L'obiettivo di realizzare una "società armoniosa" (xiaokang) pone in primo piano, oltre ad altre fondamentali questioni quali quella ambientale, la questione dell'integrazione sociale e della partecipazione di tutti i cittadini ai benefici della crescita.

La crescita cinese degli ultimi decenni ha avuto effetti estremamente positivi. Il PIL pro-capite cinese è sensibilmente aumentato (Figura 1), una quota consistente della popolazione è uscita dalla stato di povertà in cui si trovava e le condizioni di vita della maggioranza della popolazione sono sensibilmente migliorate (Figura 2).

Non tutte le regioni, però, sono state coinvolte in questo processo di sviluppo e non tutte le categorie ne hanno beneficiato. La forte crescita di alcune zone geografiche, accompagnata dallo scarso sviluppo di altre, ha pertanto causato un acuirsi delle diseguaglianze di reddito (Figura 3) e un ampliarsi del divario nelle condizioni di vita degli abitanti delle diverse regioni. L'indice di GINI, che misura la disuguaglianza ed era pari a 0,33 negli anni settanta, è arrivato a raggiungere, nei primi anni del 2000, un valore pari a 0,44.

Eventi come il terremoto di questi giorni, poi, rischiano di amplificare il fenomeno dell'esclusione sociale, relegando migliaia di persone, colpite dalla catastrofe, ai margini della società.

L'emergere delle disuguaglianze, prima tenute basse dalla scarsa crescita globale e dalla pianificazione centrale dell'economia, è cominciata proprio in seguito alle prime iniziative di apertura economica. In particolare, vi sono più fattori che hanno contribuito al crescere del divario di reddito tra gli abitanti delle diverse regioni:

- La concentrazione della crescita, dovuta a motivazioni geografiche e favorita da scelte politiche, nelle città dell'area costiera;

- Gli ostacoli posti all'immigrazione interna, tramite il sistema Hukoy[1], hanno impedito alla popolazione residente nelle zone più povere di emigrare e partecipare in tal modo ai benefici della crescita economica;

- L'Hukoy ha inoltre favorito una estrema deframmentazione del mercato del lavoro, creando enormi differenze nei rendimenti marginali del lavoro tra impiegati in zone urbane e rurali e impiegati nei diversi settori - agricoltura, industria e servizi - (Figura 4).

Si è così determinata una disuguaglianza che si sviluppa su due assi:

- Provincie della costa VS province dell'interno;

- Zone urbane VS zone rurali.


 

 

 

La riduzione di tale disuguaglianza può essere perseguita attraverso una serie di strategie politiche.

Innanzitutto l'alleggerimento dei limiti all'immigrazione interna. Alcuni passi in tal senso sono stati già compiuti, come l'introduzione di documenti di identità validi a livello nazionale e l'apertura parziale di alcune città (tramite vendita di quote di Hokou e tramite l'alleggerimento delle restrizioni all'impiego di immigranti).
In seguito, l'introduzione di servizi più efficienti anche a livello rurale (Figura 5) e l'istituzione di un sistema di protezione sociale potrebbero favorire l'inclusione sociale attraverso tre canali:

- I residenti delle zone rurali, più istruiti e dotati di una rete di sicurezza, sarebbero maggiormente capaci di valutare le opportunità derivanti dall'immigrazione verso le città;

- L'immigrazione di una parte della popolazione verso la città, a sua volta, genererebbe un flusso di denaro verso le zone rurali attravero i rimessi inviati a familiari;

- Un sistema sanitario e di welfare più sviluppato anche a livello rurale permetterebbe alla popolazione che non opta per lo spostamento verso le città di avere accesso a servizi simili a quelli degli abitanti delle città.

E infine, una volta ridotto il gap tra campagna e città, e una volta ridotta la densità di popolazione rurale, occorrerebbe razionalizzare l'organizzazione economica delle campagne. Permettere la cessione dei terreni, con conseguente incentivo alla migrazione da parte degli agricoltori meno efficienti e con l'incentivo alla formazione di aziende agricole di dimensioni maggiori e con maggiori capacità di investimento sarebbe un primo passo in questa direzione.

Secondo la Banca Mondiale, nel solo periodo 1990-2004 oltre 260 milioni di cinesi sono usciti dallo stato di povertà, considerando le persone che vivono con meno di un dollaro al giorno. Il numero sale a quasi 400 milioni se si considera il limite dei 2% al giorno.La crescita non va, quindi, frenata. Ma sarebbe auspicabile, pur con la dovuta prudenza, l'introduzione di misure per integrare e rendere partecipe alla crescita anche quella fascia di popolazione che fino ad oggi ne è rimasta esclusa. Anche per evitare il generarsi di tensioni interne e di possibili fenomeni destabilizzanti che sicuramente non gioverebbero al mantenimento degli attuali trend positivi.

                                          Gabriele Guggiola

[1] Secondo il sistema Hukoy ciacun cittadino è registrato in un singolo distretto, agricolo o meno, e acquisisce, in base a tale registrazione, l'accesso a una serie di diritti (tipicamente casa e occupazione per gli Hukou non agricoli e disponibilità di terreni per quelli agricoli).

 

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