L'Unione Europea ha proclamato il 2012 anno europeo dell'invecchiamento attivo e della solidarietà tra le generazioni.
Lo scopo è di accrescere la consapevolezza sul rapido cambiamento della struttura demografica della popolazione, sensibilizzare sulle problematiche derivanti, incoraggiare la ricerca e promuovere strategie di azione.

L'Europa si sta preparando ad una società costituita in prevalenza da cittadini in età avanzata. Non a caso, esperti dei 27 Stati Membri si sono riuniti per fare il punto della situazione sull'invecchiamento generazionale fino al 2060, con il "The 2012 Ageing Report".

La popolazione europea da 502 milioni dovrebbe raggiungere i 517 milioni, con una modifica della struttura, una volta definita piramide dell'età, che assumerebbe una forma più simile ad un parallelepipedo (Figura 1).
La coorte dei giovani tra 0-14 anni rimarrebbe costante, il tasso di fertilità dovrebbe lievemente aumentare a 1,71 (rimanendo comunque sotto la soglia auspicata del 2,1%); mentre quella tra i 15-64 anni si dovrebbe restringere da 67% a 56%. Si prevede il raddoppiamento  da 17% a 30% dei soggetti con più di 65 anni e una crescita da 5% a 12%  per gli anziani con più di 80 anni. La fascia degli ultraottuagenari diventerebbe così più numerosa della prima.

Le notizie di compleanni centenari non desteranno più la medesima sorpresa. Aspettativa di vita più lunga di 8 anni per gli uomini, che raggiungerebbero una media di  84,6 anni e 6,5 anni per le donne, fino a 89 anni.
Il risultato? Da quattro persone in età lavorativa per soggetto anziano, si passerà a due.

Ciò pone importanti sfide per la sostenibilità della spesa pubblica futura, in particolare per la pensione (+1,5%), la sanità (+1,1%) e altre cure di lungo termine (+1,5%); un aumento totale del 4,1% legato all'allungamento della vita.  L'EPC Working Group sostiene che le riforme come l'adattamento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita, la riduzione del pre-pensionamento, gli incentivi all'occupazione potrebbero portare risultati positivi.

Se non interverranno adeguatamente ed in termini relativamente brevi, alcuni paesi come il Belgio, il Lussemburgo e la Slovenia si troveranno ad affrontare difficoltà maggiori rispetto a Grecia, Francia, Italia e Regno Unito, dove molte azioni sono già state intraprese per la riduzione della spesa pubblica ed uno sviluppo sostenibile (Figura 2).

 

Nello stesso tempo sono consigliate altre riforme, come favorire l'occupazione dei lavoratori in età avanzata, e migliorare la produttività lavorativa.
Le proiezioni indicano che vi sarà una crescita del tasso di occupazione da 68,5% a 74%, sostenuto  proprio dai lavoratori con più di 55 anni.
Con l'avvicinarsi della generazione del baby boom alla pensione, diminuirà la popolazione in età lavorativa, ma migliorerà il tasso di occupazione
(Figura 3), permettendo anche una riduzione delle spesa per la disoccupazione.

Questa fase di riequilibrio sarà ricca di sacrifici per la popolazione, in particolare per i giovani, che per effetto dell'allungamento dell'età pensionabile e degli sforzi per mantenere elevato il tasso di occupazione dei lavoratori over 55, si troveranno ad affrontare un accesso ridotto al mondo del lavoro.  Per gli stessi motivi anticipati precedentemente, dal 2013 in poi, il loro ingresso sarà più agevole. Accostandosi al 2060, per quasi tutti i paesi dell'Unione, i giovani occupati rappresenteranno una fascia più consistente (Figura 4).

Diventano fondamentali, in questo periodo, le riforme che puntano sulla formazione, l'apprendistato e sui vari incentivi/disincentivi per il datore di lavoro affinché si creino più opportunità per le forze entranti. 
Infine, nei prossimi anni non vi saranno apprezzabili incrementi del PIL che rimarrà vicino ai livelli attuali. Sarà importante sostenere  la produttività lavorativa per trainare la crescita.

Tutto ciò ben si inserisce nella strategia europea per una crescita intelligente, sostenibile e solidale che prevede tra i vari obiettivi: nuovi e migliori posti di lavoro, riduzione del debito, aumento del tasso produttività, riforma dei sistemi pensionistici, riforma dell' assistenza sanitaria, continuativa e una maggiore coesione sociale.

Tali  sfide che la rivoluzione demografica spinge ad affrontare richiedono una diversa gestione dell'età con scelte politiche nuove e rinnovate affinché la situazione non diventi insostenibile.
Alla base si posiziona il tema della solidarietà tra le generazioni e dell'invecchiamento attivo: tutti, a tutte le età, sono indispensabili per lo sviluppo economico, sociale e culturale dei paesi.

La collaborazione fra giovani e meno giovani può portare a soluzioni originali, sostenibili e vantaggiose, quello di cui ha bisogno la società in questo momento.

                                                Sara Guastella

 

                                                   

                                      

 

 

 

 

 

                                                

 

                                                 

 

Commenti

Comments are now closed for this entry