Tra Obama e Fidel Castro

Se trascuriamo la storica elezione di Obama nelle presidenziali statunitensi, le altre contese elettorali del 2008 nella parte centro-settentrionale dell'emisfero americano non segnalano sostanziali novità, a parte il caso del piccolo Belize (Figura 1).
Viceversa, il più importante  cambiamento di portata storica (le dimissioni di Fidel Castro dalla presidenza di Cuba) avviene senza fare ricorso al processo democratico.

A Cuba, infatti, a  febbraio, un anno prima delle celebrazioni del cinquantenario della rivoluzione, il lìder maximo Fidel Castro annuncia il ritiro dalla scena politica ufficiale in favore del fratello Raul.
Perciò in marzo Raul viene designato come nuovo Presidente dell'isola.
Raul intende promuovere alcune timide liberalizzazioni per elevare lo standard di vita dei cittadini (per quanto il PIL continui a crescere, grazie anche all'aiuto economico del Venezuela - Figura 2 -), ma senza mettere in discussione il sistema socialista: anzi, viene chiesto al popolo di impegnarsi di più per raggiungere migliori condizioni di efficienza sul lavoro (l'economia continua infatti a basarsi su crescenti importazioni).

Benchè Fidel, ormai vecchio e malato, venga regolarmente consultato sulle questioni di difesa, di politica estera e di economia, egli non sembra contrastare le nuove politiche del fratello, grazie alle quali ad esempio i contadini possono acquistare le forniture nei negozi dove si paga in valuta pesante (Dollari), piuttosto che nei negozi statali, che vendono a prezzi sussidiati. Ora i cittadini possono possedere personal computer e cellulari, e possono liberamente frequentare gli hotel precedentemente riservati ai turisti stranieri. Permane invece nel Paese un forte controllo politico, e una forte repressione del dissenso, anche se Raul promette la convocazione di un nuovo congresso del partito comunista entro la fine del 2009 (l'ultima assemblea risale ormai al 1997).

Sul fronte della politica estera, in attesa delle prossime mosse dell'amministrazione Obama, che potrebbe allentare o addirittura togliere l'embargo a Cuba, in presenza di garanzie di apertura del sistema politico, Raul chiede a Washington la restituzione alla sovranità di L'Avana della baia di Guantanamo, sede della tristemente nota prigione allestita da Bush per i "combattenti nemici".

In Canada, in ottobre, il Primo Ministro Stephen Harper, a capo di un governo conservatore di minoranza, indice elezioni anticipate per ottenere un rafforzamento del proprio mandato, ma gli elettori confermano una certa stasi politica del Paese degli aceri. Harper non ottiene la maggioranza parlamentare, ma aumenta tuttavia di diciannove seggi la sua presenza nella Camera dei Comuni, a scapito dell'opposizione del partito liberale, mentre anche i nuovi democratici (collocati più a sinistra dei liberali) guadagnano diciannove seggi; il partito Québécois (indipendentista) mantiene le proprie posizioni, anche a causa di una gaffe anti-francofona di Harper durante la campagna elettorale. Le nuove elezioni confermano il definitivo abbandono del bipartitismo in favore del consolidamento di cinque partiti (anche se i verdi, pur raggiungendo il 7% dei voti, non ottengono alcun seggio, a causa dell'applicazione del sistema maggioritario secco).

Il principale problema del governo di Harper (Figura 3) è rappresentato dalla crisi economica del grande vicino: gli Stati Uniti acquistano infatti il 75% delle esportazioni del Canada. Ma in dicembre il Primo Ministro deve occuparsi di qualcosa di più immediato, che minaccia l'esistenza stessa del suo governo.
Infatti, Harper deve chiedere al governatore generale (che rappresenta il capo di Stato, la regina Elisabetta II) un periodo di sospensione del Parlamento, dopo che le opposizioni avevano dichiarato di avere trovato un accordo di coalizione con i numeri necessari per potere formare il nuovo governo.

