Conoscere il potere d'acquisto di una valuta o il valore reale dei soldi che guadagniamo e del tempo che dedichiamo al lavoro non è solo una curiosità, soprattutto in questo periodo di recessione.

La rivista The Economist introdusse  nel 1986 l'indice Big Mac, uno strumento informale ma efficace di comparazione del potere d'acquisto di una valuta, che assume come valida la teoria della parità dei poteri di acquisto.
L'assunto centrale della "parità dei poteri di acquisto" è che il tasso di cambio tra due valute dovrebbe tendere naturalmente ad aggiustarsi in modo che un paniere di beni abbia lo stesso costo in entrambe le valute. Nell'indice Big Mac, il "paniere" è composto da un singolo Big Mac, il celebre (o famigerato) hamburger venduto dalla catena di fast food della McDonald's, scelto in quanto presenta caratteristiche omogenee in quasi tutto il mondo, secondo il credo commerciale di questa azienda.

Il rapporto della parità di potere d'acquisto del Big Mac tra due valute si ottiene dividendo il costo di un Big Mac in una nazione (nella sua valuta) per il costo di un Big Mac nell'altra nazione (nella sua valuta). Questo valore viene confrontato con il tasso di cambio attuale; se è più basso, allora la prima valuta è sottovalutata (secondo la teoria della parità del potere d'acquisto) rispetto alla seconda, mentre se è più alto, allora la prima valuta è sopravvalutata.

La banca svizzera UBS ha recentemente pubblicato l'ultima edizione del suo report che raffronta prezzi e potere d'acquisto in 73 città di tutto il mondo.

Anche in questo caso, seppure con un diverso criterio, è stato scelto il Big Mac come parametro per misurare il potere d'acquisto dello stipendio netto di un lavoratore ottenuto dalla media di 14 diverse professioni. Come si può vedere nella Figura 1, Chicago, Tokyo e Toronto risultano essere le città dove è inferiore il tempo lavorativo necessario per acquistare un hamburger; Città del Messico, Giacarta e Nairobi richiedono invece oltre due ore di lavoro per conquistarsi l'agognato panino, il cui prezzo varia considerevolmente nelle diverse regioni. Il più caro in assoluto è in Norvegia (5,79 Dollari), seguita da Svizzera (5,60), Danimarca (5,07), Svezia (4,58) ed Eurozona (4,38). I meno cari si trovano in Malaysia (1,70 Dollari), Hong Kong (1,71), Cina (1,83), Thailandia (1,86) e Sri Lanka (1,95).

Una classifica più generale e articolata è quella che indica le città più ricche al mondo, sempre in base al potere d'acquisto (Figura 2). Per ottenerla l'UBS ha raccolto prezzi e salari in 73 città del mondo, convertendoli in una sola valuta, e ha considerato un paniere di beni e servizi, basati sulle preferenze del mondo occidentale. La città più ricca è risultata essere Zurigo, seguita da Sidney in forte ascesa, Lussemburgo, Dublino e Miami (l'Italia piazza Milano al 26° posto).

Volendo invece considerare le città più ricche in assoluto in base unicamente ai salari lordi, la classifica premia Copenhagen, Zurigo, Ginevra e New York (Figura 3). La Svizzera, dunque, complessivamente, risulta essere di gran lunga il paese con gli stipendi più alti e i livelli di tassazione più bassi per i lavoratori (il salario netto di Copenhagen sarebbe inferiore proprio a causa delle tasse).

A livello di continenti, i salari medi lordi più alti al mondo sono in Nord America, che presenta però significative differenze tra New York, Los Angeles, Miami e Chicago e le canadesi Montreal e Toronto, dove gli stipendi sono più bassi. Milano è anche in questo caso al 26° posto, Roma al 30°.

I salari più bassi si registrano nel sud-est asiatico, ma anche Africa, Sud America ed Europa dell'est offrono stipendi bassi, una caratteristica ben nota della globalizzazione, che spinge il lavoro nei paesi poveri e i lavoratori nei paesi occidentali ricchi.

Asia e Medio Oriente sono anche in cima alla classifica di media di ore di lavoro all'anno (rispettivamente 2119 e 2063, di fronte alla media di 1902 delle città monitorate).
La Francia, viceversa,  è il paese dove si lavora meno (1582 ore a Lione, 1594 a Parigi). Per curiosità, il record spetta al Cairo (2373) e Seul (2312).

Il paniere di 122 beni e servizi scelto dall'UBS ha un costo medio di 2670 Dollari in una metropoli dell'Europa occidentale, mentre la media negli Stati Uniti è di 2590 Dollari e in Canada di  2300. Il costo della manodopera rende i prezzi di alcuni prodotti molto più alti nel mondo occidentale, dove peraltro sono più a buon mercato i prodotti elettronici e le apparecchiature per la casa.

A dispetto dell'allargamento dell'Unione europea, gli squilibri fra est ed ovest sono rimasti quasi intatti: se infatti nel 2006 il paniere aveva prezzi inferiori del 38%  nell'Est, ora il differenziale è sceso solo al 35%. Gli stipendi in Bulgaria e Romania sono sui livelli di Thailandia e Colombia, con buona pace di coloro che pensano di fermare l'immigrazione.

E' interessante anche la classifica delle città più care in assoluto (Figura 4).
A causa della crisi finanziaria, diverse città hanno cambiato posizione rispetto alla precedente indagine. Londra è scesa dal primo al ventunesimo posto, in seguito alla svalutazione della Sterlina. Molte posizioni, allo stesso modo, sono state perse da Mosca, Città del Messico e Seul. In contro tendenza con il crollo dei prezzi in America latina, Caracas è diventata una delle città più care al mondo, a causa di un'inflazione al 30%. Roma, al 17° posto, precede a sorpresa Milano scesa al 30°. L'Asia presenta notevoli squilibri, annoverando Tokyo fra le città più care e con gli stipendi più alti, ma anche altre quattro città in fondo alla classifica.

Chi ha intenzione di comprarsi un i-pod nano, sappia che in Italia dovrà lavorare circa 16-19 ore; a Zurigo bastano 9 ore…Se l'ONU accogliesse la richiesta di smembramento della Svizzera avanzata dal colonnello Gheddafi, da spartire fra Italia, Francia e Germania, potremmo prendere in considerazione l'ipotesi di trasferirci in una nuova regione del nord, ricordando che nel nostro paese il potere d'acquisto è sceso di oltre il 10% nel quinquennio 2002-2007 e che, secondo stime pubblicate sul Bollettino Economico di Bankitalia, alla fine del biennio 2008-2009 sarà ancora inferiore.

                                                   Luca Deaglio

 

 

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