Lvmh (Louis Vuitton), il colosso del lusso, ha acquisito una partecipazione del 75% in Royal Van Lente, la società olandese che produce i "mitici" yacht Feadship, di lunghezza mai inferiore ai 50 metri.
Questa notizia apparentemente marginale si è insinuata nelle cronache d'agosto, tra le cannonate del Caucaso.

Va aggiunto che gli yacht Feadship sono prodotti per una clientela molto, molto esclusiva e non ne vengono varati mai più di due l'anno.
L'entrata di Lvmh nel settore degli yacht è segno d'una ulteriore estensione della piattaforma del lusso, le cui attuali sfaccettature comprendono beni che vanno dalle borsette agli orologi, dai profumi ai telefonini.

La ricchezza difficilmente conosce confini e le multinazionali del lusso, di cui Lvmh è l'esempio mondiale più importante, sono spinte all'estensione in nuovi settori proprio dalle incertezze della congiuntura e dalla relativa debolezza della domanda di beni di consumo.
Anzi, più la congiuntura mondiale scricchiola e più tali colossi si spostano verso i piani alti dei vari business. Infatti, mentre la fascia intermedia potrebbe primo o poi essere risucchiata nel gorgo della contrazione di consumi, connessa all'accentuarsi della recessione, questo tipo di clientela pare al di sopra di qualsiasi umana preoccupazione. Sono i nuovi ricchi mondiali, i milionari russi, gli sceicchi arabi, i magnati asiatici.

L'attenzione delle maisons del lusso verso i superyacht, induce ad approfondire la conoscenza delll'intero settore della nautica, che pare uno dei pochi in crescita anche in questi ultimi tempi  piuttosto grigi sul fronte economico. Il fenomeno non sembra limitato da vincoli geografici o economici: la produzione è in crescita in tutte le principali aree, ma l'Italia dà prova di capacità di guadagnare nuovi spazi di mercato in modo più che proporzionale.
Infatti se osserviamo la propensione nazionale alla nautica, misurata in termini di imbarcazioni da diporto ogni mille abitanti (Figura 1), si nota che l'Italia (7 unita) è ben lungi da essere un paese di navigatori. L'andar per mare è invece lo sport nazionale dei Paesi Scandinavi con l'eccezione della Nuova Zelanda e, un po' distanziati, di USA, Australia e Croazia..

Se ci spostiamo dagli utilizzatori ai produttori di natanti, il discorso si modifica. Secondo l'Ucina (Unione Nazionale Cantieri e Industrie Nautiche e Affini), il preconsuntivo della produzione italiana 2007 (Figura 2) è balzato a oltre i 3.300 milioni di Euro di controvalore. La crescita della produzione sul 2006 è quindi risultata pari al 12%, valore ragguardevole, ma in leggera frenata rispetto al tasso di crescita 2006 su 2005 (18%). Questo trend si collega al "deludente" tasso di crescita delle piccole e medie imbarcazioni ("solo" +5%), mentre pare in espansione, al di là di ogni condizionamento recessivo, il settore dei superyacht, i cui ordini sono aumentati del 23%.

L'elemento di spicco è costituito dal fatto che l'Italia è leader nella produzione dei superyacht, le grandi imbarcazioni di lusso, in qualche caso a vela , ma  in gran maggioranza dotate di due o più motori, che per potenza consentano una navigazione planante anche quando lo yacht è di lunghezza considerevole: su una produzione totale di 777 imbarcazioni (di cui 718 a motore e 59 a vela), nel 2007, 347 (45%) sono costruite in Italia
(Figura 3).
L'Italia ha superato i precedenti leader mondiali, cioè gli Stati Uniti, nel corso dell'anno 2000. Nel 1999, la produzione italiana di superyacht si "limitava" a 70 unità, ma con il giro di boa del millennio, si salì a 100 pezzi annui. A parte il consolidamento della nostra produzione in cima alla classifica, è interessante notare che, nei primi dieci, sono entrate da qualche anni sia Taiwan (sesta con 44 unità prodotte) che la Cina (decima con 13 unità).
Per comprendere l'importanza economica dello specifico business dei superyacht, occorre confrontare la precedente tabella con quella della produzione complessiva di unità da diporto (Figura 4): gli Stati Uniti fanno la parte del leone a livello mondiale, ma anche in campo europeo vi sono altri paesi che ci sopravanzano: Francia, Germania e Polonia, per esempio, dove la produzione è sostanzialmente concentrata negli altri subsettori dei battelli pneumatici e delle imbarcazioni di piccole dimensioni.

