Nozze d'argento, nozze d'oro, nozze di platino.  Per i matrimoni che compiono 75 anni si è preso come riferimento convenzionale il metallo in questione: se ne deduce che lo si considera "superiore" all'oro, anche se gli Spagnoli, quando lo scoprirono in Sud America, lo chiamarono in realtà "piccolo argento", per l'assonanza cromatica, ma considerandolo inizialmente meno nobile dell'argento.

In effetti, in termini di quotazioni, quelle del platino oscillano sempre su livello leggermente superiore ai prezzi dell'oro. Negli ultimi anni, il platino oltre ad un ruolo di metallo prezioso in quanto tale, ha scoperto anche delle applicazioni industriali. In particolare nelle marmitte catalitiche, dove in ogni catalizzatore viene immagazzinato circa un grammo di platino. La prospettiva di maggior utilizzo industriale in tale settore apre delle considerazioni molto interessanti sui movimenti futuri dei prezzi del platino.

Il trend delle quotazioni del platino
(Figura 1) ha seguito, negli ultimi anni, le impostazioni generali delle commodities  e dell'oro in particolare: complessiva salita fino ai massimi di fine inverno 2008 (2.275 dollari per oncia) e crollo dall'estate in poi al seguito dell'emergere della crisi finanziaria e del quadro di severa recessione.

Il platino, schiacciato anche della violentissima crisi che ha investito il settore automobilistico è così sceso fino a minimi di 765 dollari/oncia (novembre '08, -65% dai massimi), ma si è poi ripreso e, zitto zitto, è riuscito a rimettere il naso sopra quota 1.000 proprio nelle ultime settimane.

Qualcosa è cambiato e merita un approfondimento. Il settore automobilistico continua ad essere in crisi, anzi è nel pieno della stessa, tuttavia si sta concretizzando l'opinione che, proprio per uscire dalla crisi, la via non sarà quella di produrre "più auto", bensì auto "nuove". Ovvero auto più "ecologiche", sia in termini di minori consumi energetici (auto "ibride", a idrogeno, etc) sia in termini di minor impatto sull'ambiente delle emissioni dei gas di scarico. Ecco che tornano prepotentemente alla ribalta le marmitte catalitiche.

L'impulso al maggior utilizzo industriale del platino potrebbe giungere in particolare dallo sviluppo dell'auto cosiddetta fuel cell (a celle combustibili), che vedrebbe nel catalizzatore al platino proprio l'elemento cardine per la produzione di elettricità tramite la reazione fra idrogeno e ossigeno. Analisti del settore (Istituto Frost & Sullivan) si sono spinti a pronosticare un'inarrestabile espansione di tale componente del parco auto mondiale: 120-150.000 veicoli entro il 2020 e addirittura 20-25 milioni di tali auto entro il 2040.

L'intero settore del platino è immediatamente entrato in fibrillazione, facendo rimbalzare le quotazioni, che (dai minimi novembrini) hanno registrato un guadagno del 30% abbondante, risultato significativo specie perché contemporaneo ad un contesto in cui le borse continuano a sgretolarsi senza fine.

 

I produttori di platino si sono rimessi "in moto". La produzione mondiale (Figura 2) assomma (ultimi dati ufficiali: 2007) a circa 230.000 kg, di cui ben 183.000 provengono dal Sud Africa, che quindi controlla da solo l'80% della produzione complessiva. Al secondo posto troviamo, manco a dirlo nell'attuale girandola di commodities energetiche o industriali, la Russia (27.000 kg, pari al 12%), capace anche in questo settore di poter condizionare l'approvvigionamento dell'occidente, specie dell'Europa continentale. Terzo produttore mondiale è il Canada (8.500 kg, 4%), quarto lo Zimbabwe, cioè l'ex Rhodesia, (5.500 kg, 2%), solo quinti gli USA (3.400 kg, 1%), seguiti infine dalla Colombia (1.100 kg, 0,5%).

Basta poco per far due calcoli: se in una marmitta, o meglio nel catalizzatore, viene messo 1 grammo di platino, 25 milioni di auto significano 25 milioni di grammi, cioè 25.000 kg, ovvero circa il 10% in più dell'attuale produzione mondiale, che (oggi come oggi) non è esclusivamente diretta verso questa sola applicazione industriale., che copre una parte importante ma non esaustiva nell'utilizzo del platino.

Il rimbalzo del platino, innescato sulla speculazione della necessità di una prossima auto "verde", si è trasmesso anche alle quotazioni del palladio
(Figura 3), altro metallo prezioso che trova applicazioni nei catalizzatori ecologici (il terzo, in minor misura, è il rodio). Il trend del palladio ha raggiunto i suoi massimi a fine inverno '08 (circa 580 dollari/oncia), crollando dall'estate in poi fino a minimi novembrini di 170 (-70%), salvo rimbalzare fino agli attuali livelli di 215 (+25%).

Il primo impulso della speculazione finanziaria, innescata dalle prospettive dell'auto verde, sembrerebbe però esaurito. Infatti la realizzazione di auto del genere non è proprio dietro l'angolo e l'aumento strutturale della domanda di platino a fini industriali si concretizzerà in tempi abbastanza lunghi.

Pertanto, perché possa continuare il rialzo delle quotazioni del platino (e del palladio al traino) occorre che si esaurisca la recessione in corso e si riaprano delle prospettive di crescita generalizzata, coinvolgendo così anche gli altri settori in cui si hanno applicazioni industriali di tale metallo. Si tratta di settori che sono ben lungi, allo stato attuale, dall'aver svoltato il trend congiunturale: esempi di altre applicazioni operative del platino sono la produzione di gioielli, di contatti elettrici, di componenti informatici, di strumenti di laboratori in generale ed odontoiatrici in particolare e, soprattutto, di applicazioni della medicina, come i pace maker ed i farmaci antitumorali.

Insomma, il platino è per il momento riuscito a trasformare quota 1.000 (dollari/oncia) da "tetto" a "pavimento" delle sue quotazioni. Probabilmente i minimi depressi dello scorso novembre appartengono al passato, ma per ambire a raggiungere altri traguardi (esempio: 1.500) il platino ha bisogno che riprenda a tirare l'economia nel suo complesso.

                                                 Carlo Crovella

Commenti

Comments are now closed for this entry