Stato di paura è il titolo di un romanzo scritto da Michael Crichton. Il libro si sviluppa lungo due piani letterari che interagiscono fra loro.
A prima vista si tratta di un thriller, costruito secondo gli affermati meccanismi del best seller americano: trama avvincente,  improvvisi colpi di scena, rapidi cambiamenti di location ….

Ma su questa base si inserisce una serie di riflessioni sulla fondatezza dei timori che sono stati diffusi, fra l'opinione pubblica, in merito al problema del degrado dell'ambiente ad opera dell'uomo.
L'avvio del thriller è relativamente semplice... Lo stato polinesiano di Vanuatu, costituito da isole che sporgono dal mare di pochi metri, vorrebbe intentare una causa legale al Governo degli Stati Uniti, poiché lo ritiene responsabile  dell'inquinamento che, tramite l'aumento della temperatura del globo, provoca lo scioglimento dei ghiacciai e, quindi, l'innalzamento del livello dei mari.
Nel corso della vicenda, si scopre l'intenzione di realizzare una serie di attentati con caratteristiche ecologiste al fine di creare un diffuso panico nell'opinione pubblica, appunto lo "stato di paura" che dà il titolo al libro, aumentando la pressione che l'opinione pubblica avrebbe esercitato al seguito degli attentati in questione.
In effetti il libro può offrrire spunti al  lettore per  approfondire le nozioni sull'argomento.

La teoria del riscaldamento globale è fra le più accreditate sul tema ed è sostenuta in particolare dall'IPCC (Intergovernmental Panel On Climate Change), che è un' organizzazione finanziata dall'ONU, sostenuta dall'Organizzazione Meteorologica Mondiale e dal Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente.
Già dal 1988-90, l'IPCC sostenne la teoria del riscaldamento globale causato dall'effetto serra. Nel 1997 è stato varato un documento programmatico, noto come il Protocollo di Kyoto, che vorrebbe imporre la riduzione dei gas serra (principalmente anidride carbonica) di almeno il 5%. Tuttavia nel 2001 gli USA ritirarono la loro adesione al Protocollo (entrato in vigore nel 2005 e valido fino al 2015), perché sostenevano che i costi erano troppo alti in relazione ai benefici.

La teoria si basa sulla constatazione dell'incremento della temperatura planetaria dal 1850 ad oggi (Figura 1). La connessione con l'attività umana sarebbe provata dall'aumento della presenza di particelle di anidride carbonica negli ultimi 150 anni (Figura 2), a sua volta "anomalo" se comparato con il trend in un arco temporale di 400.000 anni (Figura 3). La Figura 4 riporta lo schema attraverso il quale l'anidride carbonica intrappola i raggi del sole. I combustibili fossili cosiddetti burning sono i principali (forse unici) responsabili dell'accumulazione dei gas serra, nonché di molti altri problemi quali: l'acidificazione, l'inquinamento atmosferico, l'inquinamento idrico, il danneggiamento della superficie terreste e dello strato di ozono.

Attualmente, la combustione di petrolio (pari al 38% del totale "bruciato" mondiale) è responsabile di circa il 30% delle emissioni di anidride carbonica nell'aria. Il gas naturale non libera tanta anidride carbonica a causa della struttura del metano. Le emissioni più grandi sono però causate dalla combustione del carbone (che corrisponde al 24 % del "bruciato"). La Figura 5 ci aiuta a comprendere la composizione mondiale dell'utilizzo di combustibili.

Dopo un primo approfondimento su internet, forti delle nozioni acquisite, torniamo al nostro romanzo. La tesi di fondo dell'autore, pone il tema ambientalista sotto un'angolazione differente rispetto a quanto siamo abituati: da quando la questione ecologista è salita alla ribalta, nella seconda metà degli anni '80, essa è oggetto di forti campagne da parte dei mezzi di informazione perché ha molta presa "mediatica" sull'opinione pubblica. L'autore, fra le pieghe del thriller, pone l'accento invece sul fatto che nella dialettica che vede contrapposti gli interessi di chi spinge sullo sviluppo a quelli di chi preferisce la tutela dell'ambiente, normalmente si tende a dare una valutazione negativa ai primi ed una positiva a chi invece antepone la conservazione dell'ecosistema alla realizzazione dei profitti industriali.

