e i flussi commerciali del futuro

Una nuova classe media (Figura 1) si sta affacciando sulla scena mondiale, e determinerà molte delle dinamiche di quello che sarà il commercio internazionale dei prossimi anni.
È la classe media dei paesi emergenti, dei paesi Asiatici, dei BRIC e, in generale, dei paesi che stanno imboccando sempre più rapidamente la via dello sviluppo.

Fino ad oggi è stato evidente lo spostamento graduale della produzione verso i paesi emergenti; con l'avanzata di un'ampia classe media in questi paesi, sarà interessante osservare se, e in che misura, anche i consumi possano localizzarsi diversamente rispetto a quanto osservato in passato. Oggi, secondo le stime contenute nel rapporto OCSE "The Emerging Middle Class in Developing Countries" , meno di un quarto della classe media a livello mondiale vive in Asia (Figura 2). Entro il 2020 tale proporzione potrebbe superare il 50%, con un evidente aumento della proporzione dei consumi a carico dei cittadini asiatici.

La stessa tendenza riguarderà, presumibilmente, altri paesi emergenti, Brasile in primis (Figura 3).
Anche perché, fino ad oggi, le popolazioni dei paesi in via di sviluppo si sono contraddistinte per una forte propensione al risparmio che ha permesso loro di investire e di raggiungere elevati tassi di crescita. Ora comincia ad arrivare il momento di raccogliere i frutti di tale crescita, cominciando finalmente a scoprire la "voglia di consumare" fino ad oggi prerogativa di massa delle popolazioni occidentali.

A differenza di altri trend che hanno subito un rallentamento in seguito alla crisi economica, la tendenza della classe media dei paesi emergenti ad acquisire un crescente peso nell'ambito della domanda mondiale è destinata a rafforzarsi, per un duplice motivo. Da un lato, tali paesi hanno subito meno di altri gli effetti negativi della crisi e pertanto l'aumento del reddito procapite determinerà un aumento delle capacità di spesa dei loro cittadini. Dall'altro, l'esigenza di compensare il calo della domanda dei paesi maggiormente sviluppati ha determinato una crescente attenzione verso le politiche di stimolo della domanda interna (soprattutto per quel che riguarda il caso cinese).

I Paesi asiatici stanno quindi portando avanti una lenta trasformazione da paesi produttori (a basso costo) a paesi consumatori (Figura 4).
Che influenza avranno queste tendenze della distribuzione dei redditi sulle evoluzioni del commercio internazionale?
Secondo recenti studi  (Nomura International, "China: A secular shift", Asian Bank Reflections, Volume 3, August 2009) esiste una discontinuità della domanda di beni durevoli e servizi, che aumenta sensibilmente superata una soglia di reddito intorno ai 6000$ annui.
Il fatto che un numero sempre più elevato di cittadini dei paesi emergenti supererà tale soglia nei prossimi anni determinerà un aumento della domanda di beni in questi paesi.

In parte la domanda verrà soddisfatta dalla produzione locale (anche essa in crescita) ma in parte originerà flussi commerciali crescenti verso questi paesi anche per quanto riguarda i beni di consumo. Questi paesi si stanno infatti trasformando in mercati di destinazione anche per le produzioni occidentali. Considerando le dinamiche demografiche, si tratta di mercati sicuramente appetibili per le imprese occidentali.

Ma, se l'aumento dei flussi commerciali è un effetto quasi ovvio dell'aumento dei redditi nei paesi di destinazione, che cosa possiamo predire sulla natura "qualitativa" del commercio che verrà?

 

 

Recenti studi empirici (Choi, Y.H., Hummels, D., Xiang, "Explaining import quality: The role of the income distribution", Journal of International Economics, 78, 2009, pp.293-303) hanno evidenziato come, per quel che riguarda i beni di consumo, paesi con distribuzione dei redditi simili tendono a consumare (e quindi ad importare) beni di consumo con una distribuzione dei prezzi (e quindi con una qualità) simile.

Questo vuol dire che, oltre alla quantità di merci che i paesi emergenti domanderanno, aumenterà anche la qualità dei beni importati. Oggi sono le imprese che producono beni di qualità inferiore, e quindi più economici, ad esportare verso i paesi in via di sviluppo. Nel futuro i paesi emergenti saranno mercati di sbocco anche per le imprese che producono beni ad elevato valore aggiunto e aumenteranno quindi sia i margini intensivi (beni venduti a prezzo superiore alla media) ed estensivi (un range di qualità di prodotti esportati sempre più ampio).

Questa dinamica offrirà quindi enormi opportunità: chi saprà sfruttarle al meglio?

A livello di impresa, potranno sfruttarle al meglio le imprese che già hanno rapporti commerciali con i paesi che più cresceranno e che sapranno adattare meglio i propri prodotti al crescente livello di qualità richiesto. Le prime saranno avvantaggiate perché non dovranno sostenere quelli che, tecnicamente, vengono definiti "iceberg cost", i costi di entrare ex novo in un mercato inesplorato. Le imprese che saranno in grado di aumentare la qualità dei propri prodotti in sintonia con la domanda dei nuovi consumatori vedranno una crescita di fatturato maggiore rispetto alle concorrenti più statiche.

A livello di paese, saranno avvantaggiate le economie che, storicamente, si sono specializzate in prodotti che possono essere migliorati a una maggior velocità. In un recente studio Jaimovich e Merella ("The Role of Quality Ladders in a Ricardian Model of Trade with Nonhomotetic Preference", City University of London, Department of Economics Discussion Paper Series 09/01, 2009) riportano un esempio storico emblematico.

A partire dal diciassettesimo secolo la Giamaica, per ragioni climatiche, si è specializzata nella produzione di zucchero di canna. Questo business ha trainato l'economia giamaicana fino al diciannovesimo secolo ma in seguito, essendo la possibilità di incrementare i margini sul prodotto molto limitate, il paese è andato incontro a un declino relativo evidente. L'Argentina, viceversa, si è specializzata nel mercato del bestiame, grazie alle proprie praterie. Il mercato della carne è stato, a lungo, tecnologicamente poco sviluppato: non era facile conservare la carne e venderla a paesi lontani. Quando la tecnologia ha fornito nuove modalità di conservazione, è stato possibile aumentare la qualità del prodotto ed esportarlo a livello mondiale. A differenza della Giamaica, l'Argentina ha visto aumentare drasticamente il proprio reddito relativo alla fine del diciannovesimo secolo e all'inizio del ventesimo.

I paesi che producono beni che potranno essere costantemente migliorati, e su cui sarà possibile realizzare margini estensivi ed intensivi, guadagneranno dal libero scambio con i paesi che stanno sperimentando una nuova ricchezza.
I flussi di commercio sono pertanto destinati ad evolversi rapidamente.
Sarà importante capire la direzione che prenderanno per sfruttarne le potenzialità e non rimanere invece esclusi dai nuovi mercati emergenti.

                                          Gabriele Guggiola

Commenti

Comments are now closed for this entry