Il successo del settore crocieristico

Malgrado la forte concorrenza delle linee aeree e dei treni ad alta velocità e la crisi economica diffusa, l’industria delle crociere continua ad attirare una clientela affezionata e addirittura a mostrare una crescita costante.

Il recente rapporto “World Cruise Ports and Shipping” pubblicato dalla società di consulenza di mercato inglese Ocean Shipping Consultants delinea un futuro roseo per il settore crocieristico degli anni a venire. La crescita sarà notevole nel periodo che arriva fino al 2025, con una domanda che salirà dai circa 20,9 milioni di passeggeri nel 2012 a circa 24 milioni nel 2015, 29,7 nel 2020 e addirittura 36,4 nel 2025 (Figura 1). Il valore dell’intero settore a livello mondiale è stimato al momento a circa 36,2 miliardi di dollari, con il 2013 che dovrebbe far registrare un aumento del 4,5% rispetto al 2012.

Il Nord America continuerà a fare la parte del leone sia per numero di passeggeri che di operatori, ma Europa e Asia-Pacifico dovrebbero registrare anch’esse una forte espansione (Figura 2) con conseguenze positive per l’intero settore e l’indotto ad esso collegato.

La distribuzione delle flotte mondiali è estremamente squilibrata, in quanto i vascelli di piccola categoria con meno di mille posti letto rappresentano il 51% del totale, ma solo il 14,4% della capacità complessiva. Allo stesso tempo, i grandi vascelli con 2000 o più posti letto dominano in termini di capacità di passeggeri, toccando il 62%, essendosi le commesse da parte degli armatori negli ultimi anni concentrate soprattutto su questa categoria (Figura 3).

Le flotte di navi mondiali sono in prevalenza registrate sotto le cosiddette bandiere di comodo (Flags of Convenience): ben 238 dei vascelli esistenti, approssimativamente il 64% del totale battono bandiera delle 28 nazioni che rientrano in questa categoria, per esempio Panama, Cipro, Cambogia e Malta. Solo il 19% batte bandiera di paesi dell’Europa occidentale, ancor meno quelle nordamericane. I bassi oneri di registrazione, la bassa tassazione e la libertà dalle leggi sul lavoro e la sicurezza, sono i fattori che determinano questa scelta discutibile.

Il settore è dominato da un relativamente piccolo numero di linee: i primi 15 operatori rappresentano infatti quasi l’80% della capacità totale di passeggeri, i top 5 (Royal Caribbean Cruises Ltd, Carnival Cruise, Princess, Costa e Norwegian Cruise Line) da soli arrivano al 49%. Se poi viene incluso il tonnellaggio complessivo delle diverse linee di crociera, la concentrazione della proprietà risulta ancora maggiore, con i primi tre “giganti” che rappresentano il 73% della capacità totale delle flotte.

Per quanto riguarda le mete di destinazione, i Caraibi, in particolare le Bahamas, restano largamente al primo posto, seguite dal Mediterraneo che negli ultimi anni ha avuto una forte crescita nella domanda mondiale, grazie alla varietà della sua offerta, con Italia e Spagna al vertice sia negli arrivi che nelle partenze. Il Regno Unito è terzo per passeggeri imbarcati, mentre Grecia, Francia e Norvegia sono le altre mete più richieste. Proprio il nord Europa, grazie anche al mercato americano, ha recentemente registrato le più forti impennate nel settore. Ma è soprattutto la zona Asia-Pacifico ad essere in forte espansione, grazie alle performance economiche di numerosi paesi che vi fanno parte, Cina in primis ma anche Singapore e Hong Kong.

A livello globale, le crociere continuano ad avere grande successo nel nord America, dove nel 2012 si sono imbarcate circa 10,74 milioni di persone, dopo che la crisi economica aveva provocato un leggero calo soprattutto nel 2008 e nel 2009.
La Florida è il centro delle crociere statunitensi, con i suoi tre principali porti (Miami, Fort Lauderdale e Port Canaveral) che sono anche i primi tre porti mondiali (Figura 4). Nei porti europei si sono imbarcati 5,7 milioni di passeggeri nel 2012, il 2,5% in più rispetto al 2011 e addirittura il doppio del 2005.

Come si può intuire, l’impatto economico dell’attività crocieristica su un porto è significativo, e forti sono le differenze fra un porto-scalo e un home port (porto d’origine), per quanto il numero di passeggeri sia in sostanza simile. L’impatto diretto su un singolo porto deriva da tre fonti, vale a dire le spese dei passeggeri, le spese dell’equipaggio e le spese delle linee di crociera.
Le autorità portuali e i governi regionali e nazionali sono ovviamente consapevoli del sempre maggiore potenziale economico del settore e tendono dunque a favorire le attività crocieristiche, creando a volte casi problematici come quello evidenziatosi recentemente nella laguna di Venezia, e la competizione è diventata serrata.

Per quanto riguarda la costruzione vera e propria di navi, l’industria cantieristica europea resta ai vertici, per quanto la crisi economica non abbia risparmiato il settore, con la conseguente forte minaccia ancora una volta proveniente dall’Asia.
Il settore riparazioni vede invece primeggiare gli Stati Uniti, seguiti dall’Europa occidentale, che si distingue però per i lavori più specialistici ed impegnativi. I prezzi delle navi sono rimasti stabili nella prima parte degli anni 2000, per poi salire drammaticamente fino al 2009 in seguito a un vero e proprio boom di nuovi vari. Da allora i prezzi hanno però ripreso a scendere tornando all’incirca ai livelli del 2006.

Il volume totale mondiale di passeggeri che, come detto, è previsto in forte rialzo, porterà di conseguenza ad un aumento della capacità che dovrebbe salire  dalle attuali 464.000 posti letto a 866.000 nel 2025. Considerando la vita media di una nave e la tendenza a costruire scafi sempre più grandi, il numero di nuove imbarcazioni  (Figura 5) che si prevede saranno necessarie per soddisfare la domanda futura sarà di circa 5 nel 2014 e di 9-13 fino al 2025, con un conseguente aumento degli investimenti fino a 49 miliardi di dollari alla fine del periodo considerato.

Il nostro paese sta beneficiando già ora di questo trend positivo: il 2013 dovrebbe chiudersi con una crescita del +5,1 per cento rispetto al dato registrato lo scorso anno (circa 11,4 milioni contro circa 10,9 milioni); il settore è il primo in Europa per contributo diretto sull’economia, con un valore di 4,5 miliardi di euro, e con un’incidenza di oltre il 28% sul contributo diretto dell’intero continente ed è anche leader europeo per numero di posti di lavoro, volume retributivo e ordini di nuove navi.
Ben quattro porti sono sopra quota un milione di passeggeri, vale a dire Civitavecchia, Venezia, Napoli e Genova. Civitavecchia è seconda in Europa e quinta assoluta nel mondo.

                                                 

Commenti