 

Va sottolineato che il settore nautico nel suo complesso si estende anche oltre la produzione di natanti (a loro volta suddivisi in imbarcazioni a motore, a vela e battelli pneumatici) e comprende i motori e gli accessori. Proprio negli ultimi tempi sta nascendo un settore, per ora chiaramente embrionale, di "servizi after sale", successivi alla vendita. Una delle ultime novità in tale direzione è costituita dall'assistenza in mare da parte dei tecnici del cantiere a imbarcazioni in panne. In pratica, i tecnici partono a bordo di idrovolanti e possono raggiungere in tutto il Mediterraneo il cliente in difficoltà.

Comprendendo tutti questi business paralleli ed intrecciati, il fatturato totale della nautica italiana è salito a 6.000 mld di Euro nel 2007 (erano 5.200 nel 2006:  +15%).
E' chiaro che la posizione di leader produttivo che vanta l'Italia nel settore dei superyacht sottolinea la particolare importanza di questa linea produttiva, evidenza peraltro confermata dalla sensibile presenza di tali natanti (107: +18%) nell'imminente Salone della Nautica che si svolgerà a Genova in ottobre.

Tutto ciò porta allo sviluppo di altre attività terziarie.
La prima è il leasing nautico, in continua e sensibile crescita (Figura 5) con un volume d'affari che ha raggiunto i 3.100 milioni di Euro nel 2007, pari al 6,3% del totale stipulato dal settore leasing italiano. Il fenomeno trae origine nelle particolari tecnicalità normative che consentono dei risparmi fiscali (specie sul fronte dell'IVA) rispetto all'acquisto. Analizzando lo spaccato del leasing nautico per classi di imbarcazione (Figura 5, in basso) si constata che in realtà tale strumento è maggiormente utilizzato per barche di lunghezza media (40% per la classe entro i 24 metri). Tuttavia lo strumento viene sempre più spesso utilizzato anche dagli acquirenti dei mega yacht (potenzialmente non bisognosi di farsi finanziare) proprio per le opportunità di risparmio fiscale.

Per quanto riguarda il settore dei charter, occorre premettere che da tempo non è necessario essere proprietari di un natante per potersi fare una vacanza in barca. La novità degli ultimi tempi è che tale settore si sta estendendo anche alle dimensioni dei superyacht. La destinazione  ad uso commerciale dei mega yacht influenza però la loro produzione, anche nelle fasi di progettazione e costruzione, visto che i natanti devono assolutamente rispettare le norme tecniche contenute nei regolamenti di sicurezza che, in tutti i modi, fanno capo all'IMO (International Marittime Organisation).

Spulciando fra i risultati di un'indagine condotta da Fraser Yachts, una delle più importanti società mondiali in  fatto di servizi offerti in questo specifico settore, si verifica che la composizione della flotta mondiale dei superyacht consta di 847 unità, di cui 197 a vela e 650 a motore (Figura 6).
Mentre il segmento dei 24-40 metri va considerato stabile, è in sensibile aumento la domanda di motor yacht  oltre i 50 metri ed in particolare di quelli oltre i 70 metri.
Anche la categoria dei grandi yacht a vela vede aumentata la richiesta, poiché essi abbinano elevate prestazioni tecniche ad un comfort degno delle suite dei più prestigiosi hotel internazionali.
A tal proposito, la Figura 6 riporta anche la statistica sui costi medi di noleggio dei mega yacht (e relativo fatturato aggregato). Possiamo dire che per sentirsi emuli di Abramovich o Briatore, anche solo momentaneamente, la barriere all'entrata non sono proprio bassissime!

                                                 Carlo Crovella

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