Un piccolo "Atlante mondiale"

La povertà ci turba, ci indigna, ci spinge a essere buoni e poi a dimenticare tutto. Forse è meglio essere più “freddi” e più determinati. E cominciare con il vedere il come e il dove. Ve lo proponiamo con questa sintetica scheda, nella cui Figura 1 è possibile constatare subito, paese per paese, quanta  percentuale della popolazione vive con meno di 1 dollaro al giorno, ossia in condizioni che vengono definite di “povertà estrema”. Diciamo subito, per la precisione, che questo “dollaro al giorno” è una misura convenzionale che si riferiva inizialmente a un dollaro del 1981; tradotta in termini attuali e corretta per tener conto del livello dei prezzi si aggira sui 100-120 euro al mese. Provate a immaginare di vivere in Italia con questa cifra, ai nostri attuali prezzi e avrete un’idea di che cosa significa questo livello di povertà.

Nei paesi indicati in rosso in Figura 1, tutti nell’Africa sub-sahariana, dal 60 all’80 per cento della popolazione si trova in queste condizioni. All’altro estremo ci sono i paesi indicati in verde scuro dove la povertà estrema è presente solo sporadicamente. Tra questi ci sono molti paesi dell’ex-blocco sovietico nei quali la povertà estrema è presumibilmente una condizione transitoria dovuta alla subitaneità del crollo del vecchio sistema ma anche Messico, Cile, il Maghreb, l’Egitto e l’Iran. In mezzo ci sono India (20-40 per cento della popolazione), Cina e quasi tutta l’America Latina (5-20 per cento della popolazione.

Proprio non ci sorprende che povertà faccia rima con brevità della vita (Figura 2). Le due carte, però, non si sovrappongono esattamente e l’America Latina, tanto per fare un esempio, è suddivisa in tre zone con tre diverse speranze di vita alla nascita. La parte sud supera i 75 anni, Perù e Bolivia non arrivano ai 70 e il resto si trova in una posizione intermedia, mentre il Messico si trova nella stessa categoria degli Stati Uniti. I quali, del resto, sono battuti da Canada, Svezia, Giappone e Australia. Con l’Africa sub-sahariana ancora una volta al fondo della classifica

 

Se guardiamo alle percentuali sulla popolazione mondiale (Figura 3) l’andamento è sicuramente decrescente - con la solita eccezione africana - e si stima che in condizioni di povertà estrema si trovi un po’ meno di un quarto della popolazione mondiale contro il 40 per cento del 1981. Un buon risultato? Non proprio, perché, se la fetta della torta è diventata più piccola, la “torta” della popolazione mondiale è diventata più grande e quasi un quarto della popolazione di oggi significa un po’ più del 40 per cento della popolazione di un quarto di secolo fa. Secondo le statistiche internazionali, sotto il livello della povertà estrema si trovano oltre 700 milioni di persone contro meno di 500 del 1981 (Figura 4) (i dati del 1999 riportati nel grafico sono ancora leggermente peggiorati in seguito). In Africa sub-sahariana la situazione è particolarmente devastante (Figura 5): su un aumento di popolazione previsto in 260-280 milioni  nel periodo 1999-2015, quasi al metà è destinata un futuro di povertà, estrema o moderata.

 

Il grande programma internazionale noto come Millennium Development Goals, volto a sradicare non solo la povertà nella sua dimensione economica ma anche la fame, la denutrizione, la mancanza d’acqua e di scuole, quasi certamente fallirà molti dei suoi obiettivi perché le risorse sono insufficienti e nessuno sembra avere in tasca la ricetta vincente. Ecco: di qui è bene partire, senza retorica e senza buonismo.

                                                  Mario Deaglio 

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