Anticipando il disgelo primaverile, la Commissione Europea ha recentemente dato il via libera alla coltura della patata transgenica, detta Amflora, sul territorio dell'Unione. Con questo  annuncio si mette di fatto fine, dopo dodici anni, alla moratoria sulla coltivazione di OGM in Europa (Figura 1).

La decisione sulla patata Amflora riguarda la sua coltura a fini industriali per la produzione di carta e l'utilizzo dei prodotti derivati dal suo amido negli alimenti per animali e comprende inoltre la messa sul mercato di tre mais geneticamente modificati destinati ad essere utilizzati nell'alimentazione umana e animale (importati ma non coltivati in Europa).

Coerentemente con la linea del presidente della Commissione Jose' Manuel Barroso, il quale ha dichiarato nelle scorse settimane ''di non voler imporre la coltura degli OGM in Europa'', il provvedimento di liberalizzazione sara' accompagnato dal lancio del dibattito politico sul futuro del dossier degli OGM nell'Unione. Un dibattito (aperto peraltro a cose fatte…) che si è prontamente scatenato trovando per una volta solidali nel rifiuto sia i governi di destra che le associazioni ambientaliste.

La patata nell'occhio del ciclone sarà prodotta e utilizzata dal gigante della chimica tedesca e mondiale Basf, ma i dettagli sulla sua coltivazione sono ancora ignoti. Il tubero è stato modificato geneticamente per aumentare il suo contenuto di amidi ed era da 12 anni in attesa di autorizzazione, dato che le sue caratteristiche destano perplessità diffuse.

Secondo Fabrizio Fabbri, Direttore scientifico della Fondazione Diritti Genetici, "Il via libera dell'EFSA (Autorità europea per la sicurezza alimentare), su cui si fonda l'attuale decisione della Commissione  è stato concesso nonostante i pareri contrari dell'Agenzia Europea del Farmaco (EMEA) e dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, nonchè in aperto contrasto con la normativa europea . Pertanto dovrebbe essere considerato completamente illegittimo".

"La patata Amflora - spiega ancora - contiene un gene marker che conferisce resistenza alla kanamicina e alla neomicina, due antibiotici molto rilevanti per la salute umana ma erroneamente classificati dall'EFSA tra quelli di scarsa o nulla importanza per la medicina. Quando l'EMEA e l'OMS hanno diramato la loro opinione sul valore medico dei due antibiotici, considerati antibatterici di cruciale importanza, l'EFSA ha ammesso l'opportunità di preservarne il potenziale terapeutico. Nonostante cio' non ha ritenuto necessario spostare i due antibiotici nel gruppo di quelli necessari alla terapia medica umana e veterinaria, la qual cosa avrebbe impedito il rilascio dell'autorizzazione per semplice applicazione delle norme europee che, dal 2004, vietano l'autorizzazione di eventi transgenici con caratteri di resistenza ad antibiotici importanti per la profilassi umana e veterinaria".

Il Commissario europeo alla salute e alle politiche dei consumatori, il maltese John Dalli, che ha curiosamente sostituito il precedente commissario all'Ambiente contrario alla patata OGM (il greco Stavros Dimas), e che nella sua prima audizione al Parlamento Europeo aveva presentato la propria politica come di assoluta tutela dei consumatori e di rispetto degli interessi pubblici, si è apertamente dichiarato a favore delle nuove tecnologie (Figura 2).

Come sempre accade in questi casi le posizioni pro e contro la patata chimica sono radicalmente opposte e inconciliabili. Se da un lato si sostengono le ragioni della libera scienza e del progresso e si bollano come ipocrite le critiche verso metodi ritenuti ampiamente testati e sicuri, dall'altro si fa notare che gli unici studi in circolazione sono di parte, sfornati dai centri di ricerca delle multinazionali che li producono e li vendono, mentre quelli che dimostrano la pericolosità di questi nuovi prodotti vengono occultati e derisi,  e i ricercatori che li hanno elaborati subiscono minacce, licenziamenti ed allontanamento dai centri di ricerca statali, non di parte.
E' celebre il caso del ricercatore ungherese Arpad Pusztai, costretto alle dimissioni dal suo istituto alla fine degli anni '90 , in seguito ai suoi studi su una varietà di patata modificata che ne provavano la dannosità sui ratti. 

