Si dice che l'integrazione europea sia sempre progredita attraverso momenti di crisi e nuove spinte. Negli ultimi anni, però, sembrano essere più numerose le crisi e più deboli le spinte al progresso nell'integrazione. Nel 2005, il Trattato costituzionale europeo
(Figura 1)
, redatto dalla Convenzione sull'avvenire dell'Europa (Figura 2), non è stato ratificato a causa del doppio "no"
(Figura 3)
nei due referendum in Francia e in Olanda, che hanno aperto una lunga crisi in Europa. Solo nel giugno del 2007 i 27 riescono a trovare un nuovo accordo: nasce il Trattato di Lisbona (Figura 4).
Il nuovo trattato rinuncia agli elementi più simbolici della Costituzione, come l'inno, la bandiera, il motto, il nome stesso e introduce alcune modifiche lasciando invariato gran parte del lavoro della Convenzione.  Il recente referendum di ratifica in Irlanda si è nuovamente concluso con un voto contrario espresso dal 54,7 per cento degli elettori. Ed, ecco, nuovamente l'Europa col fiato sospeso. Con le dovute differenze, questo e i precedenti referendum presentano tre rilevanti similitudini:

- un buon tasso di affluenza alle urne,

-una convergenza tra estrema sinistra ed estrema destra nel fronte del "no",

-la sconfitta dei partiti di governo, delle campagne elettorali concentrate su temi e timori di carattere nazionale.

Accanto alle ragioni di questo rifiuto che già molti commentatori hanno evocato, vogliamo capire cosa sia questo nuovo Trattato e quali le sue implicazioni. Se le maggiori critiche alla costruzione europea oggi riguardano la sua legittimità democratica e la trasparenza delle sue istituzioni, il Trattato di Lisbona, infatti, fa in una certa misura progredire la costruzione europea nella giusta direzione.

Il primo scoglio da affrontare dopo i ripetuti allargamenti dell'Unione era la redistribuzione dei seggi in Parlamento e Commissione europea. I seggi sono stati così ridotti a 750 per il PE, mentre è previsto che a partire dal 2014 la Commissione sarà composta da soli 18 commissari. Sebbene non tutti i paesi membri avranno un loro commissario all'interno di ogni collegio, si adotterà un sistema di rotazione che premette ad ognuno di essere rappresentato su almeno due collegi su tre.

Un' Unione europea a 27, ma con le stesse regole che si erano dati i 6 paesi fondatori, è quasi condannata all'inazione. A questo si è cercato di intervenire in due direzioni: nei confronti del sistema istituzionale e delle regole di voto. Prima di tutto, è stato modificato il sistema di voto all'interno del Consiglio, introducendo la regola della doppia maggioranza (Figura 5), che tiene cioè conto della maggioranza degli stati e dei cittadini, e riducendo il diritto di veto a un numero minore di competenze. In secondo luogo, è stato migliorato l'equilibrio istituzionale conferendo più poteri al Parlamento europeo. Ciò significa che il meccanismo di codecisione (Figura 6) viene esteso a un più ampio numero di materie, elevando così il Parlamento alla pari del Consiglio dell'UE che, altrimenti, non sarebbe vincolato dal parere del PE.
A complemento di ciò, con l'intento di rafforzare e tutelare il principio della sussidiarietà (Figura 7) viene attribuito maggiore potere anche ai parlamenti nazionali, che avranno a disposizione sia un maggior lasso di tempo per commentare una proposta di legge sia la possibilità di bloccarla.

Ulteriore obiettivo del trattato è quello di rendere le istituzioni europee (Figura 8) più visibili e più autorevoli sia all'interno dell'Unione sia nei confronti del resto del mondo. Al suo interno, la struttura dell'UE viene così semplificata: abbandonata la suddivisione in tre pilastri, l'Unione diventa un soggetto unico e dotato di personalità giuridica, cosa che le permetterà di firmare accordi internazionali, di far parte a convenzioni e di aderire alle organizzazioni internazionali.
Viene, inoltre, abbandonato il sistema di rotazione semestrale di Presidenza dell'Unione europea, affidando il compito a una personalità di alto profilo con un mandato di due anni e mezzo. Il Presidente del Consiglio europeo lavorerà a stretto contatto con il Presidente della Commissione, a sua volta

indicato dal Consiglio ma eletto dal Parlamento europeo, e con l'Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza. Quest'ultima carica va a sostituire l'attuale Mr. PESC (acronimo per Politica Estera Sicurezza Comune) e il Commissario alle Relazioni esterne e assumerà la carica di Vice Presidente della Commissione. L'Alto Rappresentante disporrà di un Servizio diplomatico e rappresenterà l'UE nel mondo, senza però sostituirsi alle politiche estere degli stati membri.