La novità avanzata da questo libro è costituita dall'ipotesi che anche le organizzazione ecologiste potrebbero, in realtà essere a loro volta inquinate, per esempio da valutazioni di natura economica, collegate alle loro stesse esigenze finanziarie.

Non è quindi detto che molte presunte "verità", divulgate dai sostenitori della visione ecologista, siano effettivamente comprovate sul piano scientifico.  Per esempio si sottolinea che la citata teoria del riscaldamento globale è ancora una "teoria" e non una constatazione statisticamente provata. Per esempio, nel grafico della Figura 1, che il lettore avrà dapprima visionato in modo veloce e superficiale, emerge invece che si è registrato un netto calo di temperatura nel trentennio 1940-1970 (calo particolarmente accentuato nel periodo 1940-1960). Ciò a prescindere dall'accumulo di anidride carbonica, che come conferma la Figura 2, è comunque aumentata, anzi ha subito la prima significativa accelerazione proprio in quel periodo.

Analogamente il fatto che i ghiacciai si stiano sciogliendo (anzi, "fondendo" com'è più corretto affermare sul piano scientifico) in Europa, Asia e Nord America è compensato dalle rilevazioni antartiche secondo le quali i ghiacci del Polo Sud sono in complessivo aumento (occorre precisare che i ghiacciai antartici costituiscono il 90% del totale mondiale e quelli dei continenti citati "solo" il 6%, mentre il restante 4% si trova in Groenlandia), per cui al momento il timore di un innalzamento del livello dei mari va visto, appunto, "solo" come un timore.

Anzi,  rispetto ai tempi attuali, nell'ultimo dei quattro periodi interglaciali (circa 420.000 anni fa) si è disciolto più ghiaccio di oggi, anche perchè  la temperatura della Terra allora era mediamente più elevata.  Numerosi lavori scientifici , provano che solo nella Penisola Antartica (pari al 2% del continente) si assiste alla fusione dei ghiacci, mentre la restante parte sta registrando un aumento (anche considerevole) della massa glaciale, conseguente ad un complessivo raffreddamento della temperatura del continente antartico.

Fra le affermazioni provocatoriamente enunciate dal libro, quella che appare forse più sconcertante agli occhi di un lettore " medio"  riguarda  l'ipotesi ambientalista che stiamo registrando un aumento irreversibile della temperatura del globo. Secondo quanto riportato , pare che le rilevazioni, effettuate dieci anni dopo la prima esposizione (1988) della teoria, abbiano evidenziato uno scostamento del 300% rispetto alle previsioni originarie: si tratta di una percentuale che, allo stato attuale, rende tale teoria del tutto inattendibile sul piano scientifico.

Molto dipende dalla tipologia di rilevazioni cui ci si riferisce: l'autore, attingendo ai dati dell'USHCN (United States Historical Climatolgy Network), dimostra che nell'arco temporale 1825-2000 la temperatura è mediamente aumentata a New York City mentre è diminuita nella cittadina di Albany, Stato di NY, distante circa 250 km. Non è sostenibile che, vista la distanza fra  due luoghi, vi siano state differente strutturali nella presenza di anidride carbonica.

Questo esempio ci deve  invitare a riflettere su un punto cruciale: dobbiamo essere consci della facilità con cui le opinioni di un lettore o di un cittadino medio sono facilmente manipolabili, tramite  canali mediatici, con l'utilizzo di presunte verità e controverità, con il rischio, per tutti noi, di sprofondare in uno…stato di paura.

                                                 Carlo Crovella

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