Immigrazione: minaccia o opportunita'?

Secondo stime delle Nazioni Unite, nel 2005 i migranti internazionali sarebbero stati circa 190 milioni (compresi 21 milioni di rifugiati, in base ai dati dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati -UNHCR), non più del 3% della popolazione mondiale. Il restante 97% continua dunque a vivere nel paese natio. I motivi per cui un fenomeno non così diffuso in termini relativi e non nuovo nella storia dell’umanità sia capace di sconvolgere gli equilibri dei paesi verso cui è diretto sono molteplici. Per quanto riguarda l’Italia, dove gli immigrati regolarmente soggiornanti nel 2005 hanno quasi raggiunto i tre milioni, le difficoltà sono nate dalla nostra perenne carenza di strutture e organizzazione, dalle indecisioni figlie delle diverse ideologie nell’affrontare scelte politiche e dalla semplicistica abitudine a considerare i problemi sociali innanzi tutto come problemi di ordine pubblico.

Se a ciò aggiungiamo la indifendibile posizione geografica, la vicinanza fisica e culturale con paesi poveri e con genti molto attive nei movimenti internazionali e l’immagine spesso distorta che i mass media forniscono del fenomeno, possiamo capire perché l’immigrazione sia vista più come una minaccia che come un’opportunità di crescita.

Osservando la Figura 1, vediamo che l’Italia è perfettamente allineata con la media dell’Unione Europea nel giudizio sull’immigrazione, ma analizzando meglio i dati si nota che, fra le nazioni più importanti, solo la Germania ha un giudizio più negativo del nostro, insieme a tutti i paesi dell’est; la Spagna è al nostro pari, ma nel resto dell’Europa il giudizio è assai più favorevole. La difficoltà a considerare in una luce  benevola l’immigrazione in Italia e Spagna non si spiega con il fatto che attualmente siano proprio questi due paesi le mete preferite dai migranti, dato che comunque l’incidenza sul totale della nostra  popolazione - Figura 2 - è prossima al 5% (come in Gran Bretagna), ben lontana dal 9% di Germania e Austria e anche dalla stessa Francia. Nella tabella della Figura 3, relativa a dati del 2004, successivi alla nostra ultima sanatoria in materia di immigrazione, possiamo facilmente notare come nel nostro paese il fenomeno sia decisamente recente e finora meno invasivo rispetto ai grandi paesi europei. La crescita della popolazione straniera residente nel nostro paese è dovuta anche all’aumento dei nati di cittadinanza straniera che, pur rappresentando in assoluto una quota inferiore rispetto ai flussi migratori, sono un dato significativo soprattutto se contrapposto al bilancio naturale della popolazione residente di cittadinanza italiana, che risulta invece negativo.

 

Nel 2005 il saldo migratorio con l’estero (Figura 4) si è attenuato rispetto agli anni precedenti, anche se si mantiene elevato (+266.829 nuovi immigrati). Nel complesso la positiva dinamica migratoria degli stranieri contribuisce dunque notevolmente alla crescita della popolazione residente in Italia altrimenti destinata ad essere fra le più basse al mondo.

Per quanto riguarda i paesi d’origine, l’Europa centro orientale rappresenta ormai quasi il 39% della popolazione straniera residente in Italia, a fronte del 26% costituito dall’intero continente africano e del 17% dell’Asia.

Lo stereotipato allarme criminalità, per quanto ingigantito, è comunque da affrontare con urgenza soprattutto in alcune zone dei grandi centri metropolitani. Già nel 2002 la popolazione carceraria di origine straniera rappresentava circa il 30% del totale dei detenuti (Figura 5). Soluzioni discutibili come i Centri di Permanenza Temporanea, di fatto un’ambigua forma di "detenzione amministrativa" dello straniero in attesa di espulsione, sono un sintomo  del processo in atto nel mondo occidentale di negazione del diritto all'uguaglianza. L'uguaglianza formale è assicurata solo ai cittadini europei, la disuguaglianza viene codificata: l'europeo è diverso dallo straniero. Un cittadino dell'Unione Europea che deve essere espulso da un paese dell'Unione e rimandato nel proprio paese di provenienza non può mai, per legge, finire in un CPT. La portata delle trasformazioni causate dall’immigrazione in Italia vanno al di là del problema “ordine pubblico” e investono ormai molti settori della nostra società, come approfondiremo in una prossima scheda. Lo slogan del Rapporto 2005 sull’immigrazione della Caritas/Migrantes è “Immigrazione è globalizzazione”. Continuare a puntare il dito  su violenza, droga e prostituzione (esultando però per le prodezze di Kakà e Ronaldo..) rientra nella tendenza, tipica di qualsiasi comunità umana, a figurarsi il bene a propria immagine e somiglianza, emarginando il “diverso”. Chi non bada a queste formalità è la burocrazia italiana: con l’entrata in vigore della nuova procedura di rinnovo del permesso di soggiorno, frutto dell’accordo tra il precedente governo e le Poste Italiane, i costi per l’immigrato sono saliti a 72,12 euro, contro i precedenti 14,62. I tempi d’attesa sono proporzionalmente saliti da circa due mesi ad anche un anno… Benvenuti!

                                                  Luca Deaglio 

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