La scelta di ospitare i giochi olimpici o eventi sportivi di simili portata ha sempre rivestito una grande importanza politica ed economica per un Paese o una città.
Se prima del secondo conflitto mondiale i giochi olimpici erano stati utilizzati anche con fini ideologici e propagandistici (come ad esempio Berlino nel 1938), l'organizzazione dei giochi ha assunto nel dopoguerra un significato più economico. Le città che si candidavano, lo facevano per conquistare posizioni dominanti nel settore del turismo e del terziario, e quindi sfruttarne le ricadute economiche derivate dalla guadagnata vetrina internazionale. Negli ultimi anni di veloce globalizzazione il clima intorno a queste manifestazioni si sta alterando, a causa delle diverse crisi, anche di debito sovrano, che si sono registrate in Europa e al di fuori del vecchio continente.

Arrivati gli anni delle riforme strutturali, le quali spesso hanno diminuito e rimodulato la spesa per il welfare, è entrato nel dibattito politico e pubblico il tema degli sprechi sulle infrastrutture, insieme alla sostenibilità di lungo periodo delle stesse.
E' notizia di poche settimane fa la vittoria del No nel referendum indetto ad Amburgo, sulla scelta di candidare la città anseatica alle Olimpiadi estive del 2024. Il comitato del No ha vinto con il 51,6 %.
Non si tratta di percentuali bulgare, ma siamo sicuramente lontanissimi dagli entusiasmi che eventi sportivi del genere suscitavano nella popolazione intera anche solo pochi decenni fa.
Inoltre non dobbiamo dimenticare che nel 2011 anche la candidatura di Monaco di Baviera aveva avuto lo stesso destino, curiosamente con la stessa percentuale del 51,6 di contrari.
In entrambi i casi i comitati del No sostenevano che, in confronto all'enorme indebitamento pubblico causato dagli investimenti per la realizzazione delle nuove infrastrutture, i benefici sociali ed economici sull'area sarebbero stati limitati.


Poichè la storia dell'economia non si costruisce con i "se", l'unico modo che abbiamo per capire quanto le ragioni del No siano giuste, è quello di analizzare gli eventi precedenti.
Partiamo con i dati sul turismo.
In questo settore una delle fonti più attendibili sono i dati della Banca Mondiale sul turismo internazionale.
Nella Figura 1 è rappresentato l'andamento della crescita percentuale di arrivi inbound in Austrialia, confrontato con l'andamento del turismo mondiale.
Nel 2000 Sidney ospitò i giochi olimpici estivi, e possiamo vedere che in effetti ci fu in quell'anno un aumento degli arrivi di circa il 10%, ma si può subito notare dalla figura che quasi sicuramente ciò ha avuto poco a che fare con le Olimpiadi, visto che il ritmo di crescita degli arrivi in Australia segue molto da vicino quello mondiale del turismo (in quell'anno c'era stato un aumento dell'8%) Inoltre il grafico dimostra che le Olimpiadi non hanno reso Sidney una nuova meta turistica negli anni successivi, dato che la crescita non è stata superiore alla media mondiale.

Se osserviamo ora la situazione degli Stati Uniti, i quali hanno ospitato le Olimpiadi invernali a Salt Lake City nel 2002, possiamo notare che hanno avuto in quell'anno una caduta degli arrivi del 7,1%, rallentando la descrescita del 2001 che era stata dell'8,4% (Figura 2). In ogni caso, tuttavia, nel 2002 il settore del turismo in sé aveva avuto un balzo in avanti del 3%, quindi gli Stati Uniti hanno seguito l'andamento generale, come negli altri anni.
Nel caso però di un Paese così grande, si potrebbe obiettare che un'Olimpiade (tra l'altro invernale) non può influenzare più di tanto i dati sull'affluenza di turisti, considerando che gli Stati Uniti sono al primo posto al mondo per numero di visitatori.
E' più interessante analizzare i dati della Grecia e l'Italia, due paesi molto più piccoli, nei quali un evento come i giochi olimpici dovrebbe lasciare un segno importante nei dati del turismo (Figura 3).
Nel 2004 si sono tenute le olimpiadi di Atene, e a sorpresa si scopre che in quell'anno la Grecia ha avuto addirittura un calo di arrivi di circa il 5%, in controtendenza con il settore. Forse i frutti dei soldi spesi sono arrivati nei due anni successivi (nel 2005 una crescita del 10,9% e nel 2006 dell'8,6%), ma dopo questo biennio il ritmo è tornato a seguire il trend generale.
L'eccezione fra i casi sinora esaminati può essere l'Italia, la quale nel 2006 è riuscita a rendere turistica e rinomata la regione Piemonte, la quale prima non aveva flussi turistici paragonabili a quelli di altre città come Firenze e Roma.
Una crescita che però si è affievolita a causa della crisi mondiale del 2008.

