Dopo il vertice dell’UE a Bruxelles, Angela Merkel è tornata per la quinta volta in Cina da quando è cancelliera. Del resto, la Cina è diventato il partner commerciale più importante per l’Europa.

Grazie all'eccezionale sviluppo economico negli ultimi trent’anni, la Repubblica Popolare Cinese è riuscita nell'impresa titanica e probabilmente unica nella storia, relativamente al breve lasso di tempo, di sollevare dal morso della fame oltre mezzo miliardo di persone.

La percentuale di cinesi che vivono sotto la soglia di povertà (definiti secondo gli standard della Banca Mondiale) è passata dal 65% del 1981 al 4% del 2007
(Figura 1). Tuttavia, la ricchezza generata grazie alle riforme è stata tutt'altro che equilibrata e ben distribuita. Le aree urbane, soprattutto costiere, hanno conosciuto uno sviluppo impressionante, mentre le campagne e le province più occidentali fanno i conti ancora oggi con una grave arretratezza economica dovuta in particolare alla carenza di infrastrutture e servizi. Secondo l'ultimo sondaggio della BM sulla povertà in Cina, nel 2003 oltre il 99% dei poveri era ancora concentrato nelle aree rurali (Figura 2).

Sotto la guida di Mao Zedong, nonostante le gravissime carestie dovute agli errori di pianificazione economica (come il Grande Balzo in Avanti, che causò decine di milioni di morti per fame), la popolazione beneficiava di una rete differente di sostegno sociale. L'ideologia egualitaria e collettiva impediva una drammatica disparità nelle condizioni di vita e preveniva  la marginalizzazione degli individui più deboli. Il sistema delle comuni garantiva importanti funzioni sociali in quanto costituiva in tutti i sensi un sistema di welfare i cui servizi di base (educazione, salute, pensioni) erano forniti gratuitamente. Inoltre, i legami familiari erano più forti e alleggerivano il dramma della povertà.

L'apertura all'economia di mercato ha cambiato strutturalmente la fisionomia della povertà cinese. Negli anni immediatamente successivi alle prime riforme, la scarsità di risorse iniziò ad assumere una configurazione regionale. Le province e le città costiere cominciarono ad arricchirsi mentre le altre rimasero tagliate fuori dal rapido sviluppo economico. In questa fase, i poveri facevano parte quasi interamente della categoria denominata San Bu (“Tre No”, ovvero individui senza reddito, senza capacità lavorativa, senza supporto esterno).

Dalla seconda metà degli anni Novanta, la disparità di reddito e delle opportunità di crescita iniziò a diffondersi anche all'interno delle province più ricche e nelle aree urbane. La categoria di individui considerati poveri si è allargata fino a includere non solo i Tre No, ma anche i licenziati, i disoccupati, i lavoratori temporanei e i pensionati senza un supporto adeguato.

Nonostante gli enormi passi avanti compiuti dalla Cina, la lotta alla povertà è oggi sempre più difficile. Alcuni fattori in particolare contribuiscono a rendere più complesso il quadro d'intervento. Prima di tutto, la maggiore dispersione della povertà rende meno efficaci i programmi di sviluppo destinati ad aree geografiche specifiche. Inoltre, man mano che la Cina procede nel suo percorso di crescita economica, il miglioramento delle condizioni di vita per le fasce deboli è sempre meno influenzato dall'aumento del PIL.

Infatti, secondo i dati della BM, l'elasticità di riduzione della povertà relativamente alla crescita economica è diminuita in modo significativo (Figura 3).
La crescente disparità è un altro motivo di preoccupazione. Il coefficiente di Gini è cresciuto di 15 punti percentuali dal 1981 al 2005 (Figura 4) e, come sopra menzionato, riflette un forte disequilibrio di reddito non solo tra le province costiere e quelle occidentali, ma anche all'interno delle stesse province e città.

