Croce e delizia dei consumatori di tutto il mondo, lo zucchero si ricava mediante l'estrazione industriale dalla canna da zucchero e dalla barbabietola da zucchero, diffusasi solo all'inizio dell'Ottocento durante le guerre napoleoniche, quando il blocco navale imposto dagli inglesi impedì l'arrivo in Europa del prodotto caraibico.

Dal processo di estrazione dalla canna si ricava lo zucchero grezzo, formato da cristalli di colore giallastro dal quale, attraverso una successiva raffinazione, si ottiene lo zucchero raffinato o zucchero bianco, mentre dalla barbabietola si ricava un sugo zuccherino che viene trattato chimicamente e poi cristallizzato in diverse fasi fino al prodotto finale, più pregiato e costoso, ma forse anche più dannoso per la salute. 

I principali produttori di  zucchero di barbabietola sono l'Europa a 25, gli Stati Uniti d'America, la Russia e l'Ucraina; per lo zucchero di canna il Brasile, l'India, la Cina, il Messico, l'Australia, la Thailandia (Figura 1).
I più grandi esportatori sono il Brasile, l'Europa, l'Australia e la Thailandia.
Gli Stati Uniti, che importano 2,8 milioni di tonnellate, esportano solo 159.000 tonnellate.
La classifica dei consumi totali (Figura 2)vede nettamente al comando l'India, seguita da Cina, Brasile e Stati Uniti; in Italia il consumo annuo pro capite di zucchero è di circa 24 Kg, più basso della media europea che è di circa 32 Kg, , al cui livello relativamente elevato contribuiscono  fortemente Gran Bretagna e Germania.

A livello mondiale per il secondo anno consecutivo si osserva un "gap" significativo tra consumi e produzione. Le prime proiezioni sul periodo ottobre 2009-settembre 2010 prevedono una produzione mondiale di 159.887 milioni di tonnellate, con un aumento di circa il 4,5% (6.911 milioni di tonnellate) rispetto all'ultima stagione. E' prevista infatti in moderata crescita la produzione in Brasile, in ripresa quella in India dopo un crollo senza precedenti nel 2008 e in aumento anche quella europea (Figura 3).

I consumi mondiali sono altresì previsti in crescita, ma ad un tasso significativamente più basso rispetto a quello medio dell'ultimo decennio (1,7% contro il 2,6 %), a causa, come in tutti gli altri settori, della recessione globale che ha inciso sui consumi di zucchero nei paesi in via di sviluppo e ha fatto salire alle stelle i prezzi (Figura 4), in seguito alla riduzione delle esportazioni globali, per quanto la debolezza delle valute legate al Dollaro abbia limitato la consistenza del fenomeno (gli Stati Uniti sostengono le esportazioni di paesi come il Brasile -Figura 5 -  ).

Ciononostante l'utilizzo globale dello zucchero è previsto in aumento fino a 167.143 milioni di tonnellate, ben oltre quindi al suddetto aumento nella produzione; il deficit dovrebbe aggirarsi sui 7.250 milioni di tonnellate.

Fin dal 2002 si è aperta una vertenza internazionale sullo zucchero.
L'Australia, il Brasile e la Thailandia, i maggiori esportatori,  hanno contestato presso la WTO il sostegno accordato dall'Europa ai produttori nazionali, che consentiva loro di vendere a prezzi inferiori ai costi di produzione, ottenendo sussidi per centinaia di milioni di euro. La WTO ha riconosciuto la fondatezza delle accuse, ma le trattative per addivenire ad una soluzione sono ancora in corso.
Nel 2006, in seguito alle pressioni della stessa  WTO, l'UE ha approvato una riforma che ha ridotto del 36 % gli aiuti al settore offrendo pagamenti diretti e l'acquisto di quote di produzione agli operatori. 

 

La produzione è in tal modo scesa di circa 5,5 milioni di tonnellate con un conseguente brusco calo dell'export, mentre sono rimaste invariate le importazioni, facendo diventare  l'Europa un importatore netto di zucchero da esportatore netto che era.  

La riforma ha rimodellato la stessa struttura interna del mercato europeo dello zucchero (Figura 6), con la rinuncia alle quote nelle zone meno favorevoli a questa coltura (Mediterraneo ed Europa dell'est) a vantaggio di quelle più produttive (Germania e Francia), mutando anche i flussi commerciali, dato che i paesi con un deficit di produzione non possono più rivolgersi a quelli più produttivi a causa del calo generale della produzione.

La richiesta di bioetanolo derivato dalla barbabietola ha comunque fornito agli operatori una valida opzione per rimanere nel settore, ma numerosi zuccherifici sono stati chiusi.

Il contenzioso è comunque lungi dall'aver termine. Nel 2009 la Commissione Europea ha infatti consentito un'addizionale temporanea per le esportazioni fuori dalle quote di zucchero agli stati membri per 0,5 milioni di tonnellate, in considerazione dell'aumento della produzione europea 2009/10, superando così i limiti imposti dalla WTO.
La decisione ha nuovamente suscitato le ire di Australia, Brasile e eThailandia che ne hanno chiesto l'immediato ritiro ritenendola in contrasto con le regole della WTO.

I produttori europei di zucchero ricevono comunque tuttora abbondanti sussidi per le esportazioni fuori dall'Unione e non solo. Nel 2008 l'UE ha speso 475 milioni di euro per mantenere alti i prezzi artificialmente, oltre a 1,3 miliardi di euro per ristrutturare il settore, tramite abbondanti rimborsi ai produttori, un sistema che distorce le dinamiche di mercato e la concorrenza e fa sì che lo zucchero in Europa venga venduto da 20 anni al doppio del prezzo medio mondiale, e che si presta inoltre a frodi di ogni genere.

Le coltivazioni europee di barbabietole si estendono per un milione di ettari, con una produzione di circa 16,7 milioni di tonnellate di zucchero e un fatturato di sette miliardi di euro. Il settore si presta quindi a manovre illecite, al punto che dal 2005 al 2008 le irregolarità accertate (una minima parte) sulla concessione di sussidi hanno raggiunto i 67 milioni di euro.

I produttori europei sono da parte loro in stato di agitazione e chiedono con forza all'UE ulteriori aumenti nelle quantità di esportazioni consentite per poter smaltire gli eccessi di produzione.

La situazione è particolarmente difficile in Italia, dove i rappresentanti della filiera bieticolo-saccarifera hanno in questi giorni manifestato a Roma affinchè il governo rispetti gli impegni presi  per reperire gli 86 milioni di euro (anni 2009-2010) che la Commissione europea ha già autorizzato a spendere come aiuti nazionali, fondi giudicati indispensabili per la sopravvivenza dei produttori agricoli, degli stabilimenti e di un indotto che dà lavoro a migliaia di persone. 

La guerra per quello che alcuni chiamano già "oro bianco" o "oro verde" sembra quindi destinata a durare ancora a lungo.

                                                   Luca Deaglio

Commenti

Comments are now closed for this entry