto tra le due analisi e va inoltre considerato che la misurazione sull'unica base della data di inizio contiene un errore di valutazione, in quanto le guerre più recenti possono apparire più brevi proprio perché non ancora terminate.

Due conclusioni appaiono significative:
1)
i recenti episodi di guerre civili sono mediamente meno lunghi di quelli iniziati in periodi precedenti. A partire dalla Seconda Guerra Mondiale la durata media delle guerre civili è stata inferiore a cinque anni. Negli ultimi tre decenni, però, il numero dei conflitti interni inferiore alla media è sensibilmente aumentato  (Figura 1).

2) i conflitti più lunghi risultano essere anche più difficili da terminare. I dati UCDP mostrano che molte delle attuali guerre sono intermittenti e che il tasso di ricorrenza è più alto rispetto al periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale.

 

Secondo il World Development Report 2011 della Banca Mondiale, ogni guerra civile iniziata dal 2003 ad oggi si è svolta in paesi già afflitti da violenze.
A partire dalla fine della Guerra Fredda gli scontri che si ripetono dopo una breve interruzione sono diventati più frequenti, mentre il numero di episodi nuovi è diminuito nettamente dopo il picco raggiunto negli anni '90 (Figura 2). Dall'altra, il tasso di ricorrenza dei conflitti intrastate ha raggiunto il 60%, più del triplo rispetto agli anni '60, pur essendo, secondo le analisi, meno letali. (Figura 3).

La ricorrenza dipende dal carattere non definitivo degli esiti di molti di questi conflitti. In passato, nella maggior parte dei casi, la vittoria impediva il rinnovo delle ostilità, in quanto la parte sconfitta non aveva più le potenzialità per continuare la lotta. Quando invece, come oggi spesso succede, un contrasto cessa per effetto di negoziati entrambe le parti conservano la capacità di continuare a combattere;  è inoltre assai probabile che una guerra si riaccenda (Figura 4) quando non si conclude né con una vittoria e neppure con un negoziato (tregue e accordi di pace).

La vittoria di una delle parti in conflitto rimane lo strumento più stabile per ridurre il rischio di nuove ostilità, ma oggi la maggioranza dei conflitti termina senza un esito preciso. E si passa quindi alle tregue e agli accordi di pace che solo all'incirca nei due terzi dei casi (il 68% degli accordi di pace e il 62% delle tregue) hanno portato ad una risoluzione stabile dei conflitti (Figura 5). Gli episodi di guerra civile che si concludono con la vittoria di una delle parti sono però di gran lunga i più letali (Figura 6).

Alcuni conflitti sono sia persistenti sia ad alta intensità di violenza, quali: Afghanistan, Repubblica Democratica del Congo, Somalia e Sri Lanka.
Tuttavia, molte delle guerre civili continuative e oggi attive sono limitate sia in termini di costi umani e materiali sia di territorio colpito dall'ostilità, in quanto i ribelli spesso scelgono di collocarsi in zone remote e inaccessibili.
Numerosi studi quantitativi mostrano che le insurrezioni piccole e periferiche hanno più probabilità di persistere.
Questo è dovuto al fatto che sono difficili da eliminare, ed essendo piccole il costo di una loro soppressione è troppo alto.
L'alto tasso di ricorrenza può quindi anche essere associato al trend caratterizzato da conflitti armati di piccole dimensioni.

In conclusione, l'analisi dell'Università Simon Fraser mostra una diminuzione globale del numero di conflitti armati e un declino significativo nella durata dei recenti scontri, ma anche un aumento del tasso di ricorrenza che ha portato all'introduzione della categoria della guerra civile intermittente.
Uno scenario non proprio consolante per il mondo globalizzato.

                                          Angela De Martiis

                   

                                    

                                  

                                          

 

 

                                               

                                                                         

                                                   

                                      

 

 

 

 

 

                                                

 

                                                 

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