Il Trattato di Lisbona non si occupa solo di grandi cariche istituzionali, ma apporta delle importanti innovazioni anche per i cittadini europei. Innanzitutto, bisogna menzionare la Carta dei diritti fondamentali dell'UE (Figura 9) che, pur non essendo stata inserita integralmente nel Trattato, acquisisce con esso valore giuridico e diventa così attivabile all'interno dell'Unione con l'eccezione della Gran Bretagna e della Polonia. Per i cittadini, inoltre, viene ampliato il diritto dei cittadini di rivolgersi alla Corte europea di Giustizia.

Un'UE che conta 499 milioni di persone doveva anche affrontare il tema della partecipazione e del coinvolgimento dei suoi cittadini alla vita politica europea. Oltre al già citato aumento di poteri del Parlamento europeo, una delle più grandi novità apportate dal Trattato riguarda proprio le elezioni europee. Alle prossime elezioni europee del 2009, se verrà ratificato il Trattato di Lisbona, gli elettori saranno chiamati a votare i 750 europarlamentari che a loro volta eleggeranno il Presidente della Commissione europea e i rispettivi commissari. L'"investitura" del PE alla Commissione era già diventata prassi, ma viene in questo modo istituzionalizzata, dando più legittimità alla squadra della Commissione e conferendo di fatto più potere al singolo voto dei cittadini. Per la prima volta nella storia dei trattati, Lisbona introduce una forma di democrazia diretta: 1 milioni di cittadini provenienti da un numero sufficiente di Stati membri potrà richiedere alla Commissione europea di presentare una proposta di legge su uno specifico argomento. Non meno importante per il coinvolgimento dei cittadini nella politica europea sarà il fatto che le sedute del Consiglio dei Ministri dell'UE diventeranno pubbliche e sarà garantito l'accesso ai giornalisti: una condizione importantissima per l'informazione pubblica.

Le riforme riguardano anche le politiche che l'UE condivide con i paesi membri. La difesa è l'area da cui molti si aspettano le maggiori innovazioni poiché sarà possibile, qualora 4 o più Stati abbiano le capacità necessarie e la volontà di farlo, creare una cooperazione strutturata (permanente) in questo campo. Grande importanza è stata data al tema sociale, un settore poco avanzato dell'integrazione europea e che ha procurato grandi critiche all'Europa negli ultimi anni. A questo proposito, vengono attribuiti nuovi obiettivi all'Unione, come la piena occupazione, la lotta alle discriminazioni e all'esclusione, che saranno tutelate da una "clausola sociale" che impone all'UE di tener conto di questi obiettivi nella formulazione di tutte le sue politiche.
Altre priorità scottanti, come l'immigrazione e l'approvvigionamento energetico, potranno essere in una certa misura affrontate a livello europeo. Il passaggio al voto a doppia maggioranza, ad esempio, potrebbe portare a un'armonizzazione della concessione del diritto d'asilo, mentre in campo energetico è previsto il principio di solidarietà che consente a un paese che si trovi in gravi difficoltà di approvvigionamento energetico di poter contare sull'aiuto degli altri stati membri.

Poche sembrano essere le possibilità che il "no" irlandese riesca a bloccare l'intero processo di ratifica (Figura 10) del nuovo Trattato di Lisbona. Il fronte dei Paesi che hanno già ratificato è molto più ampio e compatto rispetto ai tempi della ratifica del Trattato costituzionale, anche perché questa volta la Francia è tornata a far parte del fronte del Sì. Se il nuovo Trattato entrasse in vigore, le successive riforme istituzionali dell'UE sarebbero affidate al lavoro di una Convenzione in cui sarebbe rappresentato anche il Parlamento europeo: un metodo quindi democraticamente rappresentativo e forse meno incline alle continue crisi europee. Varrebbe la pena provarci.

                                               Marta Semplici

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