Ultimamente, la parola d’ordine per le politiche di molti Stati è sviluppo sostenibile. Anche la Conferenza mondiale “Rio+20”, tenutasi in Brasile nel mese di giugno, era incentrata su questo tema.

Sviluppo sostenibile, come definito dalla Commissione Bruntland delle Nazioni Unite nel 1987, corrisponde a uno sviluppo che soddisfi i bisogni presenti della popolazione senza compromettere la possibilità delle future generazioni di soddisfare i propri.

La situazione attuale non sembra affatto corrispondere a tale descrizione: il numero degli abitanti sulla Terra ha ormai raggiunto i sette miliardi, i livelli di consumo e i bisogni materiali della società sono cresciuti, la produzione di cibo richiede sempre più terreni, gli stock di pesce sono diminuiti, la quantità di CO2 nell'atmosfera è in continuo aumento, il mondo si è riscaldato di 0,8 ˚ C dai livelli pre-industriali. Non solo, per gli anni futuri si prevede un peggioramento di queste condizioni.

La popolazione, secondo le proiezioni dell’ONU, raggiungerà i 9,3 miliardi entro il 2050: più bocche da sfamare, meno risorse naturali disponibili e maggiori desideri da soddisfare (Figura 1).
Tra i beni più preziosi per l’umanità vi sono l’acqua, il cibo, e l’energia. 
Tra il 1960 e il 2000 l'utilizzo mondiale di acqua è raddoppiato da 1800 a 3600 km³ l’anno. Si stima che entro il 2025, circa un quarto della popolazione mondiale vivrà in paesi con scarsità assoluta d'acqua. Da uno studio di Flörke and Eisner, esperti ambientali, si prevede che fra 60 anni saranno le aree dei paesi attualmente più sviluppati caratterizzate da una grave indisponibilità d’acqua (Figura 2).

Per quanto riguarda il consumo di alimenti, il corpo ha bisogno mediamente di 2.100 kcal per persona al giorno, ma ai giorni nostri si è raggiunto un incremento di circa 600 kcal. Inoltre, le economie emergenti stanno diventando più ricche e le singole famiglie potranno permettersi diete più svariate.
La domanda alimentare pro capite mondiale potrebbe crescere del 40% entro il 2030 e del 70% entro il 2050 (Figura 3).

Lo sviluppo economico ha comportato un maggiore consumo di combustibili fossili e di conseguenza l’incremento della CO2 presente nell’atmosfera.  Entro il 2035 si prevede che l’impiego di energia possa quasi raddoppiare rispetto ai livelli attuali già elevati (Figura 4).
L’acqua, gli alimenti e l’energia sono fondamentali per la sopravvivenza dell’uomo e non è più possibile continuare a sfruttarli nel medesimo modo. Gli esseri umani stanno deteriorando l’ecosistema di cui fanno parte, riducendo le opportunità di benessere per se stessi e per le generazioni future.

I rischi più gravi, presentati in un documento frutto della collaborazione dei maggiori scienziati della Terra (A safe operating space for humanity), sono: la perdita di biodiversità, il cambiamento climatico, e il ciclo dell’azoto (Figura 5).
L’azoto, necessario agli organismi viventi per la formazione di composti organici, viene rimosso industrialmente dall’atmosfera (il suo serbatoio) oltre al triplo del confine accettabile (35 milioni di tonnellate annue).

 

Tale gas, trasformato in protossido di azoto (NO2) per la produzione di fertilizzanti, contribuisce alla crescita di un’enorme quantità di piante acquatiche che ostacolano la sopravvivenza della flora e della fauna circostante e partecipa all’incremento dell’ effetto serra.

Come intervenire per migliorare il benessere degli individui permettendo alla società mondiale di prosperare? 
La Royal Society, accademia delle scienze tra le più antiche esistenti, ha elencato nel 2012 una serie di consigli che si sviluppano attorno ad un punto centrale: la piena valorizzazione del capitale naturale, cioè dell’ambiente e dei servizi ambientali che rendono possibile la vita sul nostro pianeta.

Il consumo di capitale naturale dovrebbe rientrare nelle statistiche nazionali per determinare meglio la ricchezza di un paese. Se eccessivamente utilizzato, dovrebbe portare gli indicatori di ricchezza a ridursi. Nei modelli convenzionali, come il PIL, la natura viene considerata un fattore di produzione indistruttibile; così anche nell’Indice di Sviluppo Umano, normalmente affiancato al PIL per valutare la qualità della vita.

A questo proposito sono stati prospettati nuovi indicatori di ricchezza che inseriscono fra i loro parametri quelli ambientali:
- la Felicità interna lorda (FIL), sviluppata nello Stato del Bhutan e giunta all’ONU, per prosperare in armonia con la natura;
- il Legatum Prosperity Index, d’origine londinese, che identifica differenti concezioni della “buona vita”;
-il Better Life Index dell’OCSE, che propone 11 voci, tra le quali il guadagno, la comunità, l’educazione, l’ambiente, la sicurezza, l’equilibrio tra vita privata e lavorativa.
-In Italia Cnel e Istat hanno costituito un gruppo d’indirizzo per il “benessere equo e sostenibile” (Bes), che integri il Pil, con altri indicatori di sostenibilità come quella ambientale.

La tecnologia può contribuire al miglioramento delle condizioni ambientali con innovazioni per ottimizzare l'efficienza energetica degli impianti civili e industriali, per favorire la produzione di veicoli ibridi, a carburante meno inquinante, a trazione elettrica, per la riduzione dell’inquinamento, per facilitare il riciclaggio dei rifiuti, per l’installazione d’impianti fotovoltaici, eolici, a biomassa.

Tra gli obiettivi più difficili da raggiungere vi è quello del cambiamento delle abitudini della società. Una buona parte della popolazione consuma più del necessario o spreca.
La sola razionalizzazione dei consumi permetterebbe un risparmio del 20%.
Tale percorso richiede un’accurata pianificazione da parte dei governi attraverso politiche che promuovano le buone pratiche.

L’OCSE suggerisce di aumentare i prezzi sui prodotti meno sostenibili. I prezzi, infatti, rifletterebbero più accuratamente i costi per la collettività, dando così valore al capitale naturale. Più a lungo si attende, più difficile diventa il percorso verso la sostenibilità. La società dovrà quindi organizzarsi in tempi brevi a un uso ponderato delle risorse preziose e limitate per permettere alle generazioni presenti e future il diritto a una vita sana e in armonia con il pianeta.

                                                Sara Guastella

 

 

                                               

                                                                         

                                                   

                                      

 

 

 

 

 

                                                

 

                                                 

Commenti

Comments are now closed for this entry