In Asia Centrale (Figura 1) bisogna registrare il tramonto dell'illusione democratica. In Kazakhstan, il Presidente Nursultan Nazarbayev, al potere dal giorno dell'indipendenza dall'Unione Sovietica, indice elezioni parlamentari per il mese di agosto, dopo che il Parlamento aveva approvato una modifica della costituzione che, pur accrescendo i poteri dell'organo legislativo, sanciva il diritto di Nazarbayev di presentarsi come candidato presidenziale per un numero indefinito di mandati, mentre i suoi successori avranno il limite del doppio mandato. Senza sorprese, le elezioni, criticate dall'OSCE per mancanza di trasparenza e di rispetto degli standard fissati dall'organizzazione, vedono la totale affermazione del partito del presidente, rendendo il Paese una "democrazia" a partito unico.

Uno spettacolo simile va in scena sul palcoscenico costituzionale del vicino Kyrgyzstan, dove mediante referendum, ugualmente criticato dagli osservatori internazionali nel suo svolgersi, vengono approvate a larghissima maggioranza alcune modifiche costituzionali proposte dal presidente Kurmanbek Bakiev. Le riforme, che sulla carta anche in questo caso affidano più poteri al parlamento, in realtà celano l'intento reale di rafforzare il potere del presidente, che immediatamente infatti convoca nuove elezioni per dicembre.

A dicembre, le elezioni presidenziali in Corea del Sud portano al potere, dopo due presidenti liberali, l'ex sindaco di Seoul, il conservatore (del Grand National Party) Lee Myung-bak, soprannominato "il bulldozer". Da vero uomo d'affari di umili origini (ha guidato in passato il settore edilizio del conglomerato Hyundai), la sua piattaforma di governo è pragmaticamente basata sulla necessità di ridare maggior vigore all'economia coreana (che pure è cresciuta nell'ultimo anno del 5%), con l'invito alle imprese nazionali ad investire di più sul territorio nazionale. 

In campagna elettrorale, Lee ha creato molte aspettative, promettendo traguardi importanti, come quello di fare della Corea la settima potenza economica mondiale entro il 2017, e servizi ed infrastrutture ancora più moderne. Sul fronte internazionale, Lee sarà più cauto nella promozione del dialogo con la Corea del Nord (non avendo la "sunshine policy" del suo predecessore prodotto risultati di rilievo), mentre è rafforzata l'alleanza con il grande protettore statunitense.

In Giappone, si assiste alla grande sconfitta elettorale in agosto del partito liberal-democratico del premier Shinzo Abe alle elezioni di metà legislatura che rinnovano il 50% dei seggi della camera alta del parlamento. Per la prima volta, il partito liberal-democratico perde la maggioranza relativa al senato in favore del principale partito di opposizione, il partito democratico del Giappone.

Il primo ministro, in un primo tempo respinge le richieste di dimissioni che si levano da più parti, potendo continuare a contare su una larga maggioranza alla camera in grado di sovrastare eventuali veti del senato, ma successivamente è costretto a lasciare la carica, dopo un solo anno alla guida del governo.

Si ritiene che l'elettorato abbia voluto punire il partito al governo sia per la mancata realizzazione di promesse di rilancio economico (Figura 2) e per l'incapacità di governare il cambiamento di prospettive future dovuto all'invecchiamento della popolazione, sia per alcuni scandali che avevano coinvolto singoli esponenti dell'esecutivo Abe. Il settantunenne Yasuo Fukuda, figlio di un ex-primo ministro e sicuramente figura di transizione, assume la guida di un nuovo governo, mentre il partito democratico cerca di ottenere il ricorso anticipato alle urne.

In maggio, elezioni di metà mandato nelle Filippine (Figura 3), dove si rinnova il 50% del senato e una parte della camera bassa. L'opposizione, raggruppata sotto il nome "Opposizione genuina" (con l'acronimo inglese "GO") considera le elezioni come una sorta di referendum contro la presidente Gloria Macapagal Arroyo (invitata ad andarsene, "GO!", appunto), accusata di avere truccato le elezioni presidenziali del 2004. La coalizione della Arroyo, invece, desidera un forte mandato per proporre cambiamenti istituzionali che pongano fine all'instabilità politica e decisionale del Paese, nonché agli omicidi a sfondo politico che continuano a coinvolgere impunemente esponenti della polizia e dell'esercito. I risultati in realtà confermano lo status quo, con il Senato in mano all'opposizione e con la camera controllata dai sostenitori della Arroyo.

Ad Hong-Kong, l'amministratore uscente della zona amministrativa speciale (così è definita istituzionalmente la città dopo il ritorno alla madrepatria cinese), Donald Tsung (stimato funzionario pubblico dell'epoca coloniale) viene rieletto per un altro mandato da un comitato in cui maggiormente rappresentati risultano gli interessi del governo di Pechino.

Le prime elezioni legislative del 2008 si tengono a Taiwan, dove il partito nazionalista del Kuomintang ottiene la maggioranza assoluta (70%) dei seggi, mentre la sconfitta senza precedenti del partito progressista democratico costringe il presidente della Repubblica, Chen Shui-Bian, alle dimissioni dalla presidenza del partito in favore di Frank Hsieh. Il KMT, con questa vittoria, ipoteca le chances di successo alle presidenziali di marzo del suo candidato, Ma Ying-jeou. Storicamente, il partito nazionalista propende per una politica di buon vicinato e di rafforzata cooperazione economica con la Cina (che considera l'isola una provincia rinnegata, da riconquistare con le armi qualora dovesse dichiarare l'indipendenza formale), mentre il partito democratico sostiene l'affermazione della distintività nazionale taiwanese, con la proposta di entrare a far parte delle Nazioni Unite con il nome di Taiwan, abbandonando l'attuale nome ufficiale di "Repubblica di Cina".

                                            Giuseppe Gabusi

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