Che la crisi finanziaria globale abbia riportato i principali indicatori economici di molti paesi ai livelli di dieci o quindici anni fa è ormai risaputo.
Mentre siamo informati sulla salute delle imprese e dei bilanci pubblici, sono forse ancora poco discusse le conseguenze sulla salute dei singoli cittadini.

Negli Stati Uniti, per esempio, il tasso di mortalità è sensibilmente aumentato, forse perché molti americani non possono più permettersi l'assicurazione  sanitaria nell'attuale congiuntura economica.
La Grecia, la nazione in maggior difficoltà, ha accusato una cinquantina di aziende farmaceutiche di aver tagliato le scorte al paese in quanto i prezzi dei medicinali sono troppo bassi rispetto alla media europea (un fenomeno che sta iniziando a essere segnalato anche in Italia).
Proprio la carenza di medicinali e la mancanza di fondi per la sanità in generale, oltre forse ai mutamenti climatici che hanno reso la Grecia più calda e più umida, sarebbero fra le cause dei 68 casi di malaria registrati negli ultimi 16 mesi, una malattia che era scomparsa dal paese già negli anni settanta dello scorso secolo.

La malaria (o paludismo) è una malattia causata da parassiti e trasmessa dalle zanzare e, anche se è endemica solo in alcune aree (Figura 1), resta una delle infezioni più letali del pianeta, ed è perciò importante monitorarla e combatterla costantemente per non vanificare i risultati ottenuti con il progresso.
Il World Malaria Report 2012 diffuso dall'Organizzazione Mondiale della Sanità lo scorso 17 dicembre è l'occasione per controllare lo stato attuale della lotta a questo grave problema.

Il rapporto raccoglie i dati del 2011 riguardanti 104 nazioni: i casi di malaria accertati nel mondo sono ancora alti (Figura 2), circa 219 milioni, con 660.000 decessi, l'80% dei quali concentrati in 17 Paesi africani con basso reddito pro capite (Figura 3). Repubblica democratica del Congo e Nigeria sono quelli più colpiti, con il 40% delle morti, seguiti da Burkina Faso, Mozambico e Costa d'Avorio.
Il sud-est asiatico è la seconda regione più interessata dalla malattia, con 24 milioni di casi all'anno in India, seguita da Indonesia e Myanmar; la sua presenza è minore nelle zone tropicali dell'America del sud e sporadica negli USA e in altri paesi industrializzati.
Circa l'86% dei decessi totali del 2011 ha riguardato bambini al di sotto dei 5 anni.

Fenomeni così vasti e complessi sono comunque soggetti ad approssimazioni e a sistemi di raccolta dati dai paesi poveri assai discordanti, quando non assenti (41 paesi non hanno fornito dati all'OMS).
Un gruppo di epidemiologi americani dell'Institute for Health Metrics and Evaluation, dell'Università di Washington, con il supporto della Bill and Melinda Gates Foundation, ha recentemente diffuso dati sulla mortalità per malaria (Figura 4) con un nuovo metodo basato anche su registri anagrafici, risultati di autopsie e stime di intensità di trasmissione della malaria, in base ai quali le morti nel 2010 sarebbero state ben 1.238.000, il doppio di quelle stimate dall'OMS, che si è limitata a rispondere con diplomazia ribadendo la validità dei suoi calcoli.

Dal 2000 la mortalità sarebbe comunque scesa ben del 25%, con 50 Paesi sulla buona strada per ridurre di un ulteriore 75%, entro il 2015, il tasso di incidenza della malattia (questi rappresentano però solo il 3%, circa 7 milioni, dei casi stimati nel 2010). Va ricordato che la malaria resta la seconda malattia al mondo per mortalità dopo la tubercolosi (Figura 5).
Sono stati assai positivi i dati sulle vendite di test diagnostici rapidi, che sono cresciute da 88 a 155 milioni di unità nell'ultimo anno considerato e sono in corso sperimentazioni di diversi medicinali che potrebbero arrivare sul mercato tra cinque o sei anni.

 

Le iniziative per il controllo della malaria sono state comunque numerose negli scorsi anni, con buoni risultati: nel 2007 la Bill and Melinda Gates Foundation ha lanciato un appello per l'eradicazione della malaria, obiettivo già annunciato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità fin dal 1955, e il Segretario Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato di voler ridurre a zero le morti per malaria entro il 2015.

La riduzione significativa dei morti per malaria negli ultimi anni è senz'altro una buona notizia ed è merito in buona parte dei programmi basati sulla distribuzione delle zanzariere, il controllo delle epidemie, il trattamento delle donne in gravidanza, l'introduzione dei derivati dell'artemisia nella terapia di prima linea e il rafforzamento dei servizi sanitari di base dei paesi endemici.
Ad esempio, la percentuale delle famiglie africane con una zanzariera impregnata di insetticida sarebbe passata dal 3% nel 2000 al 50% nel 2011.
Nell'immediato futuro preoccupano l'emergere di ceppi malarici, riscontrati per la prima volta in Indocina, resistenti ai derivati dell'artemisia, terapia di prima scelta in molti paesi in cui la malattia è endemica, e di zanzare resistenti agli insetticidi .

Meno positivi, come prevedibile in questo periodo di recessione, sono invece i dati sui fondi stanziati (Figura 6): dopo la rapida espansione registrata tra il 2004 e il 2009 ( per un totale che è salito da 149 milioni di dollari nel 2000 a oltre 1,5 miliardi nel 2009), i fondi e i finanziamenti dei grandi donatori ai programmi per la prevenzione e il contrasto della malaria si sono stabilizzati tra il 2010 e il 2012.
Secondo il rapporto il Fondo globale antimalaria è rimasto fermo a 2,3 miliardi nel 2011, circa la metà di quelli stimati come necessari per coprire la spesa per medicinali curativi, misure preventive, esami e sperimentazioni, con una conseguente limitazione di programmi e iniziative di contrasto massiccio da realizzare nelle zone maggiormente colpite dalla malaria, come l'Africa sub-sahariana.

Dato che la soluzione alla piaga della malaria rimane un problema di salute globale ancora lontano dall'essere risolto, saranno cruciali gli sviluppi dei prossimi anni, condizionati dalla crisi finanziaria che alla fine del 2011 ha spinto i paesi finanziatori in difficoltà ad annullare gli investimenti per nuovi programmi previsti per il Global Fund contro AIDS, Tubercolosi e Malaria fino al 2014.
Ciò è tanto più preoccupante se si considera che il Global Fund è tra i donatori maggiori, visto che dal 2003 al 2008 ha fornito il 40% dei finanziamenti per i programmi dedicati alla malaria.
Secondo  l'OMS, i già insufficienti finanziamenti del 2011 diminuiranno progressivamente fino ad arrivare a 1,5 miliardi nel 2015.

La lotta per migliorare la salute nel mondo non risponde solo a ragioni etiche, ma anche economiche, in quanto tende a generare sviluppo e ricchezza nel lungo periodo ed è dunque fondamentale, soprattutto in un periodo di crisi, proseguire negli aiuti ai fragili sistemi sanitari dei paesi poveri (Figura 7).

L'aiuto della scienza potrebbe essere decisivo: la notizia del tentativo di creare in laboratorio zanzare che abbiano la caratteristica di resistere al plasmodio della malaria, sostituendo (non si sa ancora come..) le zanzare in grado di trasmettere la grave patologia, potrebbe essere la mossa decisiva per debellare questa grave malattia.

                                                   Luca Deaglio

                                    

                                  

                                          

 

 

                                               

                                                                         

                                                   

                                      

 

 

 

 

 

                                                

 

                                                 

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