Nella prima settimana di Giugno in tutta Europa si è votato per rinnovare il Parlamento Europeo per la settima volta dalla creazione dell'istituzione, avvenuta nel 1979. Le elezioni europee sono un evento a due facce: seppure il parlamento abbia visto accrescere i propri poteri più che proporzionalmente alla già vertiginosa crescita delle competenze dell'UE, l'importanza dell'appuntamento elettorale europeo nella percezione dei partiti e delle opinioni pubbliche europee è scesa costantemente. Di fatto le elezioni europee sono un evento importante su scala continentale, ma sono elezioni di second'ordine a livello nazionale, come si può notare dalla diminuzione costante dell'affluenza dal 1979 al 2009 (Figura 1).

L'interesse per la consultazione europea è generalmente basso in molti paesi europei: secondo un sondaggio curato da Eurobarometro nel maggio 2009, a un mese dalle elezioni, solo il 16% degli intervistati conosceva la data delle consultazioni europee, mentre il 53% degli intervistati si dichiarava 'non interessato' alle consultazioni europee; infine, il 60% degli intervistati, pur con variazioni molto rilevanti da paese a paese, dichiarava 'di non avere alcuna memoria mediatica del Parlamento Europeo'.

Nonostante lo scarso interesse generale, però, le elezioni europee costituiscono un'occasione di visibilità essenziale per formazioni politiche minoritarie, spesso estreme, sovente anti-europeiste, anti-casta, ambientaliste, altermondialiste, che beneficiano del sistema proporzionale e della scarsa affluenza per ottenere risultati altrimenti insperati. È il caso dell'UK Independence Party o del British National Party in Gran Bretagna, del populista PVV nei Paesi Bassi, della lista di Hans-Peter Martin in Austria, e di altre formazioni nazionaliste e populiste in Francia, Belgio, e nei paesi dell'Europa orientale.

Quali sono stati dunque i risultati di questa tornata elettorale europea?
Gli europei sono stati chiamati ad eleggere 736 parlamentari europei (contro i 785 della legislatura 2004-2009) nei 27 paesi dell'Unione (Figura 2).
Con un'affluenza del 43,1% hanno eletto un parlamento sostanzialmente simile al parlamento uscente, ma un po' meno europeista, e un po' più spostato a destra.

A livello di gruppi politici al Parlamento Europeo (Figura 3),  la consultazione ha segnato, a sinistra, una sconfitta del Partito Socialista Europeo, un ridimensionamento del gruppo di sinistra EUL/NGL e un successo dei verdi (in molti paesi, con un vero exploit in Francia); a destra si è visto invece un deciso incremento del gruppo nazionalista di destra Unione per l'Europa delle Nazioni, in cui confluiscono i conservatori britannici in uscita dal PPE, la tenuta dei liberali dell'ALDE, e l'aumento di importanza dei non-iscritti euroscettici (UKIP, BNP, Lega Nord, PVV olandese).

A causa del sistema proporzionale su base nazionale e dell'estrema frammentazione della rappresentanza tra i 27 stati membri, però, queste variazioni risultano in scostamenti percentuali e numerici limitati.
Per comprendere appieno le tendenze fondamentali delle elezioni europee 2009, cioè la vittoria della destra euroscettica e nazionalista e del centrodestra popolare, alle spese dei socialdemocratici, la sostanziale tenuta dei liberali e l'avanzata dei verdi in molti paesi, occorre guardare ai dati disaggregati.

Per meglio visualizzare lo spostamento degli elettori europei verso destra e verso posizioni più euroscettiche utilizziamo due indici sintetici basati sulla posizione dei partiti come rilevata dalla più recente survey degli esperti, curata da Liesbet Hooghe, come proxy dell'offerta politica, e sul risultato del voto europeo come proxy della domanda politica: l'indice di europeismo (Figura 4) e l'indice sinistra-destra (Figura 5).
L'indice di europeismo va da 1 (euroscettico) a 7 (pro-EU); l'indice sinistra-destra va invece da 0 (sinistra estrema) a 10 (destra estrema).
Nel primo indice, quindi, valori più alti indicano favore verso l'Unione Europea; nel secondo, valori più elevati indicano uno spostamento verso destra.

In molti paesi, con l'eccezione di Polonia, Italia, Francia, si è avuto un avanzamento del fronte euroscettico (riduzione dell'indice di europeismo).
Una forte avanzata di partiti euroscettici si è vista nel Regno Unito, in Austria e nei Paesi Bassi; pochi cambiamenti, ma sempre di segno negativo, si sono avuti in Spagna e Germania; l'indice segna invece una posizione maggiormente europeista per l'Italia, il Belgio, la Francia e la Polonia.

