La ricerca di fonti di energia alternative,  più sostenibili dal punto di vista economico e ambientale, è uno dei temi cruciali per il nostro futuro, come ci mostra in questi giorni il disastro causato dalla piattaforma petrolifera della BP nel golfo del Messico.

Una tecnica recentemente perfezionata rende possibile estrarre gas dalle rocce scistose ("shale" in inglese).
Gia` in passato si sapeva che queste rocce trattengono del gas (Figura 1), ma solo ora diviene fattibile estrarlo a costi contenuti. La tecnica in questione consiste nel pompare sotto terra, anche a piu' di duemila metri di profondita', una miscela di acqua, sabbia e varie sostanze chimiche. La miscela, pompata ad alta pressione, ha la  capacita' di indurre le rocce scistose a liberare il gas in esse contenuto.

Questa tecnica ha preso piede negli Stati Uniti e anche grazie ad essa gli Stati Uniti hanno gia` superato la Russia quale primo produttore al mondo di gas.
Quattro sono i principali luoghi di estrazione negli USA dove si usa questo procedimento: Barnett in Texas, il piu' produttivo, con circa il 50 percento del totale della produzione USA con questo metodo di estrazione; Haynesville in Louisiana/Texas; Fayetteville in Arkansas; e Marcellus in Pennsylvania e negli stati vicini; quest'ultimo e' destinato a diventare il sito dove si estrarra' di piu' nei prossimi anni.

Gli USA in termini di gas sono ora del tutto autosufficienti (Figura 2) ed hanno smesso di importarne, con buona pace di coloro che avevano investito in rigassificatori lungo le coste americane. Si ritiene che gli USA ora abbiano  circa 100 (30 secondo stime piu' prudenti) anni di autonomia. Questo ovviamente non puo' non avere conseguenze sul prezzo mondiale del gas, in particolare quello destinato ai rigassificatori, nonche' su quello che viaggia tramite gasdotto.

I paesi europei possono beneficiare della nuova tecnica sia direttamente, trivellando le rocce scistose presenti nel loro sottosuolo, sia indirettamente, beneficiando del ridotto consumo mondiale di gas estratto con metodi tradizionali. Cio' potrebbe anche diminuire il controllo russo sull'economia europea. Qualcuno e ' giunto addirittura ad ipotizzare che la Russia recentemente sia divenuta piu' cooperativa con gli USA anche perche' cosciente di avere un'arma energetica sempre piu' spuntata.

I prezzi mondiali sono ora molto inferiori a quelli registrati nell'ultimo lustro; e' peraltro complicato disaggregare gli effetti di un economia mondiale che cresce (e domanda) ancora poco da quelli dovuti alla presenza del nuovo gas prelevato da rocce scistose. Si puo' fare un'approssimata analisi confrontando il prezzo del gas (Figura 3) con quello del petrolio. Quest'ultimo dopo avere avuto una tendenza a diminuire fino all'inizio del dicembre 2009, da allora e` tendenzialmente cresciuto (Figura 4);
non cosi' quello del gas, che ha avuto un andamento ben piu' incerto, con alti e bassi.

 

 

 

Dal punto di vista ambientale il discorso e`  complesso.  Il gas metano, quando non bruciato e disperso nell'atmosfera, ha venti volte la  capacita` di produrre gli effetti indesiderati dell'anidride carbonica sul riscaldamento globale.

Quando il gas metano viene bruciato  produce, a parita` di energia prodotta, circa la metà dell' anidride carbonica che producono carbone e petrolio. Quindi, ammesso che si riesca a disperderne nell'atmosfera quantita` davvero minime, se si riuscisse a convertire tutte le centrali a carbone e petrolio in centrali a gas, si potrebbe ridurre significativamente l'inquinamento globale con costi davvero modesti.

Si pensi ad esempio alla Cina ed agli USA, che oggi sono i due principali inquinatori del mondo. Se si riuscisse a convertire le loro molte centrali a carbone e petrolio in centrali a gas si avrebbero enormi riduzioni delle emissioni globali di CO2. Il presidente Obama  a novembre 2009 ha offerto ai cinesi di mettere a loro  disposizione le tecnologie estrattive per questo tipo di gas.

Queste tecniche sembrano offrirci un mondo meno dipendente da alcuni fornitori scomodi di energia e forse anche una notevole riduzione dei gas che danneggiano il nostro pianeta. Potrebbero peraltro indurre un rallentamento degli investimenti in energie rinnovabili ed efficienza. Alcuni studiosi, come il Professor Robert Howarth della prestigiosa Cornell University  affermano peraltro che analisi piu' accurate mostrano che questa fonte di energia, quando si tiene conto di tutta la filiera che la produce (trivellazioni, pompaggio di acqua, gasdotti, distruzione di foreste, ecc.) finisce per indurre una produzione di CO2 simile a quella del famigerato carbone. Vi e` inoltre un grosso problema, che riguarda l'inquinamento dell' acqua utilizzata per i pompaggi, cosi' come vi sono problemi causati dall'inquinamento dell'aria in prossimita' dei luoghi di estrazione.  Il sindaco di New York, il repubblicano Michael Bloomberg ha fatto sue queste perplessita' ed ora si oppone con forza a perforazioni nel bacino che rifornisce di acqua potabile la sua citta'. 

Alla Stanford University il professor Zoback sta  analizzando la possibilita` di utilizzare le stesse rocce scistose a cui viene sottratto il metano per imprigionarvi l'anidride carbonica prodotta dalle centrali. Allo stato attuale queste tecniche di "sequestro" dell'anidride carbonica sono ancora uno dei metodi piu' costosi per non emettere CO2 nell'atmosfera, mentre secondo una ricerca di Mc Kinsey l'efficienza resta il metodo piu' economico per produrre e consumare senza inquinare.

L'industria estrattiva  si difende smentendo l'accusa di essere un pericolo per la societa', ma, anche alla luce del disastro nel golfo del Messico, saranno in molti a chiedere, negli USA ed altrove, che le decisioni politiche vengano prese sulla base di precisi studi e non solo dei suggerimenti dei lobbisti.

                                              Gustavo Rinaldi


 

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