Implicazioni per la riduzione della povertà e per i diritti umani

La Conferenza delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico che si terrà a Copenhagen nel dicembre 2009 è un appuntamento cruciale per il nostro pianeta.

Durante la Conferenza (comunemente chiamata COP), i governi di tutto il mondo decideranno la linea di azione del pianeta in merito al  cambiamento climatico (Figura 1), da attuarsi dopo il 2012, quando scadrà il protocollo di Kyoto.
Negli ultimi anni è aumentata la consapevolezza della necessità di aiutare il mondo in via di sviluppo, specialmente coloro che si trovano alla "base della piramide". Queste sono le persone che meno sono responsabili del cambiamento climatico, e che tuttavia più ne patiscono gli effetti.

Una parte critica dell'equazione sarà quella di rafforzare gli incentivi basati sul mercato per i comportamenti virtuosi (climate friendly). Questi incentivi sono attualmente disponibili attraverso i carbon markets (Figura 2), meccanismi che incoraggiano la riduzione o la cattura dei gas ad effetto serra (specialmente del CO2 ) che sono causa del riscaldamento globale.
Il mercato valeva 32 miliardi di USD nel 2006 e 64 miliardi di USD nel 2007 (secondo un rapporto della World Bank). Alla fine del 2008 e all'inizio del 2009 questi valori sono scesi insieme alle borse mondiali, ma la loro precedente traiettoria di ascesa dovrebbe ricominciare.

I carbon markets sono basati sui carbon credits. Alcuni sono generati da progetti che catturano il carbonio, come la riforestazione. La maggior parte nasce da progetti che riducono le emissioni di CO2 e spaziano su vari fronti, da progetti su scala industriale che riducono le emissioni delle ciminiere di un grande insediamento produttivo, a progetti comunitari che comportano la conversione di migliaia di famiglie dall'uso di lampadine incandescenti all'uso di lampadine fluorescenti compatte.

Mentre il carbon market è tipicamente più adatto ai progetti industriali, esso si sta aprendo sempre più a modalità operative in grado di funzionare nei programmi di sviluppo con le popolazioni vulnerabili e colpite dalla povertà. Sfortunatamente, in pratica, i progetti di successo hanno tendenzialmente coinvolto agenti inquinanti esistenti o potenziali, presso un'unica fonte localizzata, quali le grandi fabbriche. Vale a dire, sono "larghi un centimetro, profondi un chilometro", come le ciminiere di un singolo impianto produttivo. In questo tipo di progetti, il monitoraggio e le verifiche sono facili.

Al contrario, i progetti che vanno a beneficio dei poveri sono "larghi un chilometro, profondi un centimetro", e coprono alcuni km quadrati di territori dove risiedono le famiglie, con ogni famiglia che individualmente produce una piccola riduzione delle emissioni e contribuisce a un progetto più vasto e comunitario.
Il monitoraggio e il tracciamento di queste comunità sono di solito proibitivi sul piano dei costi.

Un esempio di progetto di cui beneficiano i poveri in aree particolarmente colpite è quello coordinato dall'agenzia di sviluppo Mercy Corps tra i campi profughi dell'area orientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC) devastata dalla guerra, al fine di ridurre le emissioni di carbonio attraverso un progetto mirato alla sicurezza delle persone (Figura 3).
Dal 1998, circa 5,4 milioni di persone sono rimaste vittime, dirette o indirette, delle guerre nella RDC e il numero delle persone costrette a sfollare è stato massiccio.
Nella provincia del Nord Kivu, nell'est del Paese, il numero totale delle persone sfollate eccede le 850.000 unità.
Nella zona la domanda di risorse, particolarmente del legno da ardere, supera di gran lunga l'offerta accessibile e localmente disponibile. I raccoglitori di legna, in gran parte donne e bambini, devono abbandonare la relativa sicurezza dei campi profughi per andare a fare scorte nella foresta, dove le aggressioni a sfondo sessuale e il rapimento di bambini da parte dei vari gruppi ribelli e dell'esercito sono comuni.