 

La multinazionale tedesca si attende profitti fino a 30 milioni di Euro dal nuovo prodotto, ma è lecito chiedersi quali conseguenze possa avere per la salute umana un alimento sintetico che finirebbe facilmente nella nostra catena alimentare essendo destinato anche alla nutrizione degli animali, oltre alle considerazioni sulla sua utilità e sulla sua opportunità.  Non dimentichiamo che  una situazione imbarazzante per una società civile come il fenomeno 'mucca pazza' si sarebbe potuta evitare se i controlli fossero stati seri e i principi morali fossero stati tenuti in una minima considerazione.

La patata chimica è balzata sulle prime pagine in quanto notizia ad effetto, ma gli allarmi sulla nostra alimentazione sono molteplici e spesso poco conosciuti.

A partire da qualche decennio si è diffusa in Italia la pratica dell'irradiazione con raggi gamma del grano, capace di creare una varietà nana detta Creso per la ricchezza dei raccolti, che non viene abbattuta dal vento.
Proprio come si teme per gli OGM, tale varietà, che contiene maggiori quantità di glutine, ha sviluppato catene di aminoacidi indigeribili che il sistema immunitario non riconosce; si sospetta che l'improvviso dilagare della celiachia (anche tra i bambini) sia probabilmente una conseguenza del grano Creso, presente al 90% sulle nostre tavole.

Negli stessi giorni della vittoria della patata BASF, si è tenuta a Guadalajara  in Messico la Conferenza sulle Biotecnologie Agricole nei Paesi in Via di Sviluppo, sotto l'egida della FAO, per studiare soluzioni urgenti all'insicurezza alimentare nei paesi in via di sviluppo, acuita dall'aumento dei prezzi delle materie prime e dagli effetti del cambiamento climatico.

Secondo le denunce di alcune ONG partecipanti, le biotecnologie sono state presentate come una scelta obbligata e ricca di potenzialità per i paesi in via di sviluppo, mentre sono state del tutto oscurate opzioni alternative, come le colture biolologiche su scala ridotta, più opportune a tutelare la sicurezza alimentare; la Fao è stata accusata di favorire gli interessi delle industrie biotech e di sorvolare sul principio di precauzione e sui problemi relativi all'oligopolio delle multinazionali e del brevetto sui semi e la loro incidenza nei paesi poveri.

Lo scopo dell'introduzione degli OGM sarebbe di aumentare il rendimento dei raccolti, ridurre i costi per i coltivatori e usare meno diserbanti (Figura 3).

In realtà non è ancora chiaro se questi obiettivi possano essere raggiunti: se da una parte si fanno notare alcuni convincenti risultati in Africa che sembrerebbero accreditare la tesi di un'effettiva utilità delle nuove tecnologie per combattere la fame nei paesi poveri, dall'altra si enfatizzano lati negativi e aspetti fallimentari.

In molti casi, per esempio, i semi usati si autodistruggono, generando semi sterili, il che significa che i coltivatori devono comprarli ogni anno invece di usare i semi del loro raccolto per ripiantarli l'anno seguente (Figura 4).
Ciò comporta profitti maggiori per l'industria alimentare che ha brevettato i semi OGM e maggiori spese per i coltivatori. Inoltre i semi possono spargersi nei campi vicini contaminando le altre colture, con conseguenti rivendicazioni dei diritti di proprietà da parte delle multinazionali (in India la Monsanto ha ridotto sul lastrico e a volte portato al suicidio centinaia di coltivatori in questo modo).

Le controversie riguardano anche l'uso di antiparassitari e acqua e i danni ambientali e faunistici, con le due parti che sostengono posizioni diametralmente opposte.

In assenza di controlli e regole adeguate e di un'opinione pubblica informata, già ora comunque nei paesi del terzo mondo le popolazioni si nutrono di alimenti modificati senza nemmeno sospettarlo, e lo stesso accade negli Stati Uniti, il maggior produttore mondiale (Figura 5), dove la legge non prevede la segnalazione nelle etichette e si calcola che la maggior parte degli alimenti appartenga ormai a questa categoria.

                                                   Luca Deaglio

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