Dopo le festività natalizie, Harper continua a governare con un governo di minoranza, che propone una legge finanziaria che gode del sostegno del partito liberale: almeno per tutto il 2009, quindi, il governo pare essere in grado di rimanere alla guida del Paese. Nel frattempo, dopo le elezioni provinciali in Québec Jean Charest, il Primo Ministro liberale in carica, viene confermato per un terzo mandato, anche se si registra una sostanziale tenuta dei separatisti del Parti Québécois.

Più a sud, in Belize (300.000 abitanti), in febbraio le elezioni parlamentari sono vinte dall'opposizione del Partito democratico unito, che promette più trasparenza e meno corruzione nella conduzione degli affari di Stato. Il precedente Primo Ministro, Said Musa, aveva infatti governato dal 1998, e il suo governo era stato coinvolto in scandali finanziari e aveva dovuto dichiarare il default del debito pubblico nel 2006. Quasi anticipando l'effetto Obama, il nuovo Primo Ministro è Dean Barrow, avvocato e primo capo di governo di colore nella storia del Belize.
Il nuovo governo intende tuttavia confermare alcuni trend del sistema economico del Paese, quali la disponibilità di petrolio sussidiato dal Venezuela e la presenza di forti interessi britannici (basti pensare che Lord Ashcroft, vice-presidente dei conservatori nel Regno Unito, controlla la più grande banca e l'azienda di telecomunicazioni).

Nella Repubblica Dominicana (che i turisti italiani conoscono erroneamente con il nome della sua capitale, Santo Domingo), le elezioni presidenziali di maggio confermano, con il 53,8% dei voti, il presidente uscente Leonel Fernández (centrosinistra), un avvocato cresciuto a New York, e già presidente dal 1996 al 2000, quando questa metà dell'isola di Hispaniola (l'altra metà è rappresentata da Haiti) tornò alla democrazia dopo quarant'anni di dittatura di Joaquín Balaguer. I problemi principali del Paese sono rappresentati dalla disoccupazione (che è causa di una forte emigrazione della forza-lavoro verso gli Stati Uniti) e dalla carenza di infrastrutture (spesso vetuste, quando non distrutte dai frequenti cicloni tropicali).
Bisogna anche ricordare, tra i fallimenti della politica dominicana, il mancato effetto di spill-over verso il resto dell'economia della presenza di quattro milioni di turisti all'anno che spesso non escono nemmeno dai grandi resort collocati sulle magnifiche spiagge, e l'inesistente controllo del sistema elettrico del Paese (l'elettricità viene in larga parte rubata, ed è comunque sussidiata per stabilizzarne il prezzo).

Infine, in dicembre inizia in El Salvador una relativamente tranquilla campagna elettorale, che porta alle elezioni parlamentari del gennaio 2009, che registrano la sconfitta dei conservatori dell'alleanza nazionale repubblicana (ARENA) al governo: il fronte di liberazione nazionale Farabundo Martì ottiene la maggioranza dei voti ma non la maggioranza assoluta al congresso. ARENA, d'altro canto, riesce a strappare al fronte il sindaco della capitale.

Ma è con le presidenziali di Marzo che il Fronte celebra il suo trionfo, portando alla massima carica dello stato, con il 51% dei voti, Mauricio Funes, un giornalista che ha anche lavorato per la CNN.
Il candidato sconfitto, un ex paramilitare e poliziotto addestrato dall' FBI con il soprannome di Attila, aveva denunciato la possibile deriva chavista in caso di vittoria di Funes, che invece ha sempre dichiarato di ispirarsi al socialismo moderato del brasiliano Lula. La destra salvadoregna lascia il potere dopo 20 anni, abbandonata anche dalla nuova amministrazione Obama, dichiaratasi neutrale nella contesa elettorale, dopo anni di sostegno alla destra da parte di Bush. Non si tratta di un dettaglio, in quanto la moneta nazionale è il Dollaro Usa, e dagli Stati Uniti arrivano i cospicui investimenti manifatturieri e le principali rimesse degli emigranti.

                                            Giuseppe Gabusi

 

 

 

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