Continuando questa analisi, nella Figura 4 possiamo osservare gli altri Paesi che hanno ospitato eventi sportivi negli anni successivi e cioe': la Cina (Olimpiadi di Pechino del 2008), il Canada (Olimpiadi invernali di Vancouver del 2010), il Regno Unito (Olimpiadi di Londra del 2012). Come si puo' facilmente notare, la Cina ha subito il colpo della crisi mondiale del 2008 anche nel settore del turismo, e le Olimpiadi non sono quindi servite ad evitare la caduta del 3,05%. Il Canada, ha avuto nel 2010 un aumento del 3,06% del turismo inbound, mentre gli inglesi, nell'anno dei loro giochi, hanno racimolato un misero -0,08%.
A parte i singoli numeri, si può notare che, come nei grafici precedenti, l'aumento o la decrescita di arrivi sia quasi sempre in linea con l'andamento mondiale complessivo del settore, dal quale i singoli Stati, nonostante l'organizzazione di eventi ad alta copertura mediatica, non sembrano riuscire a distaccarsi.
Purtroppo non e' ancora possibile trovare dati ufficiali sugli arrivi turistici in Russia nel 2014 per poter vedere gli effetti delle Olimpiadi invernali di Sochi, o comunque, per capire se l'evento possa aver evidanziato il trend russo rispetto a quello mondiale.

Oltre a considerare l'impatto che organizzazioni di eventi olimpici hanno sul turismo inbound (catalogato nelle contabilita' nazionale come attivita' di export) ci dovrebbero essere effetti positivi sull'occupazione della regione in questione. Analizziamo quindi ora caso per caso.
Partendo da Sydney, la Figura 5 indica il tasso di disoccupazione dell'intera regione.
Si nota come nel 2000, anno delle olimpiadi, ci sia una diminuzione della disoccupazione, la quale tra luglio e settembre, proprio nei mesi dell'avvenimento, tocca il 5%. Nonostante cio', subito dopo la disoccupazione ricomincia a salire e a portarsi sui livelli precedenti.
Passando a Salt Lake City, la quale sorge nello stato dello Utah, possiamo utilizzare I dati dello U.S. Bureau of Labor Statistics, che mostrano nella Figura 6 come la disoccupazione durante i giochi invernali del 2002 non sia affatto scesa, bensi' aumentata.
Nel caso delle Olimpiadi di Atene non abbiamo dati regionali, ma l'Autorita' Statistica Ellenica riporta nel 2004 una disoccupazione in Grecia in aumento dello 0,8% rispetto al 2003.
Passiamo ora al caso nostrano, Torino 2006. La Figura 7 mostra bene come la fase preparatoria all'evento, che a Torino e' stata molto lunga e di dimensioni a volte rilevanti, ha favorito la caduta del tasso di disoccupazione nella regione (scesa al minimo nel biennio 2006-2007); dopodiche' il tasso ha ripreso a salire sino a tornare ai livelli precedenti all'assegnazione dei giochi alla citta' subalpina. Bisogna dire che pero', tra i casi finora analizzati, si tratta della regione che ha piu' di tutte avuto effetti occupazionali positivi e duraturi.

