Il problema delle mafie è presente in quasi tutti i Paesi Europei e del Mondo. A questo proposito, è interessante tracciare un'analisi sulle merci che contribuiscono in maniera significativa ai profitti di queste organizzazioni: gli stupefacenti.

Molto spesso, quando si affronta il problema della legalità all'interno dei Paesi sviluppati, ci si concentra solo sulla situazione interna senza comprendere il funzionamento dell'intero sistema.

Cominciamo elencando le "materie prime" che appartengono a questo settore illegale dell'economia:

1) l'oppio, usato anche in medicina con preparati come la morfina a scopo antalgico; il prodotto illegale più conosciuto ottenuto dall'oppio è l'eroina, considerata la droga che porta più dipendenza e più danni fisici-mentali (Figura 1);

2) la cocaina, ottenuta dalle foglie della pianta Erythroxylum Coca, per lo più diffusa in Sud America. Da sempre considerata una droga per ricchi, negli ultimi 15 anni il suo prezzo ha subito ribassi molto forti, i quali l'hanno fatta diventare accessibile anche alle classi medio-basse;

3) la cannabis, anche conosciuta come marijuana, inserita fra le cosiddette droghe leggere, in alcuni Paesi ha un consumo regolamentato dalla legge;

4) altri come anfetamina, chetamina, ecc. nascono come farmaci e sono usati in maniera e dosi improprie come stupefacenti.

Incominciamo dall'oppio: il maggiore produttore è sicuramente l'Afghanistan (Figura 2) con il 93% delle coltivazioni mondiali; durante il regime dei talebani la produzione era stata quasi azzerata, ma dopo la guerra, ai contadini non rimaneva molta scelta, vista la grave crisi economica, e quindi ricominciarono una coltivazione intensiva.
Nel 2007 l'Afghanistan ne produceva 8200 tonnellate, con un valore dell'export di circa il 53% del PIL afgano.
L'altro Paese degno di nota è il Myanmar, con una produzione di 460 tonnellate nel 2007.

Per avere un idea del giro di affari illegali di cui stiamo parlando, si può osservare la differenza fra il Farm-Gate Price (FGP),cioè il valore della merce quando esce dalla azienda agricola che lo produce, e il prezzo praticato nei mercati al dettaglio: in Afghanistan, nel 2007 si ha un FGP di 111 $/kg, in Italia nello stesso anno il prezzo al grammo era di 66 $ (66 000 $/kg), senza contare il fatto che la merce al dettaglio non è mai pura, ma viene mescolata con altri ingredienti così da aumentare i profitti.

Passando alla cocaina, il quadro è completamente diverso: i maggiori produttori sono in ordine Colombia, Perù e Bolivia. La produzione nel 2007 ammontava a circa 300 mila tonnellate.
Le cifre sull'impatto sulle economie locali sono meno mostruose rispetto a quelle afgane, ma comunque risultano essere molto gravi: in Colombia il FGP della cocaina rappresenta il 5% del settore agricolo. Bisogna tener conto, però, che le statistiche su questo settore a volte sono all'oscuro di  rilevanti importi di "denaro sommerso", quindi si può stimare che questa quota arrivi al 10% e oltre.

 

L'aspetto più interessante della cocaina riguarda l'andamento dei prezzi al dettaglio (Figura 3): in America, nonostante la vicinanza geografica, il prezzo è tenuto alto dalle organizzazioni di racket. Nonostante ciò, si è avuto dal '90 al 2006 un crollo da 285 $/gr a 94 $/gr (solo nel 2007 c'è nuovamente stato un incremento sino a 119 $).

Guardando invece l'andamento medio in Europa, si vede che il livello dei prezzi è sempre stato al di sotto di quello americano; ci sono diverse ipotesi per spiegare ciò: domanda più scarsa, polizia meno efficiente o canali di trasporto più garantiti.
Inoltre si notano differenze di prezzo ampie fra i Paesi Europei dovuto al fatto che alcuni hanno vie di smercio più consolidate (Olanda, Portogallo e in parte la Spagna).

Per quanto concerne la cannabis, invece, si nota come la coltivazioni di questo stupefacente siano diffuse in tutto il globo (Figura 4), il 55% proviene dalle Americhe, seguito dall'Africa con il 22% (in totale circa 42 mila tonnellate nel mondo).

La cannabis rimane la droga più diffusa sia come superfici coltivate sia come numero di consumatori.
Le statistiche disponibili sui prezzi sono quelle al dettaglio e all'ingrosso nei Paesi di destinazione (Figura 4).
Considerando l'Austria uno dei Paesi Europei con il prezzo al dettaglio medio minore, 4,4 $/gr, abbiamo in corrispondenza un prezzo all'ingrosso di 1069 $/kg; facendo un rapido calcolo si ha su un kg di merce un profitto di circa 300%, ciò non contando l'impurità della merce, che come detto prima ne aumenta il guadagno e l'aver preso in considerazione un Paese dove il business è meno conveniente rispetto ad altri.

Le altre tabelle  riguardano il consumo di oppiacei(Figura 5), cocaina (Figura 6) e cannabis (Figura 7) e sono interessanti per capire come è strutturato il consumo degli stupefacenti nel mondo.

Una conclusione che viene naturale esaminando i dati è la seguente: il business qui descritto è altamente dannoso per le economie locali e per i loro governi, in balia dei narcotrafficanti che instaurano veri e propri feudi di potere; inoltre sono produzioni che ledono visibilmente la salute dei consumatori.
Lo sforzo di contrastare questo settore buio dell'economia con mezzi tradizionali si è rivelato finora fallimentare e anche se ha avuto successo per qualche tempo, i margini a disposizione delle organizzazioni criminali sono così alti che queste uscirebbero intatte da qualunque azione di contrasto.

L'unica soluzione che sembra possibile è aggredire il problema "a valle", costruendo condizioni sociali di vita per le persone che inducano a diminuire il bisogno al ricorso di stupefacenti. Forse l'uscita da questa crisi mondiale in cui siamo sommersi passa proprio dall'affrontare, nel medio-lungo termine, problemi che fino a d'ora, in un periodo di crescita spensierata e frenetica, sono rimasti ignorati.

                                                      Alan Vartuli

 

 

 

Commenti

Comments are now closed for this entry