L’edizione 2007 dell’Indice della Libertà Economica dell’Unione Europea (ILEUE ) estende il suo raggio di copertura anche ai nuovi membri dell’Unione, arrivando a coprire tutti i 27 paesi che ad oggi ne fanno parte. Vengono inoltre calcolati i risultati relativi alla Turchia, in modo da poter simulare l’impatto di un’eventuale adesione sulla libertà complessiva (Figura1).

Performance dell’Unione Europea: una prospettiva storica

La libertà economica dell’UE a 15 (Figura2), per cui sono disponibili i dati a partire dal 1990, è migliorata costantemente nel tempo e, grazie a tale miglioramento, il distacco rispetto agli Stati Uniti si è lievemente ridotto.

E’ interessante osservare come vi sia stata un’accelerazione di questo trend positivo tra il 1995 e il 2000 (quasi tre decimi di punto guadagnati in 5 anni), in concomitanza con le fasi finali del processo di unificazione monetaria che avrebbe portato alla nascita dell’Euro. Il miglioramento in questo periodo storico ha riguardato soprattutto le aree Peso dello Stato (+13,6%) e Struttura dell’Economia (+14,3%), segno che la corsa all’Euro ha avuto impatti positivi sia per quel che riguarda la riduzione della spesa pubblica sia per quel che riguarda gli aspetti strutturali delle economie dei paesi membri.

I dati relativi all’UE a 27 (disponibili dall’anno 2000) evidenziano un trend positivo simile a quello ottenuto dall’Europa a 15.

E’ importante osservare come l’Europa non arretra mai in nessuno degli anni considerati, mentre se analizziamo i dati dei singoli paesi possiamo osservare dati contrastanti, con anni di crescita affiancati ad anni di peggioramento (Figura3).

Osservando l’andamento della performance della UE a 15 nelle diverse componenti notiamo che:

· I risultati relativi alle aree Peso dello Stato e Struttura della tassazione sono sostanzialmente invariati dal 1990 ad oggi. L’intervento dei governi nelle economie nazionali non si è quindi ridotto significativamente, e anche i risultati positivi ottenuti, per ciò che riguarda il Peso dello Stato, tra il 1995 e il 2000 sono stati erosi da due fasi di trend negativo (-5,8%  nel periodo 1990-1995 e -6,4 tra il 2000 e il 2004);

 Buona la performance riguardante la Struttura dell’economia (+26,8% tra il 1990 e il 2005), grazie soprattutto all’abolizione del servizio militare obbligatorio e all’aumento della flessibilità del mercato del lavoro in molti paesi;

Lievi miglioramenti anche per quel che riguarda Stabilità dei prezzi e Mercato del credito, aree nelle quali si partiva da un voto già piuttosto elevato. In leggero calo invece il voto relativo all’area Legalità.

I nuovi paesi membri ottengono voti mediamente più bassi rispetto ai membri originari dell’Unione (Figura4), ma l’impatto sulla libertà economica complessiva è tutto sommato limitato (l’UE a 27 ottiene un 7,67 contro un 7,88 dell’UE a 15).

Alcune osservazioni sulle performance dei paesi membri

Analizzando le performance dei singoli paesi possiamo trarre alcune interessanti considerazioni (Figura5).

Regno Unito, Lussemburgo, Irlanda e Olanda si alternano ai primi posti della classifica in tutti gli anni oggetto d’indagine.

I paesi della penisola iberica sono protagonisti di una veloce “rincorsa” alla libertà economica. Il Portogallo, penultimo nel 1990, si trova alla quinta posizione nel 2005 (nell’ambito dell’Europa a 15). La Spagna passa dal decimo al sesto posto.

In posizioni di classifica intermedie due grandi dello scenario continentale europeo: la Francia è quattordicesima, diciassettesima la Germania (nell’ambito dell’Europa a 27).

L’Italia rimane sostanzialmente stabile e si trova, nel 2005, al 19° posto in classifica nell’UE a 27, al 13° nell’UE a 15.

I dieci paesi di nuova adesione ottengono performance inferiori alla media dell’Unione, ma con un distacco non estremamente rilevante.

L’UE nel contesto internazionale

Il confronto con alcuni grandi protagonisti della scena economica mondiale serve per offrire un utile mezzo di paragone per contestualizzare l’analisi relativa ai paesi europei (Figura6).

Gli Stati Uniti distaccano di 1,4 punti l’UE (ottenendo un voto pari a 9,27), e raggiungono una performance migliore rispetto all’UE in tutte le aree di analisi, tranne che nell’area Stabilità dei prezzi.

Il Giappone ottiene un 8,44, con un distacco di 0,6 punti rispetto all’Unione Europea.

          Gabriele Guggiola, Giovanni Ronca

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