 

Di questi quattro paesi, in almeno due casi (l'Italia e la Polonia) il maggiore europeismo è dovuto al cambiamento dell'offerta politica avvenuto tra il 2004 e il 2009, in Italia con la crisi dei partiti di sinistra (Rifondazione era classificata come moderatamente euroscettica) e l'avanzata dell'Italia dei Valori (definita europeista), in Polonia con la scomparsa del partito di Autodifesa della Repubblica Polacca, forte nel 2004 del 15% circa dei consensi e nel 2009 sparito dalle carte politiche, e l'affermazione della Piattaforma Civica, partito europeista, che guadagna più di 20 punti rispetto al 2004.

Il caso della Francia è poi peculiare, perché, a differenza di quanto avvenuto in altri paesi, qui i partiti di destra antieuropei come il Front National hanno subito un ridimensionamento rispetto al 2004, e ad avvantaggiarsi è stato l'UMP di Sarkozy, moderatamente europeista. Notevole è poi l'affermazione nei Paesi Bassi del Partito della Libertà, in Austria della Lista Martin, in Italia della Lega Nord e nel Regno Unito dell'accoppiata UK Independence Party e British National Party, che più che confermano i successi del 2004; si tratta di partiti generalmente antieuropei e populisti, che siedono in Europa tra le fila dei non iscritti, e che potrebbero puntare a formare un proprio gruppo nel nuovo Parlamento.

In quasi tutti i paesi, poi, si è avuto uno spostamento a destra (valori più elevati dell'indice sinistra-destra) dell'elettorato (Figura 5). L'avanzata della destra è evidente in praticamente tutti i paesi, con l'eccezione della Polonia (dove assistiamo al successo della centrista Piattaforma Civica, che comunque siede nel PPE, e al ridimensionamento, rispetto al 2004, dei gruppi di destra di Autodifesa e della Lega delle Famiglie Polacche), della Germania (sempre rispetto al 2004), e marginalmente nel Belgio (successo dei verdi). La destra prende particolarmente piede in Italia, nei Paesi Bassi e in Austria; in Francia l'avanzata dell'UMP di Sarkozy è controbilanciata dal grande successo dei Verdi, mentre in Spagna l'avanzata dei Popolari, per quanto politicamente importante dato il governo di minoranza dei socialisti, è numericamente marginale.

Lo spostamento verso posizioni meno europeiste e più a destra appare ancora più evidente analizzando la performance dei partiti (misurata con il differenziale di voti tra il 2009 e il 2004) ordinata secondo le due direttrici politiche dell'Europeismo (scala 1-7, Figura 6: partitiEU e europeismo) e dell'asse sinistra-destra (scala 0-10, Figura 7: partiti EU e sxdx).

Per quanto riguarda l'europeismo, appare chiaro il successo dei movimenti anti-europei (la barra fortemente negativa è il partito di Autodifesa polacco, sparito dal panorama politico), e un sostanziale 'nulla di fatto' a livello di europeismo tra i partiti moderatamente e molto filo-europei: lo spostamento dei voti dai socialdemocratici verso i popolari non è catturato in questo grafico a causa della posizione solitamente simile dei due gruppi sui temi dell'integrazione europea.

Per quanto riguarda l'asse sinistra-destra, isolando gli outlier (i partiti polacchi su tutti), si possono notare alcune tendenze generali. A sinistra si nota la perdita di consenso dell'estrema sinistra e il crollo quasi generale dei partiti social-democratici tradizionali (i dati positivi nel settore di centro-sinistra rappresentano partiti nuovi, come la Lista Martin in Austria, o movimenti eccentrici come i D66 olandesi, o ancora il successo dei Verdi in Belgio e in Francia).

A destra, si può vedere la sostanziale tenuta dei partiti popolari e liberali (la colonna più alta è della Piattaforma Civica) e il successo dell'estrema destra (i dati negativi sono qui del Front National francese e soprattutto della Lega delle Famiglie Polacche, mentre i dati positivi appartengono al PVV olandese, alla Lega Nord, al BNP e all'UKIP, al BZO e FPO austriaci).

Le elezioni europee del 2009, tenutesi all'ombra della crisi economica mondiale, ci consegnano dunque un parlamento europeo spostato leggermente verso destra, più polarizzato, e con una presenza maggiore di piccole formazioni nazionaliste e antieuropeiste.

                                                Paolo Crosetto

*Questa scheda riassume un lavoro più ampio preparato per URGE - Unità di Ricerca sulla Governance Europea del Collegio Carlo Alberto - in occasione di seminari tenutesi nel maggio e giugno 2009 presso il Centro Einaudi, Torino

Commenti

Comments are now closed for this entry