Anche la costruzione del capitale umano ha conosciuto grandi disparità, lasciando nell'arretratezza molte aree rurali che sono tutt'ora escluse dal diffondersi dell'educazione post secondaria e della formazione specializzata.

 

Un altro fattore da tenere in considerazione è l'incidenza crescente che il costo dei servizi pubblici ha sul reddito delle famiglie cinesi. In seguito allo smantellamento delle comuni e alla riforma fiscale  (in senso federalista) del 1994, l'erogazione dei servizi di base dipende sempre di più dal budget delle amministrazioni locali, che di conseguenza ricorrono frequentemente all'imposizione di tasse a carico degli utenti.

Un'ulteriore sfida da affrontare è il fenomeno dei lavoratori migranti che dalle aree rurali si spostano verso le città in cerca di lavoro, specialmente nel settore manifatturiero (secondo la BM si parla oggi di oltre 150 milioni di persone). Questi lavoratori rappresentano una fascia particolarmente vulnerabile in quanto non potendo cambiare la loro residenza, a causa del rigido sistema dell'Hukou (Figura 5), non possono usufruire dei servizi a cui avrebbero diritto nelle loro province d'origine.

Considerando la presenza di questi fattori, il governo ha messo in moto diverse iniziative per attenuare le molteplici vulnerabilità della società cinese
(Figura 6)
. L'intervento principale è stato l'istituzione del programma Di Bao (Minimum Living Standard) attuato sia nelle aree urbane (Urban Di Bao) che nelle campagne (Rural Di Bao).
Il programma Di Bao integra il già esistente Wu Bao (Five Guarantees), uno schema di supporto mirato alla popolazione dei Tre No che garantisce la copertura delle spese di sussistenza relative l'alimentazione, l'abitazione, il vestiario, le spese mediche di base e le spese funebri.

Lo schema Di Bao, diventato politica nazionale nel 1999, fornisce un supporto alla popolazione che vive sotto la soglia di povertà pur avendo accesso alle risorse essenziali per la sopravvivenza, includendo quindi una categoria molto più ampia dei Tre No. Il Di Bao garantisce un trasferimento di denaro necessario a coprire la differenza tra il reddito percepito e una linea di povertà individuata su base locale a seconda del costo della vita e delle condizioni finanziarie delle amministrazioni. Le norme che regolano il Di Bao stabiliscono infatti che l'ammontare del benefit destinato ai fruitori debba essere stabilito misurando su base locale quali sono i salari minimi, le condizioni economiche e fiscali delle amministrazioni e il tasso d'inflazione.

Secondo la BM uno dei maggiori limiti del programma riguarda proprio l'eccessivo peso che le condizioni economiche dei governi locali hanno nell'individuazione del benefit. Infatti, com'è logico intuire, in alcune contee tale parametro determina l'esclusione di categorie molto ampie di individui. Tuttavia, nel corso degli anni i parametri del Di Bao sono stati aggiornati con l'obiettivo di includere un maggior numero di persone tra i beneficiari (Figura 7). Un recente sviluppo dello schema Di Bao, voluto dal Ministero degli Affari Civili, è la sperimentazione attuata in alcune municipalità (tra cui Nanjing e Xiamen) dove al trasferimento di denaro sono state integrate alcune garanzie come la copertura di spese mediche urgenti, le spese abitative e di scolarizzazione.

Il governo cinese sembra avere capito perfettamente che senza la formazione e la costruzione del capitale umano la crescita cinese non è sostenibile e le disparità in termini di opportunità rischiano di  far esplodere le tensioni sociali latenti. Inoltre, ora che l'economia cinese procede verso la propria maturazione, l'avanzamento tecnologico e l'innovazione diventeranno presto i motori su cui fare affidamento per mantenere un tasso di crescita elevato e per conquistare una maggiore indipendenza dalle economia straniere.

La formazione è al cuore di questo processo, ed in ultima analisi è la chiave per rendere la lotta alla povertà efficace e duratura.

                                       Francesco Silvestri

 

 

 

 

 

                                                

 

                                                 

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