Dopo una lunga stagione in apnea fra i titoli tossici, travolti dalle ondate scure della crisi finanziaria, potranno gli italiani godersi almeno una vacanza serena e qualche bagno piacevole in acque più tranquille?

Sembrerebbe di sì. I dati più recenti, prodotti dalle Agenzie Regionali per l'Ambiente e inclusi nel rapporto del 2008 del Ministero della Salute, pur non essendo aggiornatissimi in quanto risalenti al 2007, indicano un buono stato complessivo delle acque costiere italiane.

A differenza di molti altri settori del nostro ecosistema, la tutela del patrimonio-mare sembra avere dato buoni risultati.
D'altra parte, non prestare attenzione alla salute del mare sarebbe un suicidio per un paese come l'Italia

Con 4920 siti di balneazione sui 14552 di tutti i paesi europei, il nostro Paese vanta il 34% delle coste balneabili del continente ( la Grecia ne ha circa 2000, la Spagna 1900, la Francia 1800) e di conseguenza ospita anche il più alto numero di bagnanti.
I siti balneabili italiani sono attualmente i più controllati d'Europa perché di fatto il nostro Paese ha, da oltre venti anni, sposato i criteri più restrittivi della direttiva europea che disciplina il settore, tanto che il 91,7% dei suoi siti balneari è conforme ai valori guida dei parametri microbiologici, di fronte alla media europea dell'86%, superata soltanto dalla Grecia con il 95%.

L'Italia esercita un numero di controlli per chilometri di costa superiore a quello di tutti gli altri paesi europei, con una rete di monitoraggio capillare (punti di campionamento max. ogni 2 km) ed un periodo di campionamento in assoluto più lungo (sei mesi all'anno) e non limitato ai siti adibiti alla balneazione, come in molti altri paesi, ma esteso all'intera costa.

Questo controllo sanitario più serrato comporta anche un maggior numero di siti denunciati come non balneabili (300, prevalentemente foci di fiumi e zone portuali).
Per maggiore sicurezza, poi, da noi vengono adottati i valori limite europei da linee guida consigliate per i coliformi totali di 500/100 ml, mentre quelli imperativi usati come limite da buona parte dei paesi sono di 10.000/100 ml; analogamente per i coliformi fecali il valore limite adottato in Italia è di 100/100 ml, mentre il valore limite imperativo è di 2000/100ml.

I  risultati italiani vanno apprezzati anche alla luce della densità di popolazione costiera, che è la più elevata del continente, e che conseguentemente porta un carico ambientale biologico più alto.I risultati del Rapporto 2008 sulle acque di balneazione evidenziano che dei 5170 chilometri di costa sottoposti a controllo, sui 7375 chilometri di costa italiana, ben 4970 chilometri di costa sono balneabili, pari ad una percentuale del 96,2%. I restanti 2205 chilometri non sono balenabili.

La Figura 1 mostra la distribuzione della balneabilità per le regioni italiane: soltanto in 5 province la media è inferiore al 90%, e la maglia nera spetta alla provincia di Caserta.
Come si può notare alcune regioni raggiungono addirittura il 99-100% di balneabilità!
La Figura 2 mostra l'andamento dell'inquinamento e della balneabilità negli ultimi 15 anni: dal 7,4% delle coste inquinate del 1993 siamo passati al 3,7% del 2007 e quindi viceversa andiamo dal 92,6% di costa balneabile del 1993 al 96,3% del 2007. 

L'inquinamento delle acque di balneazione italiane (il 3,7%) è in larghissima parte dovuto ad inquinanti biologici come rappresentato nella Figura 3, dove si evidenzia che i coliformi (totali e fecali), gli streptococchi e le salmonelle motivano l'84 % delle interdizioni alla balneazione, mentre la restante parte è dovuta ad inquinamento chimico o fisico.

Bisogna tener conto che per inquinamento si intende la presenza consistente di batteri indicatori di inquinamento fecale, di alterazione dei parametri fisici quali trasparenza, colorazione e acidità, di presenza di sostanze chimiche quali oli minerali, tensioattivi e fenoli: la presenza di materiali galleggianti quali buste di plastica, bottiglie, alghe ecc. che talvolta si riscontra sulle nostre spiagge non necessariamente rappresenta un indicatore di inquinamento di quelle acque e non rientra quindi nelle analisi.

Ai fini della classificazione della qualità delle acque di balneazione, infatti, la Direttiva 7/2006/ della Comunità Europea individua soltanto 2 indicatori di contaminazione fecale di provata rilevanza sanitaria, streptococchi fecali e Escherichia coli . Le acque di balneazione sono classificate secondo 4 classi di qualità: eccellente, buona, sufficiente e scarsa, sulla base delle densità di questi indicatori. Altri parametri, come i cianobatteri, le macro-alghe, il fitoplancton marino, i residui bituminosi e materiali quali vetro, plastica, gomma o altri rifiuti, per quanto debbano essere controllati e limitati, non sono comunque considerati ai fini della classificazione.

Il Rapporto 2008 evidenzia una sostanziale stabilità dei risultati rispetto agli ultimi anni, per quanto si debba tener presente che alcuni siti possono veder crescere il livello di inquinamento durante la stagione balneare.

Se possiamo dunque gioire per la qualità delle nostre acque, non dobbiamo peraltro dimenticare i gravi problemi che mettono in costante pericolo l'ecosistema marino: gli stock di diverse varietà di pesci sono in costante diminuzione in tutta Europa, minacciate sia da nuove razze provenienti da regioni più calde, sia dall'eccessivo sfruttamento della pesca, in particolare da quella di frodo (secondo la Fao la pesca illegale è pari al 30% delle catture mondiali, una stima che cresce a più del 50% in alcune zone dell'Unione europea); azioni e omissioni che minacciano il mare, monitorate annualmente dalla Goletta verde di Legambiente, sono in aumento, così come le persone denunciate (Figura 4); la proliferazione di alghe e meduse 'di nuova generazione', favorita dai mutamenti climatici, resta una minaccia incombente nel Mediterraneo. Lo stato di salute di molti fiumi che si riversano in mare (circa il 20% dei monitoraggi) è molto lontano dal raggiungimento degli obiettivi minimi di qualità.

Tutti coloro che hanno scelto i nostri litorali come meta per il riposo e il divertimento estivo possono dunque godersi una vacanza serena, senza dimenticare che ogni più piccola azione tesa al rispetto e alla tutela dell'ambiente ha un valore non solo simbolico, ma aiuta l'ecosistema a sostenere meglio i ripetuti assalti provenienti da ogni parte.

                                                   Luca Deaglio

 

 

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