Per quanto riguarda Pechino e' difficile da dire se l'evento abbia impattato in maniera significativa su un mercato del lavoro dimostratosi dinamico in tutto il decennio 2004-2014 (Figura 8).
La Newfoundland & Labrador Statistics Agency, agenzia territoriale governativa per raccolta di dati statistici, ci fornisce i dati della disoccupazione regionale in Canada e in questo caso nella regione di Vancouver, la British Columbia (Figura 9). Si nota che nel triennio 2009-2011 il tasso di disoccupazione dell'area e' rimasto stabile, passando dal 7,7% del 2009 al 7,5% del 2011, cioe' un anno dopo le Olimpiadi invernali, quando gia' gli effetti dell'evento dovevano incominciare a farsi sentire.
Effettivamente dal 2012 in poi, il tasso ha cominciato a diminuire, ma e' poco chiaro se questo sia stato l'effetto dell'evento oppure l'uscita dalla crisi mondiale. Possiamo anche ammettere che la regione abbia usufruito dell'evento per accrescere la propria occupazione nel settore del turismo; passando dal 7,7% del 2009 al 6,2% del 2015, ma non e' chiaro in che misura.
Passiamo a Londra, che ha ospitato nell'estate 2012 le Olimpiadi. (Figura 10)
Qui la problematica nell'analisi dell'accaduto risiede nel fatto che l'area considerata e' densamente popolata e nella sua economia il turismo riveste un ruolo marginale. Sicuramente le Olimpiadi hanno influito positivamente nella discesa della disoccupazione, ma e' molto difficile dire in che misura.
Per il caso di Sochi, non è stato possibile recuperare fonti certe sul livello di occupazione dell'area e quindi è preferibile tralasciare l'analisi su dati nazionali, che non avrebbe molto senso in un Paese vasto come la Russia.

In conclusione, i dati mostrati possono suggerire alcune conclusioni rilevanti :
- Nella politica nazionale di attrazione del turismo inbound, gli eventi olimpici non giocano piu' un ruolo decisivo come prima. I dati nazionali seguono per lo piu' i trend mondiali.
- Anche nei casi in cui si verifichi un picco degli arrivi turistici durante eventi sportivi importanti, queste sono tendenze effimere che devono contare sul "Sistema-Paese" per essere sostenute a lungo e creare il desiderio per i turisti stranieri di ritornare nel Paese dell'evento.
- L'impatto sull'occupazione locale e' molto limitato, e spesso influisce solo sull'occupazione stagionale o saltuaria. L'esempio di Sydney e' il piu' lampante.
In alcuni casi, ci sono eventi che possono aggiungersi a trend già positivi, ma per lo piu' in aree gia' attrezzate e che attraggono investimenti anche al di fuori del campo turistico.

Con tutto questo non intendiamo affermare l'inutilita' dell'evento olimpico nell'economia di un'area, ma forse dovrebbero finire i tempi in cui ingenti capitali erano destinati a eventi di questo tipo, tralasciando così progetti piu' utili alla popolazione locale e forse anche piu' rispettosi dell'ambiente. Non siamo quindi di fronte al tramonto dell'evento olimpico in se', bensi' alla fine del suo mito di panacea per tutti i problemi economici di una regione.
Per concludere, il Comitato Olimpico dovrebbe incominciare ad assegnare i giochi in base a parametri diversi, se non vuole un giorno trovarsi alla cerimonia di assegnazione di fronte a una platea vuota senza pretendenti.
Alcuni di questi paramentri potrebbero essere l'impatto ambientale dei lavori infrastrutturali, il miglioramento della vita della popolazione locale (specialmente per quel che concerne i servizi pubblici), la lotta alla speculazione immobiliare pre e post giochi, la sostenibilita' delle unita' di costo create rispetto al bilancio degli enti locali, ecc.
Alcuni di questi elementi sono ufficialmente gia' considerati, ma hanno avuto finora un peso relativo troppo basso.
Se qualcosa non cambiera', probabilmente i referendum di Amburgo non saranno piu' un eccezione, ma una triste consuetudine.

Commenti (2)

Commenti  

#2 Alan Vartuli 2016-03-22 20:53
Grazie per il tuo commento.
Purtroppo, o da un certo punto di vista fortunatamente, le Olimpiadi come altri avvenimenti vanno presi per quel che sono, cioe' semplici eventi, e non surrogati di politiche industriali ed economiche.
L'impatto dei costi di gestione delle strutture create hanno un peso enorme sui bilanci locali.
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#1 Re 2016-03-16 22:27
Questi dati non creano dubbi, confermano la mia convinzione maturata dai molti investimenti fatti in Italia, già con Italia 61, l'esposizione fatta a Torino. La famosa monorotaia è il ricordo di un insuccesso. Anche l'Expo a Milano non ha contribuito all'immagine e ai risultati economici. La maggior parte dei visitatori erano italiani che hanno ripetuto la visita per vedere i Padiglioni che non si potevano godere con una sola visita. Sono stati investiti molti milioni che sarebbero stati utili per migliorare le infrastrutture delle comunicazioni nel Nord Italia.
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