Il 9% delle donne nei campi profughi sostiene di essere stata stuprata o altrimenti assalita.
Il progetto installa dei fornelli ad alto tasso di efficienza combustibile che riducono il fabbisogno di legna (Figura 4) e conseguentemente i pericolosi viaggi di raccolta del legname. Si basa su un accordo con un carbon broker privato per lo sviluppo di carbon credits , grazie alla riduzione di emissioni di carbonio conseguenti alla conversione dalla cottura sul fuoco a legna all'uso dei fornelli nei campi profughi (Figura 5).
Il finanziamento iniziale del broker funziona come co-finanziamento del budget che sostiene il progetto, e serve ad aiutare più di 20.000 famiglie in uno dei luoghi più pericolosi della Terra.

Tra i relativamente pochi progetti che generano reddito di cui beneficiano le persone vulnerabili, questo esempio è estremo: se può essere realizzato nella RDC, devastata dalla guerra, generando un profitto per i broker del carbonio, ci sono grandi possibilità di creare progetti in Paesi che sono più sicuri, con una vasta popolazione in grado di generare massicce riduzioni di emissioni.
La COP di Copenhagen deve creare le condizioni per la capitalizzazione degli incentivi di mercato al fine di migliorare il comportamento ambientale (Figura 6).

Segnaliamo anche la preoccupazione diffusa per un'iniziativa dell'ONU, relativamente nuova, nota come REDD (Riduzione delle Emissioni dal Disboscamento e dalla Degradazione della Foresta). Sullo sfondo della deforestazione, responsabile di circa il 20% delle emissioni di gas ad effetto serra cha causano il cambiamento climatico, la REDD ha lo scopo di compensare i Paesi con vaste risorse forestali per l'attività di protezione delle foreste o di rigenerazione di quelle degradate dall'eccessivo sfruttamento e dal taglio illegale (Figura 7).

Mentre ciò rappresenterà uno dei punti di maggior discussione alla COP, rimane il pericolo che essa possa erodere ulteriormente i diritti umani dei popoli che dipendono dalla foresta. Le foreste tropicali sono state abbattute per decenni, 'legalmente' e illegalmente, dallo Stato, dal settore parastatale e dall'industria privata. Le comunità forestali indigene e altre popolazioni che dipendono dalla foresta non hanno avuto voce in merito alle modalità di sfruttamento delle risorse, o di distribuzione del reddito derivante dal loro sfruttamento. In molti casi, sono state dislocate, o peggio. Le aree forestali in molti Paesi in via di sviluppo ad alta concentrazione di foreste sono di proprietà dello Stato, con le popolazioni indigene che vivono senza la sicurezza di possedere la terra.

Sorge quindi il problema di capire se i Paesi possono generare redditi da carbonio attraverso la REDD, a chi appartengano i redditi, e come saranno allocati (Figura 8). Questa domanda è posta sullo sfondo di una situazione in cui molti ministeri delle foreste hanno una lunga tradizione di corruzione e cattiva gestione. Se in diversi Paesi ci sono segnali di rivalità inter-organizzativa per l'accaparramento della maggiore quota dei possibili fondi REDD,  solo in alcuni, limitati, Paesi ci sono discussioni ad alto livello sul ruolo delle comunità e della società civile nell'attuazione del REDD e nella distribuzione del reddito.
Dunque i diritti umani delle popolazioni marginalizzate potrebbero essere ulteriormente erosi.

L'incontro della COP è un passaggio cruciale nella strategia di gestione del cambiamento climatico. Tuttavia, a esso si accompagnano domande significative e dall'impatto a lungo termine, riguardanti lo sviluppo economico e i diritti umani.
E' un incontro che richiede la nostra più viva attenzione.

                                                         Jim Jarvie

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