(Russia, Iran, Qatar)

Alla fine di ottobre, a Teheran, si sono riuniti esponenti di Russia, Iran e Qatar con l'obiettivo di gettare le basi per una prospettica (ma non lontanissima) organizzazione del settore, sulla falsa riga dell'OPEC petrolifera.

Apparentemente è una notizia "scivolata" via fra le pieghe dei mass media, concentrati sui grandi svarioni borsistici e i loro annessi e connessi. Si tratta invece di un elemento da tenere nella massima considerazione per diverse implicazioni, non ultime quelle internazionali, in un gioco di intrecci, che indirettamente, coinvolgeranno anche la politica estera del nuovo Presidente USA.

Andiamo con ordine. Nel giugno scorso si diffuse la notizia che vi era l'intenzione di utilizzare il gasdotto "Nabucco" per trasportare gas dall'Asia centrale e dall'Iran, transitando prima sul suolo iraniano (Figura 1) e poi attraverso la Turchia fino in Europa. Tale linea avrebbe "aggirato" la Russia, ma utilizzando gas iraniano avrebbe provocato l'irritazione degli USA: l'amministrazione Bush non è infatti mai riuscita a costruire relazioni serene con questo Paese. Il progetto Nabucco, particolarmente sostenuto da iniziative turche (Figura 2), risponde alla considerazione che il consumo di gas da parte dell'Europa continentale, finalizzato alla produzione di energia, aumenterà considerevolmente nell'immediato futuro.

Pare che l'Europa abbia consumato 500 miliardi di metri cubi (mmc) di gas nel 2007, di cui 300 importati e solo 200 autoprodotti. Secondo il progetto Nabucco, il consumo europeo di gas dovrebbe salire a 700 mmc, ma la produzione continentale scenderà a 100 mmc, con la necessità di importare ogni anno 600 mmc. Fonti a sostegno di questo progetto precisarono che Nabucco non è un acquirente di gas, ma lo trasporta agli acquirenti europei, prelevandolo da chi lo vuole vendere. Si calcola che l'Iran disponga di giacimenti pari a circa 25-30 trilioni di metri cubi, di cui oltre il 60% sembrerebbero del tutto incontaminati da ogni sfruttamento economico. Nel marzo 2008 una ditta svizzera ha firmato un contratto per l'acquisto di 5,5 mmc di gas all'anno per 25 anni a partire dal 2010.

Per comprendere l'importanza del problema, citiamo una notizia di inizio dicembre, secondo la quale, per la sola Italia, la bolletta energetica 2008 (cioè l'acquisto esterno di fonti di energia) potrebbe salire a 56 miliardi di euro, con un balzo di circa 10 miliardi di euro rispetto al 2007 (Figura 3). Di tale aumento è certamente colpevole il petrolio, la cui specifica bolletta 2008 è salita a 31,5 miliardi di euro (contro i 26,5 del 2007), ma nel grafico di Figura 2 si evidenzia che l'impatto dell'import petrolifero sulla bolletta nazionale è oggi molto inferiore al contributo del precedente rincaro, a cavallo fra anni '70 e anni '80. Il che corrisponde ad un maggior utilizzo di altre risorse energetiche, di cui il gas naturale è sicuramente la principale.

Torniamo al tema gas: il progetto Nabucco, che implicava anche l'ipotesi futura di altri bracci del gasdotto, per esempio attraverso il punto più stretto del Mar Caspio (al fine di attingere direttamente dai giacimenti di Kazakistan e Turkmenistan), ha insinuato un po' di apprensione presso i responsabili russi. La Gazprom, il gigante del settore, si sarebbe affrettato ad elaborare un progetto di una pipeline parallela al Nabucco.

Il tema dell'approvvigionamento di gas all'Europa è di primaria importanza, non solo per i risvolti prettamente economici, ma anche in termini di politica internazionale.
Poter “ricattare” l’Europa continentale sul tema degli approviggionamenti energetici è un tassello irrinunciabile nel disegno ambizioso di Putin, che ormai oltre ogni evidenza punta alla costruzione della Santa Madre Russia (in pratica, un progetto zarista in chiave moderna).

A tal fine la Russia sta muovendosi su diversi fronti. Dapprima su quello economico: a settembre la Gazprom ha accettato di pagare il gas turkmeno 100 USD ogni 1.000 metri cubi, anziché 65 (prezzo in corso), pur di non perderne il controllo quasi monopolistico. Successivamente la stessa Gazprom ha annunciato il controllo del gasdotto che dall’Iran va verso l’Armenia, mentre il Governo russo dovrebbe entrare nel progetto della pipeline che, sempre dall’Iran, si dirigerà ad Est verso Cina ed India.

Ed ecco che entriamo in terreno di politica internazionale. Quest’ultimo gasdotto, dall’Iran verso est, dovrebbe attraversare zone pakistane e poi indiane, insinuandosi nella disputa territoriale per il controllo del Kahsmir, ormai cronica fra questi due Paesi, e nell’atmosfera di nervosismo seguita agli attentati di Mumbay.

Oltre ad un maggior coinvolgimento economico, la Russia sta quindi giocando una complessa ed impegnativa azione diplomatica, i cui obiettivi sono da un lato il condizionamento energetico dell’Europa e dall’altro la creazione di relazione molto strette e serene con l’Iran che, sul piano geografico, si trova in posizione strategica, cioè proprio al centro degli scambi.

Ma la mossa cardine della Russia sul tema gas naturale è costituita proprio dalla riunione di Teheran dove i rappresentanti russi hanno incontrato quelli di Iran e Qatar, cioè dei tre Paesi che dispongono, insieme, del 60% delle riserve mondiali di gas. Il summit si è proposto di impostare una cooperazione finalizzata alla costituzione di un cartello del gas, analogo all’Opec del settore petrolifero.

A parte i tre Paesi citati, altre Nazioni potrebbero aderire al cartello del gas (Figura 4), dal Sud Est asiatico alle coste africane del Mediterraneo (più Nigeria), fino al Sud America (Venezuela e Bolivia). A colpo d’occhio, si tratta di Paesi non particolarmente vicini agli USA, particolare non indifferente negli equilibri internazionali cui dovrà puntare Obama.

Tuttavia la creazione di un cartello del gas pare tecnicamente meno semplice di quello del petrolio. Innanzi tutto perché non esiste un mercato mondiale dove viene venduto, con prezzi efficienti e trasparenti (fa eccezione il gas naturale liquefatto, che costituisce però una parte davvero minima delle forniture). Inoltre consegnare gas o petrolio comporta delle notevoli differenze tecniche e logistiche e, di conseguenza, economiche nei contratti. Il petrolio lo si può consegnare in barili, il gas necessita di un gasdotto, che comporta cantieri aperti per lunghi anni. In attesa del varo di un cartello del gas vero e proprio, la Russia ufficialmente si accontenta di aver creato, come è stata chiamata nella conferenza stampa al seguito del summit di Teheran, una “troika del gas”, cioè un impegno dei tre Paesi citati ad incontrarsi tre o quattro volte all’anno per fare il punto della situazione sul mercato del gas.

In realtà l’obiettivo “politico” della Russia potrebbe essere più sottile, ovvero quello di controllare egemonicamente il mercato delle forniture di gas all’Europa, piuttosto che consentire ad altri Paesi (Iran in primis) di rifornire direttamente il Vecchio continente. Inoltre l’obiettivo della russificazione dell’Europa, che è chiaramente nel mirino di Putin, verrebbe “impreziosito” dalla chicca di ostacolare l’eventuale riavvicinamento fra l’Iran ed il nuovo corso statunitense in tema di politica estera.

                                                 Carlo Crovella

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