Vi sembra possibile che i preziosi e nobili diamanti rendano meno dei metalli ferrosi e del fosfato? Oggi è così.
E la conferma viene da alcune compagnie di diamanti come la Flinders diamonds, diventata Flinders mines, e della Sierra Leone diamonds, divenuta Africa minerals che, non trovando più profittevoli i diamanti (Figura 1), sono passate all'estrazione di metalli che si sono maggiormente apprezzati negli ultimi anni.

Tra questi i metalli ferrosi, i cui prezzi si sono moltiplicati negli ultimi due anni, e il fosfato utilizzato per la produzione di fertilizzanti. Se guardiamo però a minerali più pregiati come oro e argento, il discorso non cambia.
Prendendo come anno di riferimento il 2002 e confrontando l'andamento dei prezzi, scopriamo come il livello di oro e argento (Figura 2), seppur in calo nell'ultimo periodo a causa della crisi, è di molto superiore a quello dei diamanti - sia che si tratti materia prima grezza che di indice complessivo.

Restringendo l'orizzonte temporale, i diamanti si sono deprezzati del 3% negli ultimi 3 anni e del 15% se consideriamo solo gli ultimi 12 mesi (Figura 3).
Sono lontani i tempi in cui l'investimento in diamanti era paragonato a quello in BOT. Quali le cause della crisi del mercato dei diamanti?
La domanda è in calo.
Il 19 marzo scorso il Consiglio Superiore del diamante (Hrd) di Anversa ha reso noti dati allarmanti.
Le esportazioni di diamanti grezzi sono precipitate del 65,6% a 8.73 milioni di carati nei mesi di gennaio e febbraio e le importazioni di diamanti grezzi hanno subito allo stesso tempo un crollo pari al 43,6% a 12,9 milioni di carati. I grandi marchi come Bulgari, Tiffany e Cartier hanno diminuito gli ordini: alla fiera di Basilea di marzo 2009 si è registrato un calo tra il 30 e il 60%.

Quali le conseguenze a livello macro? Miniere chiuse, società in bancarotta, interi Paesi in ginocchio e, come già visto, prezzi in calo.
La De Beers - primo produttore mondiale di diamanti controllato al 45% dal gruppo minerario Anglo American - ha bloccato la produzione nelle miniere del Botswana. Gli effetti in questo Paese - maggiore produttore di diamanti con 10-12 miliardi di euro nel 2007 e dalla cui estrazione e commercializzazione dipendono 1/3 del Pil e 4/5 delle entrate dal cambio estero - sono gravi: aumento della disoccupazione, disordini sociali e riduzione del 50% delle entrate nelle casse dell'erario.
In India, dove la città di Surat viene considerata la Mecca del taglio dei diamanti, centinaia di laboratori hanno

chiuso e stanno licenziando il personale (solo a novembre 2008 sono stati100.000 i lavoratori disoccupati vittime della riduzione del personale del settore del taglio dei diamanti).

In Belgio, ad Anversa - centro dove viene negoziato l'80% delle transazioni mondiali e passa la metà dei diamanti tagliati - la situazione non è certo migliore. A maggio 2009 il settore diamantifero di Anversa ha ottenuto sussidi per 1 miliardo di euro in due anni per rifinanziarsi e mantenere intatte strutture e prestigio.
L'impegno è stato sottoscritto da alcune banche che si sono dette pronte a soccorrere il settore attraverso prestiti supplementari che possano assicurargli maggiore liquidità.

In Russia Vladimir Putin ha promesso fino a 35 miliardi di rubli (770 milioni di euro) come aiuti di stato all'industria diamantifera russa. 
Alrosa, il monopolista statale del settore, uno dei più grandi del mondo, sarà aiutato nel pagare i debiti con le banche russe e occidentali in questo momento di crisi in cui fatica a sostenere i suoi investimenti.

Qualche segnale incoraggiante, però, si intravede all'orizzonte. È di luglio una lieve ripresa della domanda di diamanti grezzi proveniente non da USA ed Europa, naturalmente, ma da Oriente (India, Russia, Medio Oriente e Cina).
Già, la domanda cinese, indiana e orientale in generale come appiglio per uscire dalla crisi dei diamanti.
E non solo dei diamanti .
Nel primo semestre del 2009 le transazioni con l'estero in questo settore rilevate in Cina dalla Diamond Trading Administration ammontano a 692 milioni di dollari. Le importazioni sono state di 300 milioni con una crescita del 12,7% su base annua.

Nel 2008, dopo Usa e Giappone, la Cina si attesta ai livelli dell'India tra i principali consumatori mondiali di diamanti
(Figura 4). Da diversi anni, inoltre, hanno aperto punti vendita qui non solo imprese specializzate in diamanti provenienti da Belgio, Israele e India, ma anche "aziende top" della gioielleria mondiale come l'americana Tiffany, la francese Cartier e l'italiana Bulgari.  E le dimensioni e il numero dei negozi monomarca aumentano a ritmo sostenuto.

E' anche questo un segnale che la ripresa -  mercato dei diamanti compreso - passerà inevitabilmente da Oriente?

                                              Rocco